Parolin: popoli non si chiudano, la solidarietà è l’alternativa al terrore

News - 31 gennaio 2017

imageRADIO VATICANA – Contro le minacce alla pace e alla sicurezza, oggi più che mai non serve chiudersi nei propri interessi, ma “fare della solidarietà tra le persone e i popoli l’alternativa alle armi, alla violenza, al terrore”: è quanto ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, in viaggio in Madagascar in occasione delle celebrazioni per i 50 anni dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e il Paese insulare al largo della costa orientale dell’Africa.
Si tratta – ha detto il porporato – di promuovere l’incontro e il dialogo tra uomini e donne appartenenti a gruppi etnici, culture e religioni differenti. E’ in questa diversità che il futuro di una nazione, come il Madagascar, deve trovare ispirazione. Occorre “unire idee diverse, opposte opinioni politiche, visioni religiose e persino ideologie differenti” per servire la causa dell’uomo, la pace, la giustizia.
“Si tratta di un percorso difficile e incerto nei suoi risultati” – ha sottolineato – ma come il Papa ha detto al Corpo diplomatico il 9 gennaio scorso “la pace si conquista con la solidarietà” e non rifugiandosi “nelle piccole nicchie di interesse, nelle chiusure individualistiche e nel nazionalismo più o meno mascherato, che colora ormai il paesaggio di un mondo post-globale. Se, in relazione alla globalizzazione, era importante non essere esclusi – ha proseguito – nella realtà post-globale in cui siamo immersi, la prima idea è quella di proteggersi, di chiudersi in rapporto a ciò che ci circonda in quanto percepito come fonte di pericolo o di contaminazione di idee, culture, visioni religiose, di processi economici”. E così “l’unità di intenti e il desiderio di cooperare lascia il posto” a “una crescente frammentazione con tutti i rischi previsti e prevedibili”.
“Il metodo più sicuro per costruire un avvenire migliore – ha osservato – consiste nel ristabilire la dignità di quelli che soffrono”. Cita quindi il discorso del Papa al Congresso degli Stati Uniti, il 24 settembre 2015: “Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.
Le frontiere, dunque, non si chiudono sempre, ma sono ben aperte quando si tratta di guadagnare: “In questo momento di crisi – precisa il segretario di Stato – non è sufficiente essere solidali e saper condividere, ma è necessario agire con giustizia per quanto riguarda i Paesi” più poveri. Infatti, “l’uso delle risorse naturali e il loro sfruttamento non si è mai fermato davanti alle frontiere di uno Stato o all’identità di un popolo”: così “gran parte della popolazione mondiale paga quotidianamente” le conseguenze di “povertà, sottosviluppo, sfruttamento”.
E’ necessario – afferma il cardinale Parolin – reagire con una visione che pone prima di ogni interesse la causa dell’uomo, perché nessuno sia costretto a vivere – e qui cita ancora Papa Francesco – senza “il senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo, a una terra, al nostro Dio. Quella orfanezza che trova spazio nel cuore narcisista che sa guardare solo a sé stesso e ai propri interessi e che cresce quando dimentichiamo che la vita è stata un dono, che l’abbiamo ricevuta da altri, e che siamo invitati a condividerla in questa casa comune”. (Omelia 1 gennaio 2017)
Il card. Parolin conclude con un ultimo pensiero del Papa: “Non si può dare la pace senza l’umiltà. Dove c’è la superbia, c’è sempre la guerra, sempre la voglia di vincere sull’altro, di credersi superiore. Senza umiltà non c’è pace e senza pace non c’è unità”. (Omelia a Santa Marta, 21 ottobre 2016).

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