Festa Santa Famiglia. Belletti: una scommessa che si puo’ vincere!

Cultura e Società - 30 dicembre 2016

imageRADIO VATICANA – Festa oggi della Santa Famiglia, che seppe accogliere in Terra il figlio di Dio. Un istituzione la famiglia nei millenni diversamente promossa e tutelata ma anche attraversata specie negli ultimi decenni da ondate di avversione e di attacchi alla sua identità di unione fondata sul matrimonio di un uomo e una donna. Dunque, quale significato sociale riveste oggi questa festa? Roberta Gisotti lo ha chiesto al prof. Francesco Belletti, sociologo, direttore del Centro internazionale di studi sulla famiglia (Cisf)

R. – Festeggiare la Santa Famiglia significa partire da quella accoglienza di Maria ad una chiamata incomprensibile. In fondo, oggi tutti i giovani si trovano in questa situazione, è come se davanti alla scelta del matrimonio e dell’impegno tutti si dicessero: “Ma perché? Come faccio a farlo? Come faccio a scommettere sulla famiglia?”. Eppure tutti hanno un grande desiderio, infinito, di essere in un posto dove si appartiene, in un posto dentro cui le persone sono legate da un vincolo che è quello del dono reciproco, della solidarietà, del dare la vita per gli altri. Ecco, credo che nell’esperienza umana sapere da dove si viene e il potere essere in un posto che è casa propria sia decisivo. Quindi al di là dei cambiamenti culturali, degli attacchi degli ultimi decenni, la famiglia rimane un valore che ogni uomo e ogni donna oggi ancora desiderano.
D. – Si dice spesso che la famiglia tradizionale sia in crisi ma quanto di questa crisi si può imputare alla mancata tutela sociale di questa istituzione?
R. – Questo è proprio un frutto degli ultimi decenni, di quella che in sociologia si definisce la “postmodernità”. Sta vincendo un paradigma individualista e anche Papa Francesco ci ricorda questa deriva di un narcisismo, di un uomo che pensa di poter bastare a se stesso. Invece la famiglia è proprio il luogo dell’altro, è proprio il luogo in cui io desidero stare con l’altro, voglio stare negli stessi spazi per tutta la vita. Ed è questa la grande domanda, del non essere soli, quello che risuonava nel linguaggio biblico: ‘non è bene che l’uomo sia solo’. Ecco, la famiglia è la risposta, il dono che Dio ci ha dato perché non siamo soli. A me parlare di famiglia tradizionale quasi disturba, nel senso che oggi la parola ‘tradizionale’ è come se rimandasse a una cosa già passata, non più valida. Invece oggi la famiglia è l’esperienza più nuova che un giovane possa inventarsi. E’ proprio la scommessa della vita. E, moltissime storie di famiglie, di coppie che stanno insieme da 50, 60 anni, dicono che questa scommessa si può vincere.
D. – Dunque, i diritti individuali e i diritti della famiglia: gli uni stanno scalzando gli altri, con quali conseguenze?
R. – L’individualismo è il vero nemico oggi della famiglia: cioè, che le persone oggi pensino di bastare a se stesse, come se il legame familiare fosse un nemico della propria libertà. E invece attraverso i legami tra le persone, la famiglia restituisce senso all’esperienza della vita e restituisce solidarietà, legami significativi. E’ la prima risorsa. Infatti, le persone più in difficoltà sono quelle che non hanno legami familiari. Invece davanti anche a povertà, davanti a grandi shock, perdite di lavoro, ecc. se la famiglia tiene la persona è tenuta insieme. Quindi veramente la festa della Santa Famiglia è una grande occasione per ripensare alla famiglia e anche per rendersi conto che la famiglia è una grande risorsa di ogni società. Quindi l’assenza di politiche per la famiglia, l’indifferenza dei pubblici poteri, che spesso si nota di fronte alla famiglia, è una grave colpa, una grave mancanza: sostenere le famiglie significa investire sulla coesione, investire sulla solidarietà, tenere insieme il Paese.

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