Pavia. 14enne marocchina picchiata perché «ribelle», tolta alla famiglia

Attualità - 6 aprile 2017

AVVENIRE – Dopo il caso della ragazza bengalese di Bologna a cui la madre ha rasato i capelli perché non voleva portare il velo, spunta la vicenda parallela di un’altra 14enne di origine marocchina “punita” perché non si sarebbe allineata ai valori della famiglia musulmana.

Il tribunale dei Minori di Milano con una decisione d’urgenza ha tolto temporaneamente alla famiglia una ragazza marocchina per affidarla a una comunità, dopo la denuncia secondo cui sarebbe stato maltrattata e persino frustata con il cavo di alimentazione del computer dai genitori e dal fratello perché vestiva e si comportava troppo «da occidentale». A riferirlo è la Provincia Pavese, che precisa che nei confronti dei parenti è stata avviata un’indagine. I tre sarebbero indagati per maltrattamenti a minori.

La 14enne ha denunciato le percosse dopo essere finita al San Matteo di Pavia per contusioni multiple, lividi ed escoriazioni, con una prognosi di 31 giorni. Ha anche raccntato che una volta il fratello era entrata in camera sua e l’aveva picchiata con il bastone della scopa perché era rientrata a casa tardi.

I familiari si difendono
I familiari si difendono sostenendo che la severità dei loro interventi mirava a correggere comportamenti ribelli come il rifiuto di andare a scuola, i rientri tardivi a casa e l’abbigliamento eccessivo. “È una ragazza particolare, già scappata due volte dalla comunità a cui è stata affidata”, la descrive l’avvocato della famiglia, Pierluigi Vittadini.

Negano ogni addebito i genitori
Tramite l’avvocato Pierluigi Vittadini, che li assiste, i genitori della ragazza sostengono di aver sgridato la figlia “per le assenze da scuola. Non voleva andarci ed era anche stata bocciata. La madre la rimproverava anche perché usciva la sera e rincasava molto tardi – ha spiegato il legale -. Comportamenti ribelli adolescenziali che venivano contestati dalla famiglia, ma la religione o l’abbigliamento ‘all’occidentale’ non c’entrano nulla. I miei assistiti negano inoltre di averle mai dato cinghiate”.

Vittadini però ammette che l’atteggiamento ribelle della ragazza ha incontrato un “sistema educativo” molto diverso da quello italiano. “In Marocco hanno abitudini diverse e per i genitori è normale usare la mano pesante con i figli”.

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