Ostie intatte ad Arquata. Mons. D’Ercole: segno di speranza dopo il sisma

Attualità - 22 febbraio 2018

VATICANNEWS – Nessuna muffa o alterazione sulle ostie ritrovate nel Tabernacolo del’500 sepolto per mesi sotto le macerie della Chiesa di Santa Maria Assunta di Arquata del Tronto, colpita dal terribile terremoto dell’agosto 2016. Alcune settimane fa il Tabernacolo era stato riposto in un magazzino dove è avvenuto il ritrovamento. Di segno di speranza parla mons. Giovanni D’Ercole, vescovo della diocesi di Ascoli Piceno. Quasi 300 i morti per le scosse che in quel periodo hanno interessato il Centro Italia. Ad un anno e mezzo di distanza dal terremoto, le ostie, conservate dentro la pisside, erano intatte, racconta nell’intervista di Fabio Colagrande:

“Siamo rimasti sorpresi. Il parroco della cattedrale, originario di Arquata, le ha volute prendere e le ha messe nel tabernacolo della nostra Cattedrale. E’ un segnale che ci ha colpito”, afferma mons. D’Ercole. Un segno di speranza, dunque, in una Quaresima che le popolazioni colpite dal sisma continuano a vivere in modo difficile? “L’interpretazione che gli do è che Gesù, sepolto nelle macerie, è vivo. E’ un segno di speranza nel cammino faticoso della ricostruzione”.

La speranza che rinascano i piccoli centri
Tanti, infatti, ancora i problemi per la popolazione. “L’arrivo della neve ha messo in ginocchio queste nostre terre, le casette sono fragili, da questo punto di vista speriamo che la neve non si accanisca così tanto da creare disagi ulteriori”, spiega ancora il vescovo. “Noi cerchiamo di stare vicino alla gente: c’è il parroco, i sacerdoti, le suore”. La speranza di mons. D’Ercole è che i piccoli centri rinascano: “stiamo facendo di tutto perché dalla tragedia del terremoto non venga la morte ma un sussulto di coraggio e impegno. Speriamo nello stimolo di tutte le forze politiche perché capiscano che la rinascita di questa zona è anche la rinascita del turismo semplice”.

La solidarietà dà fiducia
Infine il presule, che fu testimone diretto della distruzione del sisma, si sofferma sul senso di digiuno, elemosina e preghiera per queste popolazioni. “C’è gente – conclude – che ha perso tutto e guarda al futuro con apprensione: la solidarietà può aiutare a ridare fiducia”.

Tags: