E’ morto don Giuseppe, malato di Sla: il Papa lo aveva salutato a Guidonia

News - 26 gennaio 2017

IMG_1150RADIO VATICANA – E’ moro ieri pomeriggio don Giuseppe Berardino, 50 anni, viceparroco di Santa Maria a Setteville di Guidonia, la parrocchia romana visitata lo scorso 15 gennaio da Papa Francesco che nell’occasione aveva voluto per prima cosa incontrare personalmente il sacerdote, colpito da una grave forma di Sla. Don Giuseppe – ricorda il parroco don Gino Tedoldi – ha vissuto con grande fede e serenità una malattia terribile, senza mai lamentarsi, un esempio per tutta la parrocchia. I funerali del sacerdote si svolgeranno sabato 28 gennaio alle ore 11. Ascoltiamo la testimonianza del viceparroco don Francesco Zanoni, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – Si è spento serenamente. La malattia è stata lunga: sono stati due anni molto duri in cui questa malattia, in maniera così violenta, lo ha chiuso in maniera completa in se stesso. Sapete, la Sla … non so se esista una malattia peggiore di essa, però lui aveva detto che voleva andare fino in fondo e ha accettato questa croce sempre, senza lamentarsi, chiaramente fino a quando aveva possibilità di esprimersi; però l’ultima cosa che ci ha detto, quando poteva ancora parlare, è stata questa: “Voglio andare fino in fondo”.

D. – Che ricordo avete dell’incontro con il Papa?

R. – L’incontro con il Santo Padre è stato un vero sigillo di questi due anni di sofferenza, un regalo del Signore, una grazia, una festa per tutti, per don Giuseppe per primo. Il Santo Padre, infatti, per prima cosa è venuto nella camera di don Giuseppe e lì si è chinato sul suo orecchio e gli ha sussurrato delle frasi che hanno commosso noi tutti che eravamo con lui. Gli ha detto: “Giuseppe, sono il tuo vescovo. Sono venuto per dirti che il Signore ti è molto, molto vicino”. Poi lo ha accarezzato e gli ha dato l’unzione degli infermi con il rito più breve, ma in maniera molto sentita. A noi che eravamo presenti è sembrato di vivere un evento, un onore particolare, grandissimo. La cosa più importante della visita del Santo Padre è stata questa sua immensa paternità che ha dimostrato nei confronti di don Giuseppe. L’essenza del ministero episcopale, cioè ricordarci che Cristo ci è vicino: anche sulla croce più dura, Cristo è vicino. Quindi è stata una consolazione, un sigillo, una conferma, un conforto per tutti.

D. – Don Giuseppe era immobilizzato da circa due anni: tutta la parrocchia lo aiutava…

R. – Sì, ci sono state molte persone che lo hanno aiutato. Don Gino, il parroco, non si è mai mosso da qui, in questi anni: non ha mai preso un giorno di vacanza. Ma poi tanti fratelli e amici si sono avvicendati attorno a lui. Noi abbiamo cercato di celebrare tutte le domeniche insieme a lui, di pregare con lui le Lodi; abbiamo visto attorno al suo letto riconciliazioni, persone che si sono perdonate, genitori che hanno accettato la croce di un figlio malato, che hanno trovato conforto … veri miracoli, attorno a quel letto …

D. – Una vera testimonianza …

R. – Sì: due anni fecondi di tante cose belle … tante persone che quando c’era qualcuno che magari era un po’ in crisi, gli dicevamo: “Vieni; vieni a celebrare la Messa davanti a don Giuseppe; stai con noi”. E questo aiutava, ha aiutato tantissimo …

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