Click to pray, l’applicazione per pregare assieme al Papa

Attualità - 22 Gennaio 2019

C’è chi chiede aiuto per vincere le dipendenze che lo schiavizzano. Chi pensa alla pace in Colombia. Chi prepara un esame. Chi semplicemente si sposa e vuole comunicare la sua gioia, con tanto di foto sorridente.

Nell’epoca dei social la preghiera cresce (anche) in Rete e prova a diventare comunità. Un luogo virtuale ma non troppo per condividere la vita da vivere, così come quella già spesa. E che magari oggi fa soffrire. Per capirlo meglio basta scorrere le pagine di “Click to pray”, l’App suggerita, in qualche modo sponsorizzata dal Papa domenica scorsa all’Angelus. Le persone, l’età conta poco, cercano sostegno e conforto nelle difficoltà, faticano a sfuggire dai morsi della solitudine, e per questo si appoggiano a un appiglio, anche solo un sguardo gentile, una parola amica, un po’ di conforto. I social allora possono diventare quel luogo di incontro difficile da costruire in esistenze perennemente affannate, con agende piene di impegni ma povere di persone con cui condividerle. «Questo mese – recita la copertina dell’App – hanno pregato insieme al Papa 900mila persone», un numero che cresce secondo dopo secondo ma che in fondo conta poco.

Ad essere davvero importante è quell’avverbio, “insieme”, che implica il passaggio dall’io al noi, dal ripiegamento egoistico alla solidarietà che abbraccia il mondo. «Internet e social media sono una risorsa del nostro tempo; un’occasione per stare in contatto con gli altri, per condividere valori e progetti, e per esprimere il desiderio di fare comunità», ha aggiunto Francesco all’Angelus, anticipando il contenuto del Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali che nel suo tema guida, dopo la citazione della Lettera agli Efesini “Siamo membra gli uni degli altri”, sottolinea l’impegno a passare «da community alle comunità». Una prospettiva, osserva una nota vaticana, che «implica la costruzione di un noi fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio».

Nelle intenzioni del Papa l’applicazione “Click to pray” va appunto in questa direzione, coinvolgendo innanzitutto i giovani della Gmg, di cui è «piattaforma ufficiale». Disponibile in sei lingue, scaricabile sia in Android sia in Ios, l’App, espressione della Rete mondiale di preghiera del Papa, è suddivisa in tre sezioni. Nella prima, «Prega con il Papa», campeggia l’intenzione mensile del Pontefice, a gennaio dedicato ai giovani, con differenti angolature a seconda che si viva o no in America Latina, riferimento culturale di Panama. «Prega ogni giorno» invece vuole accompagnare la giornata di chi si connette, con tre proposte quotidiane, una per il mattino, accompagnata dall’immagine grafica di un caffè, un’altra per il pomeriggio (c’è un sole splendete tra due nuvole bianchissime), l’ultima per la notte, riassunta da una mezza luna che promette serenità. Infine «Prega in rete» è un invito a condividere le proprie intenzioni con gli altri. Una specie di comunità in costruzione, che parla tutte le lingue del mondo, abbattendo ogni barriera sociale e di cultura. O che almeno promette di farlo. Puntando sulla forza della preghiera. A partire da un semplice click. (Avvenire)

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