Il parroco di Aleppo: Siria ridotta in macerie, ma ora speriamo

Chiesa nel Mondo - 31 dicembre 2016

img_0288RADIO VATICANA – L’Onu ha lanciato un appello per avere accesso alle popolazioni siriane che necessitano di aiuti umanitari, specie nelle aree assediate.

Il Consiglio di Sicurezza ha programmato per oggi la votazione sulla risoluzione per approvare l’accordo di cessate il fuoco mediato da Russia e Turchia e per ribadire il supporto a una tabella di marcia per la pace che inizi con un governo di transizione. La risoluzione promossa dalla Russia chiede anche “un rapido, sicuro e senza ostacoli” accesso per fornire aiuti umanitari in tutto il Paese e guarda a un incontro a fine gennaio tra il governo siriano e l’opposizione nella capitale kazaka Astana. Per una testimonianza dalla Siria, Elvira Ragosta ha raggiunto telefonicamente il padre francescano Ibrahim Alsabagh, responsabile della comunità latina di Aleppo:

R. – Prima di tutto, per noi è un segno di grande speranza la fine di questi bombardamenti sui civili: i nostri bambini hanno potuto riprendere ad andare a scuola in pace. E un altro segno veramente meraviglioso è stato il cessate-il-fuoco in tutto il territorio della Siria che – lo speriamo veramente – si manifesti forte e duraturo nel tempo.

D. – E si guarda anche ai prossimi colloqui in Kazakhstan e poi a Ginevra – i colloqui di pace …

R. – Sono tutti segni che riempiono il cuore di tranquillità: a noi, ma soprattutto alla popolazione sofferente che da più di cinque anni ha avuto tanto dolore, ha vissuto costantemente nel terrore dei bombardamenti e di condizioni di vita impossibili.

D. – Quali sono le vostre speranze per la pace in Siria per il 2017?

R. – Veramente, vogliamo sentire che è finita, sentire l’affermazione che tutta questa crisi, tutta questa guerra è finita, e di poter parlare di questa cosa come si parla di una cosa del passato; vogliamo che sia un momento, un anno pieno di pace e di riconciliazione, nell’arco del quale possiamo anche curare le ferite del passato e ricucire la comunione e l’unità, ricominciare a pensare e a progettare per ricostruire il Paese che ormai è ridotto in macerie e ruderi.

D. – Questo terribile conflitto, in oltre cinque anni ha provocato più di 400 mila morti e milioni di profughi. Com’è al momento la situazione umanitaria in Siria e ad Aleppo, in particolare?

R. – Per quanto noi cerchiamo e riusciamo a fare con tutte le associazioni internazionali e locali, sappiamo che non possiamo coprire tutti i bisogni; tante gente ancora vive il dramma sulla sua pelle con la fame, la sete, il freddo … ma soffre anche per aver perduto tutto quello che aveva, per vivere senza un tetto … Noi cerchiamo con tutte le nostre forze di fare la nostra parte; ma veramente i bisogni sono molto, molto al di là di quello che noi possiamo offrire.

D. – Come parrocchia di San Francesco ad Aleppo avete inviato una lettera al Papa per ringraziarlo del suo messaggio per la 50.ma Giornata mondiale della pace …

R. – E’ stato un modo per manifestare una grandissima gratitudine da parte del clero ma anche da parte dei bambini e delle famiglie, specialmente di Aleppo, perché abbiamo sentito il Papa vicino, quasi quasi che vivesse ogni giorno insieme a noi il dramma e la sofferenza e gli effetti della guerra; abbiamo accennato alle impossibili condizioni di vita dei bambini che subiscono più degli altri le conseguenze della guerra: dalla mancanza di cibo a quella delle cure mediche, dalle sofferenze al terrore in cui vivono; e abbiamo sicuramente anche accennato alla lettera del Papa sulla non violenza: cerchiamo sempre di essere ambasciatori del perdono, questo perdono che abbiamo dato e che continuiamo a dare, anche in forma di preghiera, anche per coloro che hanno lanciato missili e bombe su di noi. E abbiamo anche accennato che noi stiamo seguendo questa via del combattimento con le armi della luce, che sono la carità, la verità e la preghiera. Poi gli abbiamo assicurato il nostro affetto, il nostro amore, la nostra preghiera e abbiamo chiesto la sua benedizione, per noi e per tutta la Siria e per tutto il Medio Oriente. Anche per tutto il mondo.

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