Hargot, la sessuologa non credente che dà ragione alla Chiesa

Cultura e Società - 19 aprile 2017

RADIO VATICANA – La tirannia del porno che, accessibile a tutti, oggi distorce la sessualità; l’assenza dei genitori nella vita affettiva dei ragazzi; i paradossi della rivoluzione sessuale. Sono solo alcuni dei temi trattati da Therese Hargot nel libro intitolato “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)”, edito da Sonzogno. Il pensiero controcorrente dell’autrice, sessuologa-filosofa belga, 32 anni, tre figli, esperta conoscitrice dei giovani, interroga e colpisce soprattutto perché da non credente sostiene che “la visione della Chiesa sull’uomo non è vera solo per chi ha fede”. Il giornalista Giovanni Marcotullio ha curato la tradizione italiana del libro. Paolo Ondarza gli ha chiesto perché lo consiglierebbe:

R. – Lo consiglierei perché penso che nessuno di noi sia sessualmente liberato, oggi e per sempre; tutti noi abbiamo il tarlo della nostra concupiscenza che ci porta ad amare troppo cose che ci fanno male o a non amare abbastanza cose che ci fanno bene. Su questi due fronti io credo che questo libro sia un buono scudo e anche una buona spada.

D. – Tanto più non essendo confessionale …

R. – Tanto più non essendo confessionale, perché può aprire un dibattito laico, aperto a tutti. Vedere una giovane, bella, frizzante sessuologa che riesce a spiegare fondamentalmente i contenuti che si trovano anche nella “Humanae Vitae”, è qualcosa che deve far riflettere noi cattolici sulla ragionevolezza delle cose che diciamo.

D. – Sessualmente liberata, questa gioventù o quasi …

R. – Da un lato, abbiamo tutti il retaggio di un’epoca di liberalizzazione che ci ha resi – se vogliamo – schiavi di alcune mode, di alcune tendenze, di alcuni pensieri dominanti; dall’altro, anche ammesso che riusciamo a emendarci da questi fantasmi sociali, abbiamo comunque una nostra battaglia – tutti – da combattere per riuscire a vivere le pulsioni della sessualità nella loro energia vitale così come fanno bene a noi stessi e alla società, e non come distruggono noi stessi e quelli che ci stanno vicini.

D. – Chi scrive è una giovane madre, una filosofa che propone contenuti importanti perché è a stretto contatto con i giovani, a partire da una riflessione sul bombardamento di contenuti violenti a cui i giovani stessi sono sottoposti. Nello specifico, nel mirino del libro, finisce il tema della pornografia …

R. – Sembra puerile e velleitario pensare di intraprendere una crociata contro la pornografia … bè, lei molto realisticamente dice invece che ci sono Paesi nel mondo dove oggi non si accede ai siti porno, ci sono Paesi al mondo dove non si accede a siti di gioco d’azzardo e che una società deve avere il coraggio di verificare se una cosa le fa bene o se le fa male; e se le fa male, anche di bloccarla.

D. – Parlavamo anche della concretezza di questo libro, e concreto è il problema di fronte al quale si trovano molti genitori che si vedono i figli in balìa di questi contenuti e non sanno che risposta offrire loro. Ma gli stessi ragazzi, sovraesposti a queste immagini, sono le prime vittime. Questo libro offre delle soluzioni?

R. – Sì: ci sono delle proposte. La sessualità è cosa che nasce fondamentalmente in famiglia. Non c’è un ambiente più adatto, meglio deputato della famiglia a trattare le tematiche della sessualità e a introdurre gli adolescenti alla scoperta della propria vita sessuale matura. E’ chiaro che questo presuppone che la famiglia, a sua volta, sia matura.

D. – Un libro controcorrente, il tema – possiamo dirlo – non è adatto ai bambini, ma riguarda i bambini …

R. – Ecco, la Hargot dice che più che corsi di educazione sessuale, nelle classi servono corsi di filosofia: per donarsi liberamente bisogna che ci sia qualcosa da donare o qualcuno che si doni; bisogna che ci sia una maturità affettiva tale che l’attività affettiva, con i suoi risvolti anche sessuali, non sia lo sfruttamento reciproco che otto volte su dieci capita a tutti, anche ad adulti consenzienti, anche a gente sposata o risposata. Ecco: lo strumento è crescere nella consapevolezza di sé, crescere nella capacità assertiva di sé, nella capacità di dire cosa si vuole, nel maturare chi si è e nel sapersi relazionare con gli altri.

D. – La negazione degli stereotipi di genere oggi viene spesso suggerita come la soluzione per un libero sviluppo sessuale dei bambini: la Hargot su questo ha un punto di vista piuttosto inedito …

R.- Sì, è un punto divista provocatorio. Lei dice: “Togliete gli stereotipi di genere ai bambini e questi non sapranno equilibrare la loro affettività, non sapranno equilibrare la loro personalità sul versante relazionale. Occorre invece che interiorizzino quegli stereotipi in modo naturale e che, crescendo, maturino la libertà di superarli e di diventare ciò che loro stessi devono essere”.

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