La Caritas: «Ecco come usiamo le monetine della Fontana di Trevi»

Attualità - 4 aprile 2018

AVVENIRE – Le monetine gettate dai turisti nella Fontana di Trevi resteranno alla Caritas di Roma. Scongiurata per adesso l’ipotesi che passassero alle casse del Comune di Roma. Ora c’è la certezza. La Giunta capitolina, con la memoria n. 22 dello scorso 29 marzo, ha prorogato infatti fino al 31 dicembre 2018 l’affidamento delle monete di Fontana di Trevi alla Caritas di Roma da destinare a iniziative di solidarietà e assistenza delle persone più fragili.

Una scelta che conferma gli indirizzi delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi venti anni e che esprime concretamente la solidarietà di tutta la città di Roma verso chi soffre ed è svantaggiato, riconoscendo all’organismo della Chiesa di Roma quella specificità, “unica” nella città, di intercettare e incontrare le più diverse forme di povertà – cittadini senza dimora, anziani soli, immigrati che non riescono ad integrarsi, malati, minori difficili, famiglie in difficoltà – possibile grazie a una ramificazione territoriale di 139 centri di ascolto parrocchiali presenti in tutti i municipi e quartieri.

Il lavoro della Caritas di Roma
Il “tesoretto” della Fontana di Trevi in questi anni si è trasformato in pasti erogati nelle mense sociali a quanti, seppur in estrema indigenza, non presentano le caratteristiche per l’assistenza; servizi di ascolto, assistenza e accoglienza che per diversi motivi non possono godere di altri sovvenzionamenti; progetti portati avanti con i servizi sociali territoriali: sostegni per la spesa alimentare, per il pagamento delle utenze domestiche, per l’affitto e per il mutuo, iscrizioni scolastiche, spese mediche, rimpatrio di salme, progetti di microcredito. Interventi di carità diffusa che difficilmente potrebbero trovare finanziamenti diversi, soprattutto se derivanti da fondi soggetti a bando e con rendicontazioni specifiche. Quanto raccolto dalla Fontana di Trevi rappresenta in parte un fondo per casi disperati, quelli che pur non rientrando in alcuna “categoria”, costituiscono l’aspetto più problematico del disagio: sono “gli ultimi tra gli ultimi”.

«Responsabilità, trasparenza, spirito di servizio e testimonianza: sono questi gli atteggiamenti che ci hanno guidato in questi anni in cui Roma Capitale ha affidato i proventi delle monete di Fontana di Trevi alla Caritas – spiega monsignor Enrico Feroci, direttore dell’organismo pastorale della Diocesi di Roma, commentando la decisione del Comune di Roma di prorogare tale affidamento -. Scelta che dai volontari è sempre stata considerata come un’attestazione di fiducia per l’opera a favore di tante e diffuse situazioni di povertà e marginalità».

Responsabilità, quindi, anzitutto verso i poveri, i veri beneficiari dei proventi della fontana, per i quali sono utilizzati pensando soprattutto a coloro che non possono avere altre forme di sostegno. «In questi anni abbiamo interpretato il nostro ruolo per restituire ai cittadini sofferenti ciò che troppo spesso e per ragioni diverse non riescono ad avere in termini di servizi e, ancor più grave, in termini di diritti», aggiunge monsignor Feroci.

Trasparenza verso l’amministrazione, che ha scelto l’opera della Caritas perché «si tratta dell’organismo più diffuso sul territorio e in grado di incontrare, direttamente e non, tutte le forme di povertà e disagio». Situazioni che prevedono una relazione di prossimità basata sulla fiducia e realizzata grazie alla formazione e all’accompagnamento di un vastissimo numero di volontari che ogni giorno rappresentano la vera ossatura di questo sistema di welfare.

Testimonianza verso la comunità, attraverso opere che siano dei segni di speranza. Luoghi – mense, ostelli, case famiglie, comunità e centri di ascolto – in cui è possibile per ognuno conoscere e incontrare le situazioni di emarginazione; «dove comprenderne le cause ed educare ad una solidarietà che sia consapevole condivisione – prosegue il direttore Caritas Roma – in cui tutti possono partecipare ed essere protagonisti del cambiamento». Ed «è questo lo spirito – conclude monsignor Feroci – con cui la Caritas continuerà la gestione delle monetine di Fontana di Trevi fino a quando l’amministrazione comunale rinnoverà il mandato».

Il dietro front del Campidoglio ad ottobre
Il cambio di metodo relativo alla raccolta e all’attribuzione delle monetine che ogni anno centinaia di migliaia di turisti gettano nella grande fontana barocca nel cuore di Roma, non partirà dunque dal 1 aprile, come era stato stabilito da una memoria di giunta del Comune di Roma dell’ottobre scorso. La stessa memoria di Giunta di ottobre prevedeva, poi, anche l’istituzione di un tavolo di lavoro, che manterrà un filo diretto con la Caritas, dedicato proprio a studiare il nuovo metodo per la raccolta e l’incasso delle monetine di Fontana di Trevi. Il tavolo è pronto a partire.

Ogni anno si raccolgono spiccioli all’incirca per 1,4 milioni di euro, che la Caritas destina a finanziare le sue opere in città: alloggi per i senzatetto, mense, guardaroba, centri di ascolto. Lo scorso ottobre il vicesindaco Luca Bergamo e l’assessore alle Politiche sociali Laura Baldassarre avevano elaborato una riforma che sarebbe dovuta partire il primo aprile: in pratica, l’intero “raccolto” di spiccioli sarebbe andato nella casse del Campidoglio, che a sua volta l’avrebbe destinato a progetti di solidarietà. Ma per ora resta tutto com’era. Per ora.

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