Papa ai giovani: “Fate sentire il vostro grido!”

News - 13 gennaio 2017

ZENIT – “Uscire” per lanciarsi “verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni”, senza aver paura di “ascoltare lo Spirito” che “suggerisce scelte audaci”, né indugiare “quando la coscienza chiede di rischiare per seguire il Maestro”. È l’incoraggiamento che Papa Francesco rivolge a tutti i giovani del mondo in una Lettera diffusa oggi, in occasione della presentazione del documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi.

Un documento che, scrive il Papa, è una “bussola” lungo il cammino che porterà all’assise in programma per ottobre 2018, sul tema ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’. “Ho voluto che foste voi al centro dell’attenzione perché vi porto nel cuore”, spiega il Pontefice. Che rivolge a ragazzi e ragazze le parole di Dio ad Abramo: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò».

Parole “indirizzate anche a voi”, sottolinea Francesco, perché “parole di un Padre che vi invita a ‘uscire’ per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna”. Bisogna “ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo”, dice.

In sostanza è lo stesso invito che Dio rivolge ad Abramo quando gli disse «Vattene». “Che cosa voleva dirgli? Non certamente di fuggire dai suoi o dal mondo. Il suo fu un forte invito, una vocazione, affinché lasciasse tutto e andasse verso una terra nuova. Qual è per noi oggi questa terra nuova, se non una società più giusta e fraterna che voi desiderate profondamente e che volete costruire fino alle periferie del mondo?”, domanda Bergoglio. Ma purtroppo, oggi, il «Vattene» assume un significato diverso”: è “quello della prevaricazione, dell’ingiustizia e della guerra. Molti giovani sono sottoposti al ricatto della violenza e costretti a fuggire dal loro paese natale. Il loro grido sale a Dio, come quello di Israele schiavo dell’oppressione del Faraone”, afferma il Papa.

“Anche a voi – dice ancora ai giovani – Gesù rivolge il suo sguardo e vi invita ad andare presso di lui. Carissimi giovani, avete incontrato questo sguardo? Avete udito questa voce? Avete sentito quest’impulso a mettervi in cammino? Sono sicuro che, sebbene il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo alla gioia piena”. Tutto ciò, assicura il Pontefice, “sarà possibile nella misura in cui, anche attraverso l’accompagnamento di guide esperte, saprete intraprendere un itinerario di discernimento per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita. Pure quando il vostro cammino è segnato dalla precarietà e dalla caduta, Dio ricco di misericordia tende la sua mano per rialzarvi”.

Non manca nella lettera un riferimento alla ultima Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia e al quesito cruciale posto durante quei giorni d’estate: «Le cose si possono cambiare?». «Sì» era la fragorosa risposta dei giovani di tutto il mondo. “Quel grido nasce dal vostro cuore giovane che non sopporta l’ingiustizia e non può piegarsi alla cultura dello scarto, né cedere alla globalizzazione dell’indifferenza”, dice Papa Francesco. “Ascoltate quel grido che sale dal vostro intimo!”, esorta, “anche quando avvertite, come il profeta Geremia, l’inesperienza della vostra giovane età, Dio vi incoraggia ad andare dove Egli vi invia”.

Infatti, “un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità”, conclude il Santo Padre. E ribadisce l’invito a non aver paura “di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro”. “Pure la Chiesa – aggiunge – desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”.

In conclusione un tributo a San Benedetto che “raccomandava agli abati di consultare anche i giovani prima di ogni scelta importante”, perché “spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”.

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