L’arcivescovo di Bari vieta messa in suffragio del presunto boss

News - 27 dicembre 2016

imageAVVENIRE – «Ti vieto di celebrare la S. Messa», scritto in neretto: si conclude a sera, con questa frase dell’arcivescovo di Bari, monsignor Francesco Cacucci, la vicenda della Messa di suffragio per il presunto boss della mafia canadese Rocco Sollecito, 67 anni, ucciso in un agguato lo scorso maggio a Montreal.

L’annuncio della celebrazione, inizialmente prevista per domani, martedì 27 dicembre, alle 18.30 nella Chiesa Madre di Grumo Appula, paese di 13mila abitanti a 16 chilometri da Bari, era stato dato da don Michele Delle Foglie con manifesti affissi in città in cui si invitavano i fedeli a partecipare alla celebrazione in memoria. Il parroco di Santa Maria Assunta si descriveva «spiritualmente unito ai familiari residenti in Canada e con il figlio Franco venuto in visita nella nostra cittadina».

Il primo contrordine è arrivato nel pomeriggio dal questore di Bari Carmine Esposito: la messa non sarà pubblica, ma strettamente privata, e sarà celebrata alle 6 di mattina. Infine, in serata, la nota chiarificatrice dell’arcivescovo indirizzata a don Michele, in cui si ricorda che già quando Sollecito fu ucciso il parroco voleva celebrare una messa che fu ugualmente vietata dal questore in «forma pubblica e solenne».

Aver deciso di fissare una messa in suffragio, nonostante il precedente divieto del questore, reiterato anche oggi, provoca «grave scandalo», oltre a essere un decisione presa «in modo arbitrario e senza consultare l’Ordinario diocesano». Monsignor Cacucci quindi vieta la celebrazione, e nel caso di disobbedienza preannuncia che sarà «costretto ad assumere i provvedimenti disciplinari previsti dalle norme giuridiche vigenti».

Rocco Sollecito, esponente di spicco del crimine organizzato italiano in Canada, fu ucciso il 27 maggio scorso con colpi di arma da fuoco mentre guidava la sua Bmw bianca. La sua uccisione rappresentò un duro colpo per una delle famiglie mafiose del clan Rizzuto, ritenuto dagli investigatori tra i più potenti del Canada. “È un omicidio legato alla mafia”, spiegò Franco di Genova, il portavoce della polizia di Laval, area in cui fu stato ucciso Sollecito, grumese di origine agrigentine. La vittima faceva parte della cupola di sei membri che dalla fine degli anni Novanta aveva gestito gli affari illeciti a Montreal. Dei sei presunti mafiosi, solo due sono vivi perché in carcere, gli altri sono caduti in agguati.

Dopo l’omicidio la salma del presunto boss fu portata e Grumo Appula, sua città d’origine. Le esequie, come da disposizioni del questore, furono celebrate all’alba per motivi di ordine e di sicurezza pubblica.

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