Papa: vita consacrata sia profetica, vinca mondanità e relativismo

News - 28 gennaio 2017

suoreRADIO VATICANA – Vincere la “logica della mondanità” e la “cultura del provvisorio”. E’ quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Il Pontefice ha sottolineato che i consacrati devono mantenere la “freschezza e la novità della centralità di Gesù”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“La fedeltà è messa alla prova”. Papa Francesco è entrato subito nel vivo sottolineando che le statistiche mostrano una “emorragia” che “indebolisce la vita consacrata e la vita stessa della Chiesa”.

Cultura del provvisorio e relativismo minacciando fedeltà al Vangelo
Questi abbandoni nella vita consacrata, riconosce, “ci preoccupano molto” e si chiede che cosa sia accaduto. Innanzitutto, risponde, ci sono fattori che “condizionano la fedeltà” in quello che è proprio un “cambio d’epoca”:

“Viviamo immersi nella cosiddetta cultura del frammento, del provvisorio, che può condurre a vivere ‘à la carte’ e ad essere schiavi delle mode. Questa cultura induce il bisogno di avere sempre delle ‘porte laterali’ aperte su altre possibilità, alimenta il consumismo e dimentica la bellezza della vita semplice e austera, provocando molte volte un grande vuoto esistenziale. Si è diffuso anche un forte relativismo pratico, secondo il quale tutto viene giudicato in funzione di una autorealizzazione molte volte estranea ai valori del Vangelo”.

Contagiare i giovani con la gioia del Vangelo, no alla seduzione del successo
“Viviamo – ha detto ancora – in società dove le regole economiche sostituiscono quelle morali, dettano leggi e impongono i propri sistemi di riferimento a scapito dei valori della vita”. Una società, ha ammonito, “dove la dittatura del denaro e del profitto propugna una visione dell’esistenza per cui chi non rende viene scartato”. In questa situazione, ha rimarcato, “è chiaro che uno deve prima lasciarsi evangelizzare per poi impegnarsi nell’evangelizzazione”. Francesco ha quindi rivolto il pensiero al “mondo giovanile, un mondo complesso, allo stesso tempo ricco e sfidante”:

“Ci sono giovani meravigliosi e non sono pochi. Però anche tra i giovani ci sono molte vittime della logica della mondanità, che si può sintetizzare così: ricerca del successo a qualunque prezzo, del denaro facile e del piacere facile. Questa logica seduce anche molti giovani. Il nostro impegno non può essere altro che stare accanto a loro per contagiarli con la gioia del Vangelo e dell’appartenenza a Cristo. Questa cultura va evangelizzata se vogliamo che i giovani non soccombano”.

La vita consacrata mantenga la sua missione profetica
Il Papa ha così indicato un terzo fattore che proviene però “dall’interno della stessa vita consacrata, dove accanto a tanta santità” non mancano però “situazioni di contro-testimonianza che rendono difficile la fedeltà”. Tra queste, Francesco ha messo in guardia dalla “routine, la stanchezza, il peso della gestione delle strutture, le divisioni interne, la ricerca di potere”, “gli arrampicatori”, “una maniera mondana di governare gli istituti, un servizio dell’autorità che a volte diventa autoritarismo e altre volte un lasciar fare”:

“Se la vita consacrata vuole mantenere la sua missione profetica e il suo fascino, continuando ad essere scuola di fedeltà per i vicini e per i lontani (cfr Ef 2,17), deve mantenere la freschezza e la novità della centralità di Gesù, l’attrattiva della spiritualità e la forza della missione, mostrare la bellezza della sequela di Cristo e irradiare speranza e gioia”.

Tenere fisso lo sguardo sul Signore, non cedere a cultura dell’effimero
“Quando viene meno la speranza – ha soggiunto a braccio – non c’è gioia, la cosa è brutta”. Francesco ha quindi evidenziato che bisogna “curare in modo particolare” la “vita fraterna in comunità”. Questa, ha osservato, “va alimentata dalla preghiera comunitaria”, dalla “partecipazione attiva ai sacramenti”, “dalla misericordia verso il fratello o la sorella che pecca, dalla condivisione delle responsabilità”. Tutto questo, ha sottolineato, deve essere “accompagnato da una eloquente e gioiosa testimonianza di vita semplice accanto ai poveri e da una missione che privilegi le periferie esistenziali”. Ancora, ha detto che bisogna difendersi “dalle mode e dalla cultura dell’effimero” continuando a “camminare saldi nella fede”:

“Ciò comporta che a nostra volta teniamo fisso lo sguardo sul Signore, facendo sempre attenzione a camminare secondo la logica del Vangelo e non cedere ai criteri della mondanità. Tante volte le grandi infedeltà prendono avvio da piccole deviazioni o distrazioni. Anche in questo caso è importante fare nostra l’esortazione di san Paolo: ‘E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno’ (Rm 13,11)”.

Importanza di un accompagnamento che non crei dipendenze
Nella parte finale del suo discorso, il Papa ha messo l’accento sull’importanza dell’accompagnamento. È necessario, ha avvertito, che “la vita consacrata investa nel preparare accompagnatori qualificati per questo ministero”. Un accompagnamento, ha ripreso, che “non crei dipendenze” ma che aiuti il “discernimento”. Quest’ultimo, ha concluso, non si risolve solamente nello “scegliere tra il bene e il male, ma tra il bene e il meglio, tra ciò che è buono e ciò che porta all’identificazione con Cristo”.

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