Il vescovo di Assisi inaugura il Santuario della Spogliazione

Chiesa e Religione - 20 maggio 2017

RADIO VATICANA – Messa solenne, oggi pomeriggio ad Assisi, per la proclamazione della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Santuario della Spogliazione. A presiedere il rito, mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo di Assisi. Per l’occasione, il 16 aprile scorso, Papa Francesco aveva inviato al presule una lettera. Sul significato di questo evento ascoltiamo lo stesso mons. Sorrentino al microfono di Sergio Centofanti:

R. – È un evento che il Papa stesso ha voluto sottolineare con un messaggio stupendo che mi ha inviato e che rinvia alla visita che fece qui ad Assisi il 4 ottobre 2013. La spogliazione evoca il gesto che Francesco fece quando, qui in vescovado, si spogliò fino alla nudità davanti al padre, Pietro di Bernardone, e davanti al vescovo Guido per manifestare che ormai era un uomo di Cristo, tutto di Dio e tutto dei fratelli. E noi abbiamo voluto solennizzare, in qualche maniera, dare visibilità a questa icona ben nota, ma che non era mai stata abbastanza valorizzata nel panorama religioso e francescano di Assisi. Così ho voluto istituire un nuovo Santuario nell’antica cattedrale annessa al vescovado – la Chiesa di Santa Maria Maggiore – per suggerire ai pellegrini questa ulteriore tappa così importante perché la spogliazione è qualcosa che tocca da vicino il senso della nostra vita. Intanto la spogliazione è il mistero stesso di Gesù perché Lui, come Figlio di Dio, si è spogliato in qualche modo della sua gloria per farsi uno di noi fino a morire per noi. Poi, la spogliazione è quella che ci viene chiesta nel Battesimo, quando ci immergiamo in Lui, consegnandogli la nostra vita con tutte le sue miserie, le fragilità, “l’uomo vecchio”- come dice la Scrittura – per risorgere con Lui, come uomini nuovi. Qui Francesco rivisse, in qualche modo, il suo Battesimo: si spogliò di se stesso e si rivestì di Cristo. Dunque c’è un progetto di vita, un progetto battesimale di vivere in maniera piena e che ha tante conseguenze di origine personale, comunitario e sociale. Per noi, dunque, il Santuario della Spogliazione è qualcosa di molto provocatorio: ci impegna, ci coinvolge e ci suggerisce una vita nuova.
D. – Come si presenta questa Santuario?
R. – Intanto è un Santuario articolato, perché c’è l’antica chiesa di Santa Maria Maggiore, davvero molto bella, un gioiellino, molto sobria nelle sue linee e proprio con questa sobrietà si presta ad essere il Santuario della Spogliazione. C’è la sala del vescovado dove noi solitamente facciamo rivivere questo evento di Francesco; poi c’è il luogo dove con ogni probabilità l’evento stesso accadde: il piccolo chiostro che sta tra il vescovado e l’antica cattedrale di Santa Maria Maggiore. Normalmente quando si pensa a questo episodio si ritiene che questo sia avvenuto nella piazza; non sembra sia così: è avvenuto nello spiazzo interno al vescovado dove il vescovo usava accogliere le persone anche per questi momenti di carattere pubblico, giudiziario. Dunque è proprio all’interno del vescovado che l’episodio accadde ed è qui, dunque, che noi cercheremo di farlo rivivere. Devo dire che da mesi c’è un flusso di pellegrini davvero molto edificante. Abbiamo avuto una settimana di incontri, momenti di preghiera e momenti di approfondimento molto, molto partecipati. C’è veramente la benedizione di Dio su questo evento e anche su questa iniziativa.
D. – Il Papa nelle lettera a lei indirizzata ha detto che il nuovo Santuario nasce come profezia di una società più giusta e solidale …
R. – Il Santuario si presenta davvero come una profezia: chiede a noi tutti qualcosa e rispecchia una situazione nel mondo che davvero non è secondo il cuore di Dio e va assolutamente cambiata. Noi cristiani dobbiamo sentirci in prima linea in questo cambiamento. Abbiamo il Vangelo che ci incalza; è davvero l’ora di un impegno nuovo, serio, profondo che ci metta come credenti anche nella condizione di stimolare un cambiamento generale dei costumi della società, perché non domini più tanta povertà e tanta miseria, perché quanti hanno tanto – sono pochi rispetto alla moltitudine dei nullatenenti – imparino come Francesco a donarsi e a donare perché ci sia più giustizia e solidarietà.

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