“Preti di mare”: la scomparsa dei cappellani sulle navi da crociera

Attualità - 25 gennaio 2017

imageRADIO VATICANA – “Preti di mare”. Questo il titolo del volume di Stefania Careddu che torna a far parlare di una decisione del 2014 di ridurre la presenza dei cappellani di bordo sulle navi da crociere solo per le festività di Natale e di Pasqua. Figura, quella del cappellano, sostituita da un manager delle risorse umane. Una scelta, come è stato ribadito in diverse occasioni, dettata non da motivi economici e che, come dichiara Costa Crociere, è in linea con la situazione del mercato mondiale delle crociere. Per capire meglio le ragioni di questa decisione Giulia Angelucci ha raggiunto telefonicamente Don Natale Ioculano, Direttore Ufficio Cei Apostolato del mare:

R. – Abbiamo atteso perché desideravamo anzitutto non disperdere la memoria di un servizio veramente unico. E l’occasione della presentazione del libro ci ha permesso di fare entrambe le cose: di dire cioè che – pur nel rispetto delle scelte che l’azienda ha potuto fare – dispiace comunque, perché è venuta meno un’attenzione soprattutto ai lavoratori a bordo delle navi, oltre che degli ospiti: è venuto meno quel punto di riferimento che il cappellano era ed è ogni volta che va a bordo per l’equipaggio: teniamo conto che su una nave da crociera l’equipaggio si aggira tra le 800 e le 1.400 persone. Seppur di culture diverse, di diverse espressioni religiose, il cappellano costituiva comunque un punto di riferimento, anche nelle relazioni tra i membri dell’equipaggio. Credo che – per quanto, per certi versi, possano essere professionalmente anche più preparate le figure che hanno sostituito il cappellano – quello che è proprio del cappellano nessun’altra figura può supplirlo.
D. – Figura di riferimento dicevamo anche morale e pratico per chi lavora su una nave da crociera…
R. – Un’immagine che si avvicina un po’ al lavoro che faceva il cappellano a bordo delle navi è più o meno l’oratorio, in cui – attraverso le attività – mette in relazione i giovani o comunque le persone che frequentano l’oratorio. Anche il cappellano, attraverso le attività, attraverso l’ascolto delle diverse culture, delle diverse professioni religiose era comunque un riferimento: avevano una persona che era lì ad ascoltarli e il dramma umano che veniva condiviso diventava preghiera per il cappellano. C’era questa fiducia e questo portava anche ad aprirsi e a superare i momenti difficili che potevano creare conflitti, anche all’interno dei membri stessi dell’equipaggio. E’ stata veramente una bella opera!
D. – In una precedente intervista parlava di un silenzio da parte dei marittimi. Secondo lei, come mai questo silenzio?
R. – Il discorso dei marittimi è un po’ delicato… Il silenzio dei marittimi? Perché il marittimo alla fine non ha voce! E’ gente poco rappresentata e che teme di esporsi per non perdere il lavoro. Hanno preferito subire in silenzio, piuttosto che esternare un disagio… Ogni volta che sale un cappellano a bordo riceve tante manifestazioni di stima, di affetto. Naturalmente, essendo anonimo, uno non può nemmeno usare come testimonianza questo bisogno dei lavoratori del mare. Rivela un po’ quello che è il clima delle navi…
D. – Si è riusciti a garantire in questi anni la presenza del cappellano di bordo almeno per le festività di Natale e di Pasqua. E’ un traguardo? Oppure si può lavorare per riuscire ad avere un risultato migliore, secondo lei?
R. – Alcuni pensavano che fosse un problema economico. Invece no! Si trattava di una scelta aziendale… Il fatto di aver accettato di andare comunque a bordo, anche durante le feste di Natale e di Pasqua è stato per mantenere questa fessura, non dico una porta aperta. Anche perché questo sarebbe riduttivo sia per il servizio, sia per l’equipaggio che per gli ospiti, che in quel periodo sono sulle navi, ma anche per continuare a manifestare questa nostra disponibilità ad un servizio che per noi non è chiuso. E’ una posizione del cuore questo andare verso chi lavora sulle navi. E nel momento in cui dovesse riaprirsi questa possibilità, noi siamo sempre pronti: è necessario giusto il tempo di rimettere di nuovo il gruppo insieme di 52 cappellani…
D. – Si può parlare di attualità della fede, si può parlare di questa contrapposizione fra servizio e mercato? Non le sembrano dei termini che vanno un po’ a stridere insieme?
R. – Credo proprio di sì! A me colpiva molto la lungimiranza di chi li ha voluti a bordo e penso che averli a bordo era quel particolare che faceva la differenza. Il fatto di non avvalersi più di questa figura non credo che abbia favorito una maggiore libertà di espressione religiosa all’interno dell’equipaggio. Non era questo il problema… Si tratta di motivazioni molto generiche, che secondo me non rivelano il vero motivo. Rispettiamo, ma diciamo anche che siamo sempre pronti a tornare a bordo e questo proprio perché ci sta a cuore la persona…

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