Palermo. Don Pertini picchiato allo Zen: «Porgo l’altra guancia»

News - 29 dicembre 2016

imageAVVENIRE – Perdona i suoi aggressori e tende loro la mano: «Vi voglio bene, vi aspetto, Dio vi protegga e vi illumini». Padre Miguel Pertini, il parroco del quartiere Zen di Palermo vittima di una brutale aggressione all’alba di martedì e di un furto, rompe il silenzio e celebra la messa pomeridiana ieri pomeriggio. Guarda negli occhi le centinaia di persone che affollano la chiesa di San Filippo Neri e si commuove. «Non mi fermerò, terrò le porte aperte e lavorerò sempre di più», dice pensando alla violenza subita, alla paura provata dai suoi anziani genitori giunti a Palermo dall’Argentina per le vacanze di Natale. Quell’abbraccio con i bambini e le famiglie venute a sostenerlo e con i rappresentanti delle istituzioni sotto l’altare dice più di molte parole.

Il sacerdote italo-argentino di 47 anni, lontano parente dell’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini, supera la sua proverbiale ritrosia, non ci sta a generalizzare sulla violenza del quartiere, definisce quello che è accaduto «solo un episodio», ma prova dolore per il furto delle ostie consacrate, «è come se avessero toccato la mia famiglia, in quel pane c’è Gesù».

Le indagini della polizia, per capire cosa ci possa essere dietro questa strana aggressione e questo furto, continuano. Decine di agenti, con le unità cinofile e i vigili del fuoco, ieri hanno perquisito abitazioni di detenuti ai domiciliari, sorvegliati speciali e pregiudicati, così come un centinaio di box, spesso utilizzati in questa zona di periferia come ripostigli per droga e armi. E, infatti, sono stati sequestrati cartucce, stecche di hashish e decine di dosi di cocaina ed eroina.

L’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, tornato ieri sera da fuori città, andrà a trovare oggi il parroco. «Sono molto preoccupato per il furto sacrilego. Non so che consapevolezza potessero avere coloro che si sono impossessati delle ostie, ma si tratta di un sacrilegio – afferma –. Escludo che si sia trattato di una vendetta. La cosa che mi fa riflettere e mi rattrista è che si sarebbe trattato di ragazzi giovanissimi».

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