Ordine di Malta: si dimette il Gran Maestro su richiesta del Papa

News - 25 gennaio 2017

imageZENIT – L’epilogo più ovvio di una vicenda burrascosa: fra’ Matthew Festing, Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, ha rassegnato le sue dimissioni a Papa Francesco. Lo conferma una nota della Sala Stampa vaticana in cui si legge che il Pontefice “ha accettato oggi tali dimissioni, esprimendo a fra’ Festing apprezzamento e riconoscenza per i sentimenti di lealtà e devozione nei confronti del Successore di Pietro e la disponibilità a servire umilmente il bene dell’Ordine e della Chiesa”.

La notizia era già stata anticipata, ieri sera, da un portavoce dell’organismo all’agenzia Reuters che, laconico, spiegava: “Il Papa gli ha chiesto di rinunciare e lui ha accettato”. Un atteggiamento remissivo da parte del Principe e Gran Maestro ben diverso rispetto a quello adottato negli ultimi mesi con lo scoppio della disputa tra l’Ordine e la Santa Sede. Ad accendere la miccia era stata la defenestrazione del Gran Cancelliere, Georg Freiherr von Boeselager, ritenuta da più parti – fuori e dentro l’Ordine – del tutto arbitraria.

Il capo d’accusa per Boeselager, tedesco, di discendenza nobile (il padre era il barone Boselager, generale che si oppose a Hitler e contribuì all’attentato del luglio 1944), era di aver chiuso un occhio, anni fa, alla distribuzione di preservativi contro l’Aids in alcuni paesi in via di sviluppo d’Africa e Asia da parte di una Ong che collaborava con i Cavalieri di Malta.

Un vero e proprio scandalo per il Sovrano Ordine. Tuttavia, il Gran Cancelliere si è sempre difeso dicendosi all’oscuro dell’iniziativa e, anzi, di averla bloccata non appena avuta notizia. Ciò non è però bastato a chiedere la sua rimozione, soprattutto dal Patrono dell’Ordine di Malta, il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, capofila dei critici di Papa Francesco, che alla luce dei fatti sembra il regista dell’intera vicenda.

Burke – quando ancora non c’era alcuna ombra di “Dubia” sull’Amoris Laetitia – era stato ricevuto da Papa Francesco in udienza privata nel novembre 2016 per presentare la spinosa questione al Pontefice e chiedere un avallo per il ‘licenziamento’ di Boeselager. Bergoglio – come spiega il vaticanista Andrea Tornielli che riporta su Vatican Insider la ricostruzione più fedele della vicenda – aveva preparato una lettera in cui chiedeva di vigilare sul rispetto della morale cattolica, chiedendo tuttavia di risolvere il problema con un dialogo all’interno dell’Ordine stesso.

Non si sa ad oggi che fine abbia fatto questa missiva: se sia finita in un cestino e sulla scrivania dei vertici dell’Ordine. Di fatto il Gran Cancelliere è stato rimosso il 15 dicembre a causa di “una situazione estremamente grave e insostenibile” e al suo posto nominato il maltese John Edward Critien. Ciò, nonostante la richiesta del Pontefice di affrontare il problema in modalità differenti. Anzi, sia da parte di Festing che di Burke l’estromissione di Boeselager è stata presentata come una decisione ‘sostenuta’ dal Papa.

Sono seguite ben due lettere di richiamo del Segretario di Stato Pietro Parolin che ricordavano l’autentico contenuto della lettera del Pontefice e invitavano a riconsiderare la rimozione del Gran Cancelliere. Tutto invano, tanto che Francesco ha istituito una Commissione composta da cinque membri esperti “con l’incarico di raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda”.

Contro la commissione – guidata dall’arcivescovo Silvano Maria Tomasi – le reazioni erano state durissime da parte dello stesso fra’ Festing che, in una nota ufficiale, rivendicava la piena autonomia dei Cavalieri di Malta – attesa anche “l’irrilevanza giuridica del Gruppo” – e affermava che la dirigenza dell’Ordine non avrebbe collaborato in alcun modo con la commissione vaticana, frutto di “un equivoco” della Segreteria di Stato. In una nota successiva, il Gran Maestro riferiva pure di aver istituito egli stesso una contro-Commissione in seno all’Ordine per indagare sugli affari illeciti che alcuni membri del team vaticano svolgevano con una Banca di Ginevra.

Un tentativo di “screditarne le figure e l’opera”, come sottolineava la Santa Sede in un comunicato del 17 gennaio scorso, che rifiutava, “in base alla documentazione in suo possesso”, tale presa di posizione e garantiva la piena fiducia al Gruppo. Non va dimenticata, poi, la nota legale inviata privatamente – ma diffusa dal Catholic News Service – in cui i cinque membri citavano la Costituzione melitense e il Diritto Canonico per ricordare “l’autorità” che il Papa esercita sull’Ordine e chiedere quindi “obbedienza”.

Insomma un gran disordine nel Sovrano Ordine, che ora sembra concludersi con le dimissioni di fra’ Festing. Anche se, in realtà – spiegano diversi analisti e osservatori – sono profonde le spaccature all’interno dei membri dell’Ordine, in particolare tra la frangia tedesca più progressista e quella anglosassone più conservatrice, deflagrate ora con il caso-Boeslager.

Mentre da parte della Santa Sede è giunta una stringata comunicazione ufficiale, il sito web dei Cavalieri risulta semi-inattivo e non ha ancora pubblicato la notizia ufficiale delle dimissioni. Matthew Festing le presenterà formalmente sabato mattina durante la riunione del Sovrano Consiglio.

Fino alla scelta del nuovo Gran Maestro, l’Ordine sarà guidato ad interim dal Gran Commendatore, Ludwig Offmann von Rumerstein, numero due nella gerarchia. “Finché – come si legge nella nota vaticana di oggi – verrà nominato il Delegato Pontificio”.

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