Pellegrinaggio diocesano dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace presso la Basilica- Santuario di Madonna di Porto: “Una chiesa lieta col volto di madre che educa”

Attualità - 2 maggio 2018

La Madre non ha bisogno di tante parole…basta sussurrarle ancora e ancora: «Ave,o Maria…». Accogliendo quest’invito dolcissimo di Papa Francesco vogliamo meditare sul nostro essere chiesa lieta ed educante lasciandoci illuminare da Colei che educò Gesu’, la Madre di Dio. Esiste un nesso stretto tra educare e generare: Papa Francesco ha voluto, recentemente, istituire la festa di Maria Madre della Chiesa: vogliamo contemplare come Maria educa la Chiesa, per poter apprendere, da lei, come educare a nostra volta. Per fare ciò contempliamo Maria in due momenti,  prima e dopo la Resurrezione, prima, presso la Croce, e dopo, nel Cenacolo. 

-Primo momento: Maria non sta “ai piedi “della Croce, quasi come icona di sottomissione, passività e dolore, ma , è scritto nel Vangelo, sta “presso” la Croce, in un significato di dignitosa forza e prossimità a colui che soffre. Questo, per tutti noi, genitori, educatori, catechisti, e per tutti gli operatori pastorali, significa  rimanere vicini alla vita della gente, con una profonda attenzione piena d’amore alla miseria umana, alla carne sofferente degli altri.  Educheremo con la  vicinanza, l’ ascolto, il “farsi prossimo”: lo “stare” di Maria è coscienza critica di fronte ai mali del mondo. A somiglianza di Maria, potremo essere chiesa lieta che educa se avremo quell’autorevolezza della maternità  che risiede  nel suo  evocare il dono della vita ricevuto da un altro essere: “Donna, ecco tuo figlio…Figlio, ecco tua madre…”. Questo rimandare ad un Altro è già implicita evocazione di Dio ed educazione al divino, quando ciascuno di noi darà se stesso, e quindi in un certo senso si “svuoterà” per ospitare l’altro, come la madre che ospita il figlio nel suo seno.

-Secondo momento: fra poco contempleremo con la Pentecoste la nascita della Chiesa: gli apostoli, dopo la morte di Gesu’, sono prima impauriti, ma poi, con Maria, Madre della Chiesa, dopo l’effusione dello Spirito Santo, diventano coraggiosi annunciatori-educatori del Cristo Risorto e della vita buona del Vangelo. Educheremo, allora, se sapremo imitare Maria nel Cenacolo sempre pronta nell’attesa e nell’accoglimento dello Spirito Santo. Lo Spirito che invocheremo ci donerà capacità di comunicazione e ci abiliterà a raggiungere l’altro nella sua capacità di ascolto e di recezione, per educarlo nella sua cultura e nei suoi linguaggi: allora genti diverse sentiranno annunziare nella propria lingua le grandi opere di Dio. Maria a Pentecoste ci educa alla riconciliazione dei linguaggi, alla comunione, in sostituzione alla babele della divisione dei cuori e della confusione comunicativa; il linguaggio materno di Maria è il linguaggio educativo di chi vuole essere “ Chiesa in uscita” , modellata sul Dio che esce verso l’umanità facendosi Bambino. E, vicino al divino Bambino, comprendiamo anche il messaggio educativo di san Giuseppe: vicino a lui e a Maria, Gesu’ fu educato crescendo in età, sapienza e grazia. Lo Spirito Santo e Maria, Madre della Chiesa, ci rendano veri educatori, dal volto lieto, capaci di “passare la fiaccola della nuova umanità”.

(contributo di Anna Rotundo)

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