Papa Francesco saluta Panama: “Non so se ci sarò a Lisbona, ma ci sarà il successore di Pietro”

Gmg Panama - 28 Gennaio 2019

L’ultimo capitolo di ogni Giornata mondiale della Gioventù è dedicato a loro: i volontari, gli “angeli custodi” che assicurano la buona riuscita dell’evento attraverso un lavoro senza sosta volto a garantire ordine e sicurezza all’enorme flusso di pellegrini o attraverso piccoli gesti come offrire acqua, cibo e i vari kit. Quelli di Panama sono centinaia e sono riuniti tutti nello Stadio Rommel Fernández, dove si svolge l’incontro col Papa, ultimo appuntamento del viaggio di Bergoglio nel Paese centroamericano prima del rientro a Roma.

Sono ragazzi e ragazze, alcuni giovanissimi, non solo cattolici ma anche ebrei, buddisti e musulmani, provenienti da Panama e da Paesi limitrofi dell’America del sud e del centro. A loro Francesco rivolge parole sincere di gratitudine: «Avete voluto dedicare il vostro tempo, le energie, le risorse a sognare e costruire questo incontro. Avreste perfettamente potuto scegliere altre cose, ma avete voluto impegnarvi. Dare il meglio di voi per rendere possibile il miracolo della moltiplicazione non solo dei pani ma della speranza. E c’è bisogno di moltiplicare la speranza. Qui, ancora una volta, dimostrate che è possibile rinunciare ai propri interessi a favore degli altri».

L’appuntamento con il Papa è intervallato da momenti di musica e danza, a cominciare da una bizzarra versione moderna dell’Annunciazione – con tanto di bachata tra l’arcangelo in cappello bianco “panama”, per l’appunto, e la giovane Maria -, e dalle testimonianze di una pellegrina  di Lisbona, dove si terrà la prossima Gmg nel 2022, e di un ragazzo e di due ragazze panamensi.

Tra queste c’è anche Stella Maris del Carmen che racconta con commozione di aver fatto nel 2016 i lavori più umili insieme alla sorella , come vendere muffin e caramelle, pur di racimolare una somma che gli permettesse di partecipare alla Gmg di Cracovia. Ma in quell’anno tutti e tre i loro nonni sono morti e le due ragazze hanno dovuto impiegare i risparmi per coprire le spese. Poi la «sorpresa» di Dio di sapere che tre anni dopo il Papa sarebbe andato a casa loro, a Panama, per celebrare lo stesso evento tanto desiderato.

Stella Maris non ha esitato ad arruolarsi tra i volontari del suo Paese. Il Papa l’ha abbracciata con affetto e a braccio le ha detto: «Quanto leggevi ho sentito quasi una voglia di piangere… Hai rinunciato a partecipare a qualcosa che ti piaceva e che avevi sognato per poter aiutare e sostenere la tua famiglia, per onorare le tue radici. E questo ti fa donna, ti fa adulta! Il Signore, senza che te lo aspettassi né lo pensassi, ti stava preparando il regalo che la Gmg sarebbe venuta nella tua terra. Al Signore piace fare questi scherzi, rispondere così a questa generosità, è così che ci vuole bene».

Questo è un messaggio per «molti di voi che hanno fatto rinunce di ogni tipo», afferma il Papa. A braccio invita ognuno a pensare per qualche istante in silenzio «a cosa avete rinunciato per fare i volontari»; poi riprende: «Avete dovuto accantonare sogni per prendervi cura della vostra terra, delle vostre radici. Questo il Signore lo benedice sempre, e non si lascia vincere in generosità. Ogni volta che rinviamo qualcosa che ci piace per il bene degli altri e specialmente dei più fragili, o delle nostre radici come sono i nostri nonni e anziani, il Signore ce lo restituisce al cento per uno. Perché nella generosità nessuno può vincerlo, nell’amore nessuno può superarlo».

Il Papa si rivolge anche a Bartosz che parlava delle «debolezze» di molti ragazzi nello svolgere questo servizio. «Il bello è che queste debolezze non ti hanno fermato nel tuo impegno e nemmeno sono diventate la cosa centrale e più importante», sottolinea. L’invito è per tutti: «Non lasciare che i limiti, le debolezze e nemmeno i peccati ci frenino e ci impediscano di vivere la missione, perché Dio ci chiama a fare quello che possiamo e a chiedere quello che non possiamo, sapendo che il suo amore ci prende e ci trasforma in maniera graduale».

Se si mettono «il servizio e la missione al primo posto», il resto «verrà in aggiunta», assicura il Papa. «Grazie a tutti», prosegue, «in questi giorni siete stati attenti e disponibili fino ai più piccoli, quotidiani e apparentemente insignificanti dettagli, come offrire un bicchier d’acqua, e – contemporaneamente – avete seguito le cose più grandi che richiedevano molta pianificazione. Avete preparato ogni particolare con gioia, creatività e impegno, e con molta preghiera. Perché le cose pregate si sentono in profondità».

«Com’è importante ascoltarvi e renderci conto della comunione che si crea quando ci uniamo per servire gli altri!», esclama ancora Francesco. C’è «una gioia diversa» che si sperimenta quando si ha «l’opportunità di lavorare fianco a fianco con gli altri per raggiungere un sogno comune». «Voi ora sapete come batte il cuore quando si vive una missione, e non perché qualcuno ve l’ha raccontato, ma perché l’avete vissuto. Avete toccato con mano che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”».

Dopo questa «esperienza di fede più viva, più reale», adesso arriva il momento dell’invio: «Andate e raccontate, andate e testimoniate, andate e trasmettete quello che avete visto e udito – esorta il Papa -. Tutto questo, cari amici, fatelo conoscere. Non con tante parole ma, come avete fatto qui, con gesti semplici e quotidiani, quelli che trasformano e fanno nuove tutte le ore».

Soprattutto, come spesso nei suoi discorsi ai giovani, Jorge Mario Bergoglio incoraggia al dialogo con i «nonni». E ricorda a proposito uno dei “personaggi” distintisi in questa Gmg 2019: la vecchietta che ogni giorno si faceva trovare fuori dalla Nunziatura, vicino alla recinzione dove passava l’auto papale, con un berretto e un cartello con su scritto in spagnolo “Noi nonne sappiamo fare caos, con saggezza”. «Era forte questa abuela! Sembrava anziana , le ho chiesto quanti anni aveva e ne ha 14 meno di me, che vergogna!», scherza Francesco. «Unitevi con i nonni e fate chiasso con loro. Non abbiate paure, andate e parlate», sollecita.

Da qui, come già a Cracovia tre anni fa, si congeda dai giovani con la promessa coperta da un velo di tristezza: «Non so se ci sarò alla prossima Giornata mondiale della Gioventù, ma Pietro sicuramente ci sarà e vi confermerà nella fede». In ogni caso, in questo tempo di preparazione a Lisbona – dice – «andate avanti, con forza e coraggio e, per favore, non dimenticatevi di pregare per me».

Dallo Stadio Rommel Fernández, Papa Francesco si è trasferito in automobile all’aeroporto internazionale di Tocumen dove, dopo una sobria cerimonia di congedo, si è imbarcato sull’aereo dell’Avianca che, dopo undici ore e trentacinque minuti di volo, lo porta a Roma. L’arrivo a Ciampino è previsto per le 11.50 (ora italiana) di lunedì 28 gennaio. (Vaticaninsider)

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