Migranti. Mons. Galantino: “Legalità è atto di intelligenza politica”

News - 27 gennaio 2017

Maffeis-e-GalantinoZENIT – Il ruolo della Chiesa nel soccorso ai terremotati, i mancati decreti attuativi per la famiglia, la legge sul fine-vita, l’integrazione degli immigrati. Non sono mancati cenni alle delicate controversie sul dramma della pedofilia nel clero. Questi e molti altri i temi affrontati da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, nella conferenza stampa conclusiva dell’ultima sessione del Consiglio Permanente della Cei (23-25 gennaio 2017).

Una premessa è stata riservata da monsignor Galantino al vero ruolo della Cei nei confronti della politica italiana: “La Chiesa non è un potere né parallelo, né alternativo a chi ha responsabilità di governo – ha spiegato -. Noi vescovi non vogliamo essere alternativi a questo o a quel governo. Ognuno può rendere più vivibile il paese e noi vogliamo farci portavoce di quello che la gente vive”.

Questa “prossimità” è stata effettivamente vissuta dai vescovi in occasione del terremoto: chi ne ha vissuto in prima persona l’emergenza – come soccorritore o come soccorso – ha potuto sperimentare la presenza di tanti sacerdoti, vescovi o suore, che hanno raccolto tutte le “lacrime”, la “speranza” e la “disperazione del momento”.

I ministri della Chiesa non sono stati accanto alle vittime del terremoto “a intermittenza” e possono testimoniare la loro “ammirazione per la dignità della gente”, anche quando esprime una “rabbia” che, comunque, “va compresa”. Più della perdita delle abitazioni sui terremotati grava la difficoltà a “riprogettare il proprio futuro”, a “rimettersi in piedi sul piano psicologico”. La Cei è in prima linea anche nella ricostruzione degli “spazi di culto”, i quali molto spesso sono “l’unico luogo dove incontrarsi” e per i quali, ha ricordato Galantino, sono stati stanziati 7 milioni di euro, attinti dai fondi dell’8 per mille.

Nondimeno l’episcopato italiano continua ad “alzare la voce” contro la povertà, invocando un “piano nazionale” e lamenta il rinvio dei “decreti attuativi per la famiglia”, proprio nelle settimane in cui “si sono trovati 20 miliardi per le banche”, ha osservato Galantino.

Ampia la digressione sui migranti, per i quali i vescovi propongono l’affido dei minori non accompagnati alle case famiglia e l’affiancamento allo ius soli, dello ius culturae, ovvero dell’attribuzione della cittadinanza italiana ai ragazzi stranieri che abbiano completato il ciclo della scuola dell’obbligo. Per monsignor Galantino “ripartire dalla legalità è un atto di intelligenza politica”: l’accoglienza, cioè, non va confusa con “l’allargare l’illegalità o l’insicurezza” e, comunque, ha aggiunto, bisogna “ridurre la platea degli irregolari”.

Quanto all’elezione del successore del cardinale Angelo Bagnasco, come presidente della Cei, il segretario generale ha confermato che essa avverrà in occasione del Consiglio Permanente di maggio, secondo il nuovo regolamento, in forza del quale, l’assemblea episcopale indica al Papa una terna di nomi. Inoltre, ha precisato Galantino, non sono previste “autocandidature”, né “grandi elettori”, né va enfatizzato troppo il ruolo del presidente, in quanto egli non avanza alcun “programma su cui bisogna votare”, ma, semplicemente, “coordina sulla base di ciò che i vescovi hanno deciso”.

Con riferimento alla formazione permanente del clero, il presule ha spiegato che il nuovo sussidio intende aiutare “i vescovi e i presbiteri a rimotivarsi in una società che non concede niente a nessuno”. Una formazione che – si auspica – dovrebbe diventare più rigorosa e selettiva: in altre parole, ha chiosato Galantino, se a un giovane candidato viene rifiutato l’ingresso al seminario, dovrà “farsene una ragione” e non bussare imperterrito alle porte di altri seminari facendo del “nomadismo vocazionale”.

Il tema della formazione si lega a quello – drammatico – della pedofilia, sul quale il numero due vescovi italiani ha puntualizzato due concetti: il fenomeno coinvolge tanti ambiti, anche diversi dalla Chiesa, a partire dalla scuola, tuttavia la Chiesa più di altri si è impegnata nel determinare “gruppi di riferimento per condannare questo tema”; inoltre, la “gravità di certi comportamenti non va nascosta e nessuno la vuole nascondere”, tuttavia i media sono tenuti a “non ignorare tutto quello che di buono e di coerente fanno tantissimi sacerdoti”.

Tornando alla politica e – segnatamente – alla recente sentenza della Corte Costituzionale che bocciato alcune parti dell’Italicum, rendendo più concreta l’ipotesi di elezioni anticipate, Galantino ha precisato che non spetta alla Cei suggerire quando sia il tempo opportuno per votare, tuttavia, ha aggiunto, “non è normale che sia la magistratura a dettare tempi e modi all’amministrazione” e, se essa interviene, “vuol dire che chi ha fatto quella legge [elettorale, ndr], non ha fatto bene il suo mestiere”; non meno “drammatico”, né da “paese normale” è che sia la magistratura a dover decidere cosa un amministratore pubblico, in particolare un “sindaco” possa “fare o non fare”.

Che si tengano a breve o in prossimità della scadenza naturale della legislatura, le elezioni non devono diventare un “diversivo”, né il pretesto per fomentare lo spirito di “rivincita” di una parte politica su un’altra; i mezzi per “migliorare la vita della nazione”, ha raccomandato Galantino, non devono essere “strumentalizzati” per altri scopi.

Quanto alla discussione sulla legge per il fine-vita, il segretario generale della Cei ha infine dichiarato che “una legge completamente fondata sull’autodeterminazione del paziente” e che smonti “l’alleanza tra paziente, medico e familiari, non può essere accettata”.

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