Stati Uniti. Un sacerdote perdona “in anticipo” il suo assassino

Chiesa nel Mondo - 2 febbraio 2017

padre_robertRADIO VATICANA – “Non condannate a morte il colpevole del mio omicidio”. Lo ha scritto nel 1995, padre René Wayne Robert, ucciso nell’aprile scorso, in Georgia, negli Stati Uniti, da uno dei tanti ragazzi con problemi psichici che aiutava e che ora è condannato a morte. Tre vescovi e oltre 7.400 persone della diocesi di S. Augustine hanno firmato una petizione chiedendo che non venga inflitta la pena capitale. E il dibattito sulla cultura della vita torna in primo piano negli Usa. Massimiliano Menichetti: 

“Chiedo che la persona trovata colpevole del mio omicidio non sia condannata a morte, non importa quanto sia stato efferato il crimine e quanto io possa aver sofferto”. Padre Robert ha cinquant’anni quando scrive queste parole in quella che chiama “Declaration for life”, una Dichiarazione per la vita fatta autenticare da un notaio.

Nato a New York, Robert è prima frate francescano, poi prete diocesano, senza mai rinunciare al voto di povertà. Dedica la sua vita all’assistenza di detenuti e persone con disabilità anche psichica. E’ un faro nella diocesi di S. Augustine in Florida, ma conosce i rischi che corre, proprio per quelle debolezze con cui lui lotta e per cui prega ogni giorno.

Nell’aprile dello scorso anno, Steve Murray, un ventottenne che lui aiutava, dopo avergli chiesto un passaggio lo uccide a colpi di pistola. “Avevo problemi mentali e ho perso il controllo” dirà ai giudici dopo l’arresto. Il procuratore di Augusta ha definito l’omicidio di padre Robert “orribile e inumano. Ora Murray è condannato a morte.  Ma la luce del sacerdote degli ultimi non si spegne. Ieri tre vescovi, diversi sacerdoti e attivisti, hanno chiesto al procuratore distrettuale che sia sospesa la pena capitale in rispetto al lascito, al perdono di padre Robert. Con loro anche una petizione di 7.400 firme della sola diocesi di S. Augustine. Un incontro definito “cordiale” anche se il magistrato non si è però sbilanciato sule future decisioni del tribunale.

Uno dei vescovi ha detto che Murray merita di essere punito, tuttavia “imporre una sentenza di morte come conseguenza di un omicidio perpetua il ciclo di violenza nella nostra comunità”. Negli ultimi dieci anni la Georgia ha eseguito 33 condanne a morte.

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