Sono passati quattro anni dalla rinuncia di Benedetto XVI al ministero petrino

Attualità - 10 febbraio 2017

papiRADIO VATICANA – L’11 febbraio del 2013, Benedetto XVI rinunciava al ministero petrino. Un gesto inedito che – a distanza di quattro anni – si comprende sempre più profondamente grazie anche allo straordinario rapporto di fratellanza tra Francesco e il Papa emerito. Per una riflessione sulla testimonianza che Benedetto XVI sta offrendo in questi anni di ritiro nella preghiera, Alessandro Gisotti ha intervistato padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI:

R. – Il modo in cui ha vissuto e vive questi anni corrisponde a quello che ci aveva detto, cioè vivere nelle preghiera, nel ritiro, da un punto di vista spirituale e con estrema discrezione, il suo servizio di accompagnamento nella preghiera della vita della Chiesa e di solidarietà anche, con il suo successore proprio nella sua responsabilità. Questo è quello che sta avvenendo, in piena serenità.

D. – Lei ultimamente ha avuto modo di incontrare Benedetto XVI? Come lo ha trovato?

R. – Sì, ho avuto alcune occasioni  negli ultimi mesi. Spero di continuare ad averne, tanto più che adesso, avendo ricevuto questa responsabilità della Fondazione Ratzinger, possono esserci anche motivi in più per incontrarlo. L’ho trovato perfetto dal punto di vista della lucidità, della presenza spirituale, mentale, e quindi è un vero piacere stare con lui. Naturalmente il tempo passa e quindi le forze non aumentano strada facendo, mentre quelle mentali e spirituali sono perfette, le forze fisiche vanno dunque un po’ indebolendosi. Tuttavia è una persona che non ha malattie particolari, quindi si vede la fragilità che aumenta con l’età, però sta in piedi, può camminare in casa. Lo si incontra come una persona anziana divenuta un po’ più fragile con il passare del tempo, ma che è perfettamente presente e che è piacevolissimo incontrare.

D. – Nel libro “Ultime conversazioni”, Benedetto XVI afferma che mettere al centro il tema di Dio e la fede in primo piano, è stato l’orientamento fondamentale del suo Pontificato. In questi quattro anni qual è la testimonianza più forte che ci sta donando, secondo lei, il Papa emerito?

R. – Direi che il suo vivere questo tempo nella preghiera è in perfetta coerenza con quello che è stato appena detto, cioè Dio al centro, la fede come senso della nostra vita e, la cosa che io trovo anche molto bella – e che risulta pure da questo volume delle “Ultime Conversazioni”-, è questo senso della prossimità all’incontro con Dio, il vivere l’età anziana come un tempo di preparazione e di familiarizzazione – direi – con il Signore che ci si prepara ad incontrare. Questa mi sembra una bellissima testimonianza. Credo che sia veramente molto bello avere il Papa emerito che prega per la Chiesa, per il suo successore. È una presenza che noi sentiamo, sappiamo che egli c’è e anche se non lo vediamo spesso, quando lo vediamo siamo tutti molti contenti perché gli vogliamo bene. Quindi lo sentiamo come una presenza che ci accompagna, che ci conforta, che ci rasserena.

D. – Lei conosce bene Papa Francesco e Benedetto XVI. Cosa la colpisce del rapporto tra i due, anche questo inedito nella storia della Chiesa?

R. – È vero, è inedito, ma è vissuto con estrema serenità e normalità, perché la motivazione e il modo in cui questo è avvenuto, è stato estremamente lineare, chiaro, sereno. Tutti ricordiamo, evidentemente, l’ultimo incontro di Papa Benedetto con i cardinali che stavano arrivando a Roma per prepararsi al Conclave, in cui egli pur non sapendo ancora a chi si riferiva, prometteva la sua obbedienza, il suo rispetto per quello che sarebbe stato il suo successore. Il cardinale Bergoglio era presente e naturalmente tutti ci ricordiamo questo momento. Poi è stato realizzato quello che aveva detto Papa Benedetto, nella sua discreta e serena vicinanza spirituale al suo successore che sente certamente – come ci ha detto molto volte – anche il sostegno di questa presenza e di questa preghiera e che coltiva questo rapporto, a volte con delle visite, a volte con delle chiamate telefoniche, certamente con molti segni di familiarità, di rispetto e di attesa del sostegno spirituale. Quindi sì, stiamo vivendo questa realtà inedita, ma è bella, è consolante; direi che tutte le volte che vediamo delle immagini di Papa Francesco e il suo predecessore insieme, è una grande gioia per tutti ed è un bell’esempio di unione nella Chiesa, nella varietà delle condizioni.

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