Sull’isola d’Ischia al via una mostra unica: “Maestro spirituale e Frate delle Cento Pezze”, San Giovan Giuseppe della Croce

Attualità - 13 agosto 2017

Carlo Gaetano Calosirto nacque sull’isola di Ischia da una famiglia nobile e ricca, ma scelse la povertà. Camminò scalzo tutta la vita ed ebbe un solo saio, che rappezzava continuamente, così diventò il santo delle “cento pezze”. Amato dalla gente, compì numerosi miracoli che gli fecero guadagnare la santità. Un santo ischitano, iscritto nell’albo dei Santi con il nome di San Giovan Giuseppe della Croce.

Compatrono di Ischia dove nacque il 15 agosto del 1654 per 15 anni ne attraversò le strade, poi prese i voti che lo portarono nei tuguri e nelle soffitte a cercare poveri da assistere. La sua fama di uomo saggio, umile, preparato, nonostante fosse privo di studi, gli permise di dirigere ben 70 monasteri.

Uomo di straordinaria levatura spirituale fu molto amato dai napoletani perchè sempre vicino alla gente, gran comunicatore, molto generoso nel dare conforto a chiunque povero o ricco si presentasse al suo cospetto. Sulla sua strada fioriscono miracoli: le biografie parlano di bilocazioni, lievitazioni, profezie, guarigioni, moltiplicazioni, addirittura della risurrezione di un bambino, il marchesino Gennaro Spada.

E al “più bel fiore dell’Aenaria” è dedicato un evento storico che ha preso il via ieri sera, sabato 12 agosto presso la Chiesa di Santa Maria Assunta in Ischia Ponte. Una mostra nel suo genere prima ed unica dedicata interamente al “Maestro spirituale e Frate delle Cento Pezze”, San Giovan Giuseppe della Croce.

L’inaugurazione della mostra di “opere d’arte, reliquie e saggi sul santo patrono” voluta dalla Diocesi di Ischia ed avvenuta alla presenza del vescovo Mons. Pietro Lagnese, ha preso il via con l’intervento della dottoressa Serenaorsola Pilato, Responsabile del Progetto Culturale Cattolico che ha illustrato l’itinerario artistico e spirituale che svela e approfondisce ulteriormente la figura dell’amato Santo ed il rapporto con la sua terra natale.

L’itinerario abbraccia non solo le opere, ma è un vero piccolo pellegrinaggio nei luoghi custodi della fede e della storia: la presenza di volumi del ‘700 ed 800 come quelli biografici sul Santo e provenienti dalla Biblioteca Antoniana, la Chiesa di Sant’Antonio alla Mandra  che ne conserva il  corpo glorioso, la Collegiata dello Spirito Santo ad Ischia Ponte, la Cattedrale di Santa Maria Assunta sempre in Ischia Ponte e la Casa che vide i natali del Santo. Le opere rimarranno esposte per un mese e saranno affiancate dalla presenza degli infaticabili volontari.

La dottoressa Pilato ha sottolineato il lavoro enorme e lo sforzo di tutti nell’aver permesso di confluire nella cattedrale, il cui parroco è l’instancabile don Carlo Candido, le dieci opere gioiello messe a disposizione dalla Diocesi di Ischia e provenienti da chiese come quelle per esempio di Campagnano, presente con una scultura in legno policromo, oppure quella di Forio con un dipinto di Alfonso di Spigna: il visitatore dunque godrà di dipinti, sculture lignee, reliquiari ed anche di un busto argenteo di straordinaria importanza proveniente dalla Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli, realizzato da Raffaele Capozzi nel 1845.

Ancora, la responsabile del progetto ha messo in evidenza come le “opere reperite sul territorio riconsegnano piena consapevolezza dell’impatto che il Santo ebbe sui contemporanei. Amato dal popolo più umile così come dai nobili e dai potenti, suscitò immediatamente fede e devozione tra i suoi fedeli, committenti delle opere d’arte giunte al nostro tempo”.

Il Vescovo Lagnese alla presenza anche dei numerosi rappresentanti del clero diocesano ha sottolineato l’unicità dell’evento dedicato al Santo, frutto della collaborazione tra istituzioni e privati cittadini, per valorizzare non solo il patrimonio artistico culturale, ma anche per favorire la conoscenza dell’illustre frate:

Abbiamo il dovere, ha detto il presule, di far conoscere questa iniziativa, questo itinerario storico artistico che volge a far scoprire e riscoprire il santo non solo agli isolani ma anche ai turisti che si imbattono nella fede di un popolo che tanto deve alla testimonianza di un Santo esempio di vita evangelica vissuta nella povertà e nell’abbandono alla Provvidenza”. Un progetto dunque che “dimostra e rende nota l’attualità del messaggio del frate” che il pastore della Chiesa isolana auspica sempre più “conosciuto, amato, imitato” perché “possa diventare modello per tutti soprattutto per i giovani”. Infine un augurio: “che il visitatore possa appassionarsi alla persona di San Giovan Giuseppe della Croce, scoprirne la bellezza visitandone l’itinerario storico artistico e perché no? Sentire anche la nostalgia della santità che il Signore vuole realizziamo anche nella nostra vita.”

Ricordiamo che la mostra poi, trova anche espressione nelle bellissime ed uniche opere provenienti da collezioni private ospitate nella Galleria dell’ecclettico dottor Ielasi. Da evidenziare un bellissimo, quanto raro, ex voto dedicato al Santo e raffigurante una nave colta dalla tempesta e giunta in salvo grazie all’intercessione del patrono e la presenza inoltre di due libri antichissimi: Il Saggio istorico della vita del B. Gio: Giuseppe della Croce di Diodato dell’Assunta del 1794 e La vita di S. Giangiuseppe della Croce sempre del Diodato Dell’Assunta ristampata dal postulatore della causa Rostoll. Impressionano su questo ultimo testo la presenza di appunti lungo tutti i margini delle antiche pagine. Si tratta di annotazioni fatte in guerra, da un autore sconosciuto che aveva portato con sé il libro. Siamo così in presenza di un’opera che contiene in sé un altro libro, una sorta di diario alle cui pagine lo sconosciuto combattente (forse un pescatore isolano) ha affidato le sue ansie, le sue paure, i suoi sogni, le sue speranze in un frangente così tragico come la Prima Guerra Mondiale.  Come in una confessione, in un abbandono al Santo, in una preghiera, le parole annotate diventano documento e testimonianza di fede. Un itinerario da non perdere, davvero singolare e che mostra il valore che possono avere i santi nella nostra vita, perché, come scriveva Bernardo di Chartres: “Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose e più lontano di quanto vedessero questi ultimi; non perché la nostra vista sia più acuta, o la nostra altezza ci avvantaggi, ma perché siamo sostenuti e innalzati dalla statura dei giganti ai quali ci appoggiamo”.

Luisa Loredana Vercillo

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