Il Papa riceve le popolazioni colpite dal terremoto: “Ricostruire i cuori ancor prima delle case”

Attualità - 5 gennaio 2017

imageILSISMOGRAFO – Oggi, in Aula Paolo VI, il Santo Padre ha ricevuto le popolazioni colpite dal terremoto delle regioni del centro Italia (Lazio, Umbria, Marche) lo scorso agosto e ottobre. Erano presenti anche i vescovi e sacerdoti delle diocesi coinvolte dal sisma. Dopo aver ascoltato le due testimonianze (Raffaele Testa e don Luciano Avenati, parroco di sant’Eutizio in Preci) il Santo Padre ha pronunciato un discorso a braccio di cui riportiamo una breve sintesi qui:


«Ho scritto qui le due testimonianze ascoltate e ho segnato le cose che più mi hanno colpito e vorrei partire da queste. Una parola che ritorna è quella di “ricostruire”. Ricostruire i cuori ancor prima delle case, ricostruire –ha detto don Luciano- il tessuto sociale e umano. Ricostruire, mi viene in mente, un uomo incontrato nella mia visita nelle vostre zone che mi ha detto che per la terza volta avrebbe ricostruito la sua casa, ecco ricostruire con il dolore ma non fermarsi mai, non farsi vincere dalle ferite del cuore, che ci sono. I cuori sono feriti perché avete perso le vostre case, i vostri cari, ma ricostruire i cuori non è solo ottimismo, non c’è ottimismo qui, c’è la speranza perché l’ottimismo non ha sostanza, serve solo per il momento, per ricostruire serve la speranza. Raffaele ha parlato delle mani, quelle servono per ricostruire, quando ha ricordato della notte del terremoto, di quando ha preso dal letto i bambini, e li ha poi lasciati nelle mani di qualcuno per andare ad aiutare chi aveva bisogno di aiuto. Le mani di tutti, quelle mani con cui Dio ha creato il mondo, le mani di tante persone che hanno aiutato ad uscire da questo incubo, quelle dei vigili del fuoco e di tutti coloro che hanno voluto dare del loro per aiutare tutti voi.
imageLa ferita è un’altra parola detta dal parroco, “siamo rimasti lì per non ferire di più la nostra terra” questa è una cosa bella, ognuno ha sofferto in questa vicenda, qualcuno ha perso tanto, ma con la vicinanza, la tenerezza e le carezze si aiuta a non ferire e ci si riesce a riconciliare, si mettono da parte antiche storie e litigi, ci si ritrova insieme in altre situazioni, con il reciproco aiuto, anche con il pianto, con esso si resta insieme, uniti.
“Oggi la nostra vita non è la stessa” ha detto Raffaele, è vero “siamo salvi ma sconfitti”, le ferite però guariranno e le cicatrici vi ricorderanno questo momento di dolore, sarà la vita che resterà e andrà avanti con un segno in più. Don Luciano ha poi fatto accenno alle virtù vostre “la fortezza d’animo, la pazienza e la solidarietà vicendevole della mia gente” questo si chiama dalle mie parti “ben nati” (il Papa si riferisce alla formula spagnola bien nacido).
imageVicinanza è un’altra parola che ci rende più umani, più coraggiosi, un conto è camminare la strada della vita da soli, un altro è farlo assieme ad una altro e questa vicinanza voi l’avete sperimentata. Ricominciare quindi senza perdere la capacità di sognare, anche di questo avete parlato e queste sono le cose che più mi hanno toccato il cuore e per questo ho voluto prendere le vostre parole e farle mie perché nella vostra situazione il peggio che possa accadere è farvi un sermone! Ho voluto quindi fare una riflessione partendo dalle vostre parole. La mattina che ho saputo del terremoto ho sentito due cose: ci devo andare, devo andare lì, e tanto dolore, Grazie per tutto quello che avete fatto, per essere venuti qui e per quello farete, ricostruire le case, i cuori, il tessuto sociale e con il vostro esempio l’egoismo del nostro cuore che non abbiamo sofferto quello che avete sofferto voi».

Tags: