Giornata rom e sinti. Papa: no a chiusure ma dialogo e integrazione

Attualità - 8 aprile 2017

RADIO VATICANA – Nella Giornata internazionale dei rom e dei sinti, che si celebra ogni 8 aprile, il Papa in un messaggio invita la Chiesa e la società civile a trovare soluzioni per superare le barriere che impediscono a queste popolazioni di godere dei loro diritti fondamentali e di adempiere ai loro doveri.

Ieri pomeriggio nel suo intervento alla Conferenza sulla situazione dei rom in Europa organizzata dall’Ambasciata ungherese, il card. Peter Turkson, presidente del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, ha ribadito: la vera sfida è l’integrazione. Cecilia Seppia:

Quando individui e comunità sono liberi di partecipare integralmente alla vita pubblica offrendo il proprio contributo, è allora che è possibile realizzare una piena convivenza pacifica in cui le differenti culture e tradizioni riescano a conservare i loro rispettivi valori e consuetudini senza adottare gli uni verso gli altri atteggiamenti ostili e di chiusura ma attraverso il dialogo e l’integrazione. Lo scrive il Papa in un messaggio inviato ai partecipanti alla conferenza sulla situazione dei rom in Europa organizzato dall’Ambasciata ungherese presso la Santa Sede. Francesco torna a chiedere di promuovere e salvaguardare il bene di tutti all’interno della società e esprime l’auspicio che i deboli e gli emarginati possano finalmente godere dei loro diritti fondamentali e adempiere anche ai loro doveri nella comunità. Nel solco della strada tracciata dal Beato Paolo VI, il primo Pontefice che andò a visitare un campo nomadi a Pomezia spronando così la Chiesa all’impegno pastorale verso questo popolo, Francesco rinnova la sua attenzione e preoccupazione, lo spirito di accoglienza e vicinanza che il 26 ottobre del 2015 ha portato in Vaticano 7mila gitani.
“Conosco le difficoltà del vostro popolo. Visitando alcune parrocchie romane, nelle periferie della città, ho avuto modo di sentire i vostri problemi, le vostre inquietudini, e ho constatato che interpellano non soltanto la Chiesa, ma anche le autorità locali. Ho potuto vedere le condizioni precarie in cui vivono molti di voi, dovute alla trascuratezza e alla mancanza di lavoro e dei necessari mezzi di sussistenza. Ciò contrasta col diritto di ogni persona ad una vita dignitosa”.
Degrado, abbandono, che il Papa ha avuto modo di toccare con mano visitando a sorpresa il campo nomadi nel quartiere di Pietralata a Roma, poco prima di incontrare la comunità parrocchiale di San Michele Arcangelo, l’8 febbraio del 2015. Indifferenza e scarto, contro cui ha levato il suo appello:
“Non vogliamo più assistere a tragedie familiari in cui i bambini muoiono di freddo o tra le fiamme, o diventano oggetti in mano a persone depravate, i giovani e le donne sono coinvolti nel traffico di droga o di esseri umani. E questo perché spesso cadiamo nell’indifferenza e nell’incapacità di accettare costumi e modi di vita diversi da noi”.
I numeri solo in Italia della realtà del popolo gitano stando al rapporto dell’Associazione 21 luglio parlano di sgomberi forzati, 175 episodi di odio e di razzismo, e anche la pagina della cronaca odierna riporta di un incendio in un campo vicino Milano in cui risultano in condizioni drammatiche una mamma e il suo bimbo di tre anni. Perciò il Papa insiste ancora sulla sfida dell’integrazione, che vuol dire accettare costumi e modi di vita diversi da noi. Ma, come ribadiva nel 2015 , anche per i rom è arrivato un tempo nuovo:
“Vorrei che anche per il vostro popolo si desse inizio a una nuova storia, a una rinnovata storia. Che si volti pagina! È arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia. Nessuno si deve sentire isolato, nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri… Cari amici, non date ai mezzi di comunicazione e all’opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l’emancipazione delle nuove generazioni”.
Superare le barriere comportandosi da buoni cristiani, garantendo ai propri figli l’istruzione e il diritto di andare a scuola, così da diventare cittadini attivi, di partecipare alla vita politica, sociale ed economica del Paese, è l’altra urgenza invocata da Francesco che allora diceva, riprendendo le parole di Papa Paolo VI: “Voi non siete ai margini, voi siete nel cuore della Chiesa”.

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