Angelus: cultura di vita risposta a logica di scarto. Cristiani ‘luce’ e sale’ nel mondo

Angelus - 5 febbraio 2017

IMG_1412RADIO VATICANA -“La cultura della vita” sia la risposta “alla logica dello scarto e del calo demografico”: così il Papa stamane all’Angelus, in Piazza San Pietro, nell’odierna Giornata per la vita, celebrata in Italia, in omaggio quest’anno a Madre Teresa”. Poi l’invito a tutti i fedeli ad essere “sale della terra” e “luce del mondo”. Il servizio di Roberta Gisotti

“Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”, il tema della Giornata della vita. Da qui l’auspicio di Francesco, unito ai vescovi italiani, per “una coraggiosa azione educativa”, “perché nessuno sia lasciato solo e l’amore difenda il senso della vita.”

“Portiamo avanti la cultura della vita come risposta alla logica dello scarto e al calo demografico; stiamo vicini e insieme preghiamo per i bambini che sono in pericolo dell’interruzione della gravidanza, come pure per le persone che stanno alla fine della vita. Ogni vita è sacra!”

Poi il ricordo delle parole di Madre Teresa:

“ ‘La vita è bellezza, ammirala; la vita è vita, difendila!’ Sia col bambino che sta per nascere, sia con la persona che è vicina a morire. Ogni vita è sacra!”

Nella catechesi prima dell’Angelus, il Papa – ispirato del Vangelo domenicale – ha rievocato la missione affidata da Gesù nel Discorso della Montagna, ai suoi discepoli, di ogni tempo, “quindi – ha detto – anche a noi”, utilizzando le metafore della luce e del sale. Luce attraverso le opere buone.

“Infatti, è soprattutto il nostro comportamento che – nel bene e nel male – lascia un segno negli altri”

“Abbiamo quindi un compito e una responsabilità per il dono ricevuto:”

“la luce della fede, che è in noi per mezzo di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo, non dobbiamo trattenerla come se fosse nostra proprietà.

“Siamo invece chiamati a donarla agli altri mediante le opere buone”.

“E quanto ha bisogno il mondo della luce del Vangelo che trasforma, guarisce e garantisce la salvezza a chi lo accoglie!”

Donandosi – ha osservato ancora Francesco – la fede non si spegne ma si rafforza, operando come il sale che oltre a dare sapore ai cibi, li preserva dalla contaminazione. Da qui “la missione dei cristiani nella società di dare ‘sapore’ alla vita con la fede e l’amore” e al tempo stesso “di tenere lontani i germi inquinanti dell’egoismo, dell’invidia, della maldicenza, e così via”.

“Questi germi rovinano il tessuto delle nostre comunità, che devono invece risplendere come luoghi di accoglienza, di solidarietà e di riconciliazione”.

Quindi il monito:

“bisogna che noi stessi per primi siamo liberati dalla degenerazione corruttrice degli influssi mondani, contrari a Cristo e al Vangelo; e questa purificazione non finisce mai, va fatta continuamente. Va fatta tutti i giorni”.

E, l’invito ad agire nel proprio ambiente quotidiano:

“perseverando nel compito di rigenerare la realtà umana nello spirito del Vangelo e nella prospettiva del regno di Dio”.

Infine l’invocazione alla Madonna

“La nostra Madre ci aiuti a lasciarci sempre purificare e illuminare dal Signore, per diventare a nostra volta “sale della terra” e “luce del mondo”.

Nei saluti finali, un incoraggiamento speciale “a tutti quelli che lavorano per la vita, i docenti delle Università romane e quanti collaborano per formare le nuove generazioni”, perché “siano capaci di costruire una società accogliente e degna per ogni persona”.

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