“Florence”: con una Meryl Streep straordinaria e malinconica

Cultura e Società - 22 dicembre 2016

imageRADIO VATICANA – E’ da oggi nelle sale italiane il magnifico “Florence” di Stephen Frears, protagonista la cantante americana Florence Foster Jenkins che nella prima metà del secolo scorso divenne famosa per essere del tutto inadeguata al canto e assolutamente stonata. Meryl Streep la interpreta con la solita perfezione e un tocco di malinconia. Un film che parla anche di felicità. Il servizio di Luca Pellegrini:

Questa è la vera voce di Florence Foster Jenkins, che s’inerpica sulle agilità mozartiane della Regina della Notte. Era nata nel 1868 in Pennsylvania. I suoi genitori le impedirono il canto. Scappò a Filadelfia, per inseguire la sua passione, per dimostrare quella sua spensierata e pericolosa indipendenza, non facile all’epoca per una donna. Quando ereditò la loro fortuna, il canto tornò al centro della sua vita, pur se irrimediabilmente non dotata di note, acuti, tecnica, intonazione. I suoi famosi concerti newyorkesi si trovarono sospesi tra il ridicolo a stento trattenuto e lo stupore, questo sì sul volto di tutti. Furono i soldi a costruire il suo sogno, certo. Ma anche quel senso di farmacologica pietà che alcuni devotamente le dimostrarono. E ammirazione, perché Florence sapeva come farsi amare, eccome. Voleva distribuire felicità al prossimo per sentirsi lei stessa felice, cantando. Dopo “Marguerite” di Xavier Giannoli, il cinema torna a raccontare la vita di questo singolare personaggio del melodramma. Stephen Frears è riuscito facilmente a convincere Meryl Streep ad interpretare la cantante, che vera cantante non fu.

La ricca società plaudente e ipocrita le faceva credere di essere una star, e inverosimilmente lo divenne sul serio. Ogni concerto era accuratamente organizzato dal devoto, paziente compagno e manager St. Clair Bayfield, attore fallito pure lui, al quale Hugh Grant, invece attore superbo, dona nel film una patina di leggera malinconia. Il suo compito era quello di predisporre inviti mirati e ammettere soltanto critici pagati, per non infrangere in mille pezzi la precaria esistenza – almeno dal punto di vista psicologico e fisico – della donna che lui in fondo amava. Per Meryl Streep in questo film e nel bizzarro personaggio che interpreta, conta molto l’illusione. «Viviamo anche di illusioni – ha confessato la grande attrice americana – il cinema è illusione. Non potremmo vivere in un mondo fatto solo di documentari. Illusione è arte, è bellezza, serve per poter dire qualcosa che non ha tempo».

Lady Florence, come chiedeva di essere chiamata, morì a 76 anni. Non perché le piombarono addosso come una tempesta le malevole (e pur giuste) critiche, all’indomani del suo storico concerto del 25 ottobre 1944 alla Carnegie Hall, uno dei momenti più gustosi del film. Lady si spense, invece, un mese e un giorno dopo quello straordinario evento soltanto per l’età e la malattia, la sifilide, che aveva contratto la prima notte di nozze dal primo marito. Il cuore che smise di battere era un cuore felice, come lo era stato sempre. Quella felicità che nei tempi duri della guerra era stato capace di trasmettere a tanti.

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