Fontana, l’ex ragazzo del quartiere povero di Verona divenuto ministro

Attualità - 6 giugno 2018

FAMIGLIA CRISTIANA – Dal Saval, povero quartiere della periferia veronese, a Montecitorio, passando per Bruxelles. Ne ha fatta di strada Lorenzo Fontana, prossimo ministro della Famiglia e della Disabilità, in soli 38 anni, crescendo a pane, cattolicesimo e politica (in salsa leghista). A ricordare le sue due passioni  è nientemeno che don Renzo Zocca, il prete veronese delle periferie, il fondatore dell’Ancora, che fu parroco nel quartiere di Saval proprio quando Lorenzo nasceva. 

“L’amore per la politica? L’ha avuta fin da giovanissimo. A trasmettergliela è stato il padre, che Lorenzo aiutava ai gazebo della Lega a Verona; mentre dalla madre ha preso la profonda religiosità. Rammento una volta d’averlo ripreso per la troppa foga con cui  stava discutendo di temi politici coi suoi coetanei del gruppo giovani della parrocchia, quando aveva ancora 17 anni”. Don Zocca, che dice di esere “al settimo cielo” aggiunge: “Si batteva per delle nobili cause. Farà senz’altro bene”

A dimostrare le sue passioni sono poi venute le due lauree: in scienze politiche e in Storia della civiltà cristiana. Un leader fin da ragazzo? “So solo che nella squadretta di calcio della “Maddalena”, dove giocava, faceva il regista, pur non eccellendo in  stile”, ricorda ancora don Zocca.   Il Carroccio lo folgorò  sulle  vie del Lungadige. “Ma non era il tipo da usare slogan vuoti  o non meditati”, aggiunge Luigi Macchioni, suo catechista e amico. “Le posizioni di Lorenzo sui migranti erano certo quelle  leghiste del “aiutiamoli a casa loro”, ma cercava di suffragarle con dati e ricerche personali”.  Insomma lontano dalle derive razziste di un certo leghismo. L’animatore ricorda pure l’attaccamento per il suo quartiere: “Anche una volta eletto eurodeputato, e sempre più occupato dalla politica, non ha mai dimenticato le sue origini e i vecchi amici del Saval”.

Coincidenze della vita: anche l’ultimo ministro veronese faceva di cognome Fontana, ma di nome Giovanni (democristiano, ministro dell’agricoltura). Lui invece è lo stratega di Salvini e si occuperà di famiglia, “per troppo tempo trascurata dalla politica”, come usa dire. Il suo impegno dichiarato? Riempire le culle sempre più vuote degli italiani.

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