Messico. Card. Suárez: muri vergognosi, narcotraffico è cancro

Chiesa nel Mondo - 12 aprile 2017

RADIO VATICANA – “Il narcotraffico è un cancro che deve essere debellato”. Così il cardinale Alberto Suárez Inda, arcivescovo emerito di Morelia, in Messico. Il porporato, in un’intervista in esclusiva alla Radio Vaticana, parla anche del muro con gli Stati Uniti dicendosi certo che nel tempo cadrà, perché – dice – i “muri sono tutti una vergogna”. Il cardinale venuto a Roma per il convegno, salutato anche dal Papa, per i 50 anni della Enciclica di Paolo VI “Populorum progressio”, ha ribadito il cammino della Chiesa in una “dimensione integrale”. L’intervista è di Massimiliano Menichetti:

R. – Ci sono ostacoli nelle guerre, nel progresso delle scienze che mettono in pericolo la dignità delle persone, la sopravvivenza. Il mondo cerca, ha bisogno, di una speranza. Bisogna mostrare al mondo la Buona Novella del Vangelo che è veramente la risposta a tante inquietudini che sono dietro ai fallimenti. Cristo è la risposta e la Chiesa ha un tesoro che è proprio Cristo stesso.

D. – Che cosa dire oggi ai giovani sacerdoti?

R. – Che vale la pena essere sacerdoti, lottare ogni giorno contro la fatica, contro la tentazione di pensare che non si può raggiungere una meta. Penso che i giovani sacerdoti abbiano un vantaggio molto grande: la possibilità di capire i coetanei, i più  giovani. In questo modo il Vangelo oggi può attrarre di più, può essere più reale, più vivo, quando si vede l’autenticità di un sacerdote che lavora, prega e che soprattutto è vicino agli altri, ai giovani, e che fa le cose in modo fedele, direi eroico, perché l’ambiente non è così facile.

D. – Qual è il consiglio?

R. – Essere loro stessi, ma andare alla fonte dell’esperienza senza pensare che si può scoprire tutto da sé. Ogni giorno, anche io devo imparare. Tutti quanti: i giovani dai vecchi, i vecchi dai giovani; bisogna costruire ponti non creare un abisso tra le generazioni.

D. – Cardinale, vescovo, sacerdote: lei sta sempre vicino alla gente. Una delle più grandi piaghe del Messico è il narcotraffico. Perché non si riesce a sconfiggerlo?

R. –  Ci sono due grandi difficoltà. La prima è il consumo che purtroppo non si ferma. Soprattutto negli Stati Uniti c’è sempre mercato. Penso che sia più importante convincere i nostri che la felicità non è il denaro e che il narcotraffico distrugge; è veramente la morte per tutti, sia per quelli che sfruttano sia per le sue vittime. È un mostro, un cancro.

D. – Come si debella?

R. – Con l’educazione e l’evangelizzazione. Pregare il Signore e lavorare allo stesso tempo, ogni giorno in dialogo con le autorità, con gli educatori e soprattutto con le famiglie che devono avere anche altre opportunità, altri mezzi per andare avanti, perché i giovani non hanno un impiego, non hanno opportunità di studiare… e allora il narcotraffico diventa una grande tentazione.

D. – Il Messico vive un’altra prova: quella del muro con gli Stati Uniti. Tante persone vengono rimpatriate e rimane la difficoltà del lavoro nel Paese …

R. – In Messico ci sono risorse, aziende che devono impegnarsi di più per creare posti di lavoro. Anche il nostro governo, adesso, sta cercando di creare relazioni con altri Paesi perché non possiamo rimanere isolati. Penso che i muri siano vergognosi e non sarà una soluzione a lungo termine, perché l’uomo cercherà sempre di raggiungere la comunicazione, la comunione… Le cose cambieranno certamente. Penso che questo sia il problema di oggi; domani si potrà avere una soluzione differente, intanto dobbiamo lavorare con le nostre possibilità per realizzare il nostro sogno, ovvero che il Messico abbia non solo dignità ma anche lavoro per tutti.

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