La Chiesa deve annunciare Cristo, l’Agnello di Dio, non se stessa

Angelus - 15 gennaio 2017
popeSeconda domenica del Tempo Ordinario. Nel Vangelo di Marco, Giovanni Battista “annuncia” Cristo: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra. Un Cristo che non tuona dal pulpito, che non predica una cosa e ne fa un’altra, ma che  si avvicina il più possibile a noi; ne condivide i disagi e i dolori; senza condannare, senza giudicare. Ed il Papa sottolinea proprio questo nell’Angelus di questa mattina, dove chiede una Chiesa che annunci Cristo non se stessa, non con minacce e castighi, non da una posizione di forza con ingiunzioni e comandi,  con polemiche e divisioni ma con quella che Francesco stesso, chiama “la rivoluzione della tenerezza”. Una sfida a viso aperto alla violenza e alla sua logica:

“Cari fratelli e sorelle, buon giorno, al centro del Vangelo di oggi c’è questa parola di Giovanni il Battista: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”. Una parola accompagnata dallo sguardo e dal gesto della mano che indicano Lui, Gesù.”

E così immaginiamo la scena: “Siamo sulla riva del fiume Giordano. Giovanni sta battezzando; c’è tanta gente, uomini e donne di varie età, venuti lì, al fiume, per ricevere il battesimo dalle mani di quell’uomo che a molti ricordava Elia, il grande profeta che nove secoli prima aveva purificato gli israeliti dall’idolatria e li aveva ricondotti alla vera fede nel Dio dell’alleanza, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Giovanni predica che il regno dei cieli è vicino, che il Messia sta per manifestarsi e bisogna prepararsi, convertirsi e comportarsi con giustizia; e si mette a battezzare nel Giordano per dare al popolo un mezzo concreto di penitenza. Questa gente veniva per pentirsi dei suoi peccati, per fare penitenza, per ricominciare la loro vita. Lui sa che il Messia, il Consacrato del Signore è ormai vicino, e il segno per riconoscerlo sarà che su di Lui si poserà lo Spirito Santo; infatti Lui porterà il vero battesimo, il battesimo nello Spirito Santo.”

Ed ecco il momento arriva: “Gesù si presenta sulla riva del fiume, in mezzo alla gente, ai peccatori come tutti noi. E’ il suo primo atto pubblico, la prima cosa che fa quando lascia la casa di Nazaret, a trent’anni: scende in Giudea, va al Giordano e si fa battezzare da Giovanni. Sappiamo che cosa succede  lo abbiamo celebrato domenica scorsa: su Gesù scende lo Spirito Santo in forma come di colomba e la voce del Padre lo proclama Figlio prediletto . E’ il segno che Giovanni aspettava. E’ Lui! Gesù è il Messia. Giovanni è sconcertato, perché si è manifestato in un modo impensabile: in mezzo ai peccatori, battezzato come loro, anzi, per loro. Ma lo Spirito illumina Giovanni e gli fa capire che così si compie la giustizia di Dio, si compie il suo disegno di salvezza: Gesù è il Messia, il Re d’Israele, ma non con la potenza di questo mondo, bensì come Agnello di Dio, che prende su di sé e toglie il peccato del mondo.
Così Giovanni lo indica alla gente e ai suoi discepoli. Perché Giovanni aveva una numerosa cerchia di discepoli, che lo avevano scelto come guida spirituale, e proprio alcuni di loro diventeranno i primi discepoli di Gesù. Conosciamo bene i loro nomi: Simone, detto poi Pietro, suo fratello Andrea, Giacomo e suo fratello Giovanni. Tutti pescatori; tutti galilei, come Gesù.”
Questa scena evangelica ci ricorda Francesco è decisiva per la nostra esistenza cristiana: “Cari fratelli e sorelle, perché ci siamo soffermati a lungo su questa scena? Perché è decisiva! E’ decisiva per la nostra fede; ed è decisiva anche per la missione della Chiesa. Non è un anneddoto. E’ un fatto storico decisivo. La Chiesa, in ogni tempo, è chiamata a fare quello che fece Giovanni il Battista, indicare Gesù alla gente dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Lui è l’unico Salvatore, è Lui, non un altro potente. No. E’ Lui.”
La Chiesa è chiamata ad annunciare il Cristo: “E queste sono le parole che noi sacerdoti ripetiamo ogni giorno, durante la Messa, quando presentiamo al popolo il pane e il vino diventati il Corpo e il Sangue di Cristo. Questo gesto liturgico rappresenta tutta la missione della Chiesa, la quale non annuncia sé stessa, guai quando annuncia se stessa … Perde la bussola, non sa dove va … annuncia Cristo; non porta sé stessa, porta Cristo. Perché è Lui e solo Lui che salva il suo popolo dal peccato, lo libera e lo guida alla terra della vita e della libertà.
La Vergine Maria, Madre dell’Agnello di Dio, ci aiuti a credere in Lui e a seguirlo.”
Dopo l’Angelus il Papa ha ricordato che “oggi si celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, dedicata al tema “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce”. Questi nostri piccoli fratelli, specialmente se non accompagnati, sono esposti a tanti pericoli. E sono tanti! È necessario adottare ogni possibile misura per garantire ai minori migranti la protezione e la difesa, come anche la loro integrazione.”
Ha poi salutato le diverse rappresentanze di diverse comunità etniche convenute in Piazza, in particolare a quelle cattoliche di Roma: “Cari amici, vi auguro di vivere serenamente nelle località che vi accolgono, rispettandone le leggi e le tradizioni e, al tempo stesso, custodendo i valori delle vostre culture di origine. L’incontro di varie culture è sempre un arricchimento per tutti!”
Ringraziamenti anche  per  l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma e quanti lavorano con i migranti per accoglierli e accompagnarli nelle loro difficoltà,  incoraggiando a proseguire in questa opera, e “ricordando l’esempio di santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte” ha esortato a muoversi sull’esempio di questa Suora coraggiosa che dedicò “la sua vita a portare l’amore di Cristo a quanti erano lontani dalla patria e dalla famiglia. La sua testimonianza ci aiuti a prenderci cura del fratello forestiero, nel quale è presente Gesù, spesso sofferente, rifiutato e umiliato. Quanto volte nella Bibbia il Signore ci invita ad accogliere migranti e forestieri, ricordandoci che anche tutti noi siamo forestieri.”
Ha infine salutato i presenti in Piazza augurando la consueta “buona domenica e buon pranzo”. E  come sempre si è congedato con un “non dimenticatevi di pregare per me. Arrivederci!”
Luisa Loredana Vercillo
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