Presentato il libro dedicato a Benedetto XVI “Il Papa del coraggio”

Chiesa e Religione - 4 maggio 2017

VATICAN INSIDER – L’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la Nuova evangelizzazione, non condivide la scelta di chiamarsi «Papa emerito» presa da Benedetto XVI dopo la rinuncia. Il prelato lo ha raccontato nel corso del suo intervento alla presentazione del libro “Il Papa del coraggio”, scritto dal vaticanista di Avvenire Mimmo Muolo e pubblicato per le edizioni Ancora. «Non condivido l’espressione “Papa emerito”, che teologicamente pone più problemi di quanti ne risolva. La rispetto ma non la utilizzerò», in attesa di «qualche altra dizione» meno problematica dal punto di vista teologico, ha detto Fisichella. 

La voce dell’arcivescovo a capo del dicastero che proprio Benedetto XVI la voluto istituire per promuovere la nuova evangelizzazione si aggiunge ad altre che hanno già espresso dubbi e perplessità sulla scelta dell’espressione «Papa emerito». Come quella del vescovo Giuseppe Sciacca, segretario della Segnatura apostolica, il quale ha affermato che «l’unicità della successione petrina non ammette al suo interno alcuna ulteriore distinzione o duplicazione di uffici, seppure non più liberi nell’esercizio». O come quella del cardinale Walter Brandmüller, che ha definito «necessaria e urgente una legislazione che definisca e regoli» lo statuto di chi è stato Papa e non lo è più in seguito alla rinuncia.

Nel suo intervento alla presentazione del libro di Muolo, Fisichella ha sottolineato che la coraggiosa decisione di Ratzinger ha aperto un «nuovo orizzonte» per il futuro della Sede Apostolica, con la possibilità per altri Pontefici di fare lo stesso. L’arcivescovo ha anche precisato come la scelta, certamente dirompente e storica della rinuncia, sia stata vissuta da tutti emotivamente, ma per il suo protagonista, Benedetto XVI, era una decisione pensata e meditata. Fisichella ha anche raccontato dei colloqui con Papa Ratzinger per convincerlo a completare la trilogia di encicliche dedicate alle tre virtù teologali: dopo la carità (“Deus caritas est”) e la speranza (“Spe salvi”) mancava quella sulla fede.

«Mentre si preparava l’Anno della Fede – ha detto Fisichella – nelle riunioni con altri capi Dicastero l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale Levada, aveva detto che il Papa non intendeva scrivere la terza enciclica. Provai a convincere Benedetto XVI, facendogli notare che aveva già fatto molti discorsi e interventi sul tema della fede e che dunque il materiale non mancava. Non potevo sapere che avesse già deciso di rinunciare». L’enciclica “Lumen fidei”, com’è noto, uscirà scritta «a quattro mani» e firmata da Francesco nel 2013.

Dopo Fisichella ha preso la parola padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione Ratzinger e già direttore della Sala stampa vaticana e portavoce di Papa Benedetto. Lombardi ha elogiato la profondità della lettura proposta da Muolo nel libro anche a proposito di alcune chiavi interpretative, come quella della «ragione allargata» o «aperta» anche alla possibilità del trascendente, o al tema della fede, centrale nel pontificato ratzingeriano. Padre Lombardi ha sottolineato l’acutezza di una osservazione dell’autore del libro a proposito di uno degli avvenimenti più dolorosi del pontificato, il famoso Vatileaks: «Mimmo Muolo ha fatto notare come nessuna carta o documento uscito in quel periodo abbia potuto gettare una seppur minima ombra di discredito sul Papa. In tutti i documenti non c’era una parola di insinuazione o critica sulla persona di Benedetto XVI».

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