Card. Bagnasco: “Biotestamento porta a derive pericolose”

Chiesa e Religione - 21 aprile 2017

ZENIT – La Camera dei Deputati ha approvato ieri, 20 aprile 2017, la legge sul Biotestamento. Se il testo dovesse passare anche in Senato, il paziente potrà rifiutare le terapie, comprese nutrizione e idratazione artificiali. Riconosciuta l’obiezione di coscienza per i medici. Di fronte al rifiuto di “staccare la spina” da parte di un camice bianco, il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell’ambito della stessa struttura sanitaria.

L’approvazione della legge ha suscitato polemiche. Sul tema è intervenuto – dalle pagine de La Repubblica – anche il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova. Egli parla di un testo “nel quale non possiamo riconoscerci”, pur rilevando “l’impegno con cui alcuni hanno cercato di migliorarne singoli aspetti”.

Secondo il porporato questa legge “rischia di aprire derive pericolose” ed è distante dalla Costituzione italiana, che – osserva – “tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Invece – prosegue Bagnasco – “questo testo è adatto a un soggetto che si interpreta a prescindere dalle relazioni, considerandosi padrone assoluto di una vita che non si è dato”. La legge considera trattamenti sanitari anche l’alimentazione e l’idratazione. Equazione che il cardinale reputa “grave”, perché esse “sono forme di sostegno vitale, indispensabile per il bene della vita”.

Il presidente dei vescovi italiani precisa che la Chiesa non ha mai sostenuto l’accanimento terapeutico, ma al tempo stesso contesta “l’abbandono terapeutico” che questo testo sottende. Pur esprimendo soddisfazione per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, il cardinale si dice “sconcertato” dinanzi al fatto che il medico “viene ridotto a un funzionario notarile”, eseguendo le disposizioni anticipate di trattamento a prescindere “dal suo giudizio in scienza e coscienza”.

Bagnasco definisce poi una “grave lacuna” che le cliniche private, anche quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno essere esonerate dall’applicazione delle norme. “Chiediamo – aggiunge Bagnasco – che questa carenza possa essere colmata, nel rispetto della natura di strutture sorte con una precisa missione di cura della vita in ogni suo momento”.

A tal proposito la voce delle cliniche cattoliche si è già alzata. È intervenuto, a margine dell’approvazione del Biotestamento, il dott. Domenico Crupi, direttore generale dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, fondato da San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo (FG). “Neanche uno Stato laico, liberale e democratico, può sottrarsi al dovere di contemperare i vari diritti – afferma Crupi -, nel pieno rispetto della diversità e del sentire di tutti, senza violare la storia, la missione, i valori ispiratori, in altri termini i carismi fondativi, di organizzazioni che hanno fatto la storia sanitaria di questo Paese”.

Secondo il direttore è “incomprensibile” che l’obbligo di ottemperare a questa legge anche per le strutture cattoliche venga foraggiato dall’idea “superficiale” per cui “lo Stato finanzia gli ospedali cattolici”.

“Niente di più falso – afferma Crupi -. Il servizio sanitario pubblico, nell’organizzare la sua offerta di servizi, decide in modo assolutamente autonomo le prestazioni da acquistare dai privati, decide in modo unilaterale il prezzo da pagare e non contribuisce, per esempio, al finanziamento dei fattori tecnologico-strutturali occorrenti per la produzione dei servizi acquistati, con evidenti vantaggi economici”.

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