Australia. «Migliaia di abusi in istituti cattolici». L’arcivescovo: straziante

News - 7 febbraio 2017

hartAVVENIRE – Dopo un’indagine durata 4 anni, la Commissione australiana d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali su minori ha presentato in udienza le sue conclusioni. E i dati che chiamano in causa persone legate alla Chiesa cattolica e a sue istituzioni sono impressionanti. Si tratta dell’inchiesta più ampia sulla pedofilia nella storia dell’Australia, un lavoro che ha passato al vaglio realtà ecclesiali, enti caritativi, istituzioni di governo locali, scuole, organizzazioni comunitarie, gruppi di boy scout ma anche realtà che non hanno a che vedere con la Chiesa, come club sportivi e persino la polizia.

Migliaia di episodi in strutture cattoliche
In Australia, tra il 1980 e il 2015, si sono verificati 4.444 presunti episodi di pedofilia in oltre 1.000 strutture di proprietà della Chiesa cattolica. Secondo le testimonianze raccolte, l’età media delle vittime era di 10 anni e mezzo per le bambine e 11 e mezzo per i bambini, e il tempo medio che intercorre tra quando si è verificato il presunto abuso e quando è stata presentata una denuncia è di 33 anni. Sono stati identificati 1.900 presunti responsabili, 500 non hanno ancora un nome. Gli episodi sarebbero avvenuti prevalentemente in scuole e istituti.

«Denunce ignorate per decenni»
“Le denunce erano sistematicamente ignorate e i bambini venivano puniti – ha dichiarato l’avvocato che assiste la Commissione, Gail Furness -. Le accuse non sono state indagate. I preti e i frati sono stati trasferiti. Le parrocchie e le comunità dove sono stati mandati non sapevano nulla del loro passato. I documenti non erano conservati o venivano addirittura distrutti. Ha prevalso il silenzio e la volontà di coprire i fatti. E molti bambini hanno sofferto e continuano a soffrire da adulti per le loro esperienze”.

 «Numeri tragici e scioccanti»
Stando ai dati resi noti dal legale della Commissione, negli ultimi 77 anni (dal 1950 ad oggi) sarebbero 7 su 100 gli esponenti della Chiesa cattolica accusati di essersi macchiati del crimine della pedofilia. Si tratterebbe per il 32% di religiosi, per il 30% di sacerdoti, per il 29% di laici e per il il 5% di suore. “Questi numeri sono scioccanti, tragici e indifendibili”, ha dichiarato Francis Sullivan, direttore esecutivo del Consiglio per la verità, la giustizia e la guarigione, l’ente che coordina la risposta della Chiesa al fenomeno della pedofilia. “Sono davanti alla Commissione d’inchiesta” ha detto. “Come cattolici chiniamo il capo per la vergogna”. Ha quindi descritto i programmi di cambiamento adottati dalla Chiesa, tra cui la creazione di un ente di controllo degli standard professionali di preti e vescovi, una revisione delle passate denunce di abusi e un schema nazionale di riparazione. Una linea di fermezza e severità con i responsabili, una volta accertati oltre ogni dubbio i fatti realmente accaduti, di pentimento e di richiesta di perdono, di vicinanza alle vittime e di selezione accurata tra i candidati al sacerdozio e alla vita religiosa, misure dettate dallo stesso papa Francesco e condivise dagli episcopati di tutto il mondo.

“Profondamente consapevole del male e del dolore causati dall’abuso, ancora una volta offro le mie scuse a nome della Chiesa cattolica. Mi dispiace per il danno che è stato fatto alla vita delle vittime di abusi sessuali. Come ha detto di recente Papa Francesco, ‘è un peccato che ci fa vergognare’”. Sono le parole di monsignor Denis J. Hart, arcivescovo di Melbourne e presidente della Conferenza episcopale australiana, scritte in un messaggio rivolto ai cattolici del Paese.

“Scrivo a voi – si legge nel messaggio di monsignor Hart  – nel momento in cui ha inizio l’udienza finale che coinvolge la Chiesa cattolica presso la Commissione reale di inchiesta sugli abusi sessuali dei bambini. Per le vittime e i sopravvissuti, per la comunità cattolica e la più ampia comunità australiana, questa udienza può essere un momento difficile e anche doloroso. La Commissione reale sta analizzando le prove che ha ricevuto e cercando di capire come e perché questa tragedia si è verificata”. “Nel corso delle prossime tre settimane – scrive Hart – le prove presentate durante le audizioni della Commissione reale saranno analizzate, saranno rese pubbliche le statistiche circa l’entità degli abusi e sarà esplorata la strada da seguire. Molti dei nostri vescovi e altri leader cattolici appariranno davanti alla Commissione reale. Dovranno spiegare cosa la Chiesa sta facendo per cambiare la vecchia cultura che ha permesso all’abuso di continuare e come intende mettere in atto nuove politiche, strutture e protezioni per salvaguardare i bambini. Papa Francesco ha invitato tutta la Chiesa a trovare il coraggio necessario per adottare tutte le misure necessarie per proteggere in ogni modo la vita dei nostri bambini, in modo che tali crimini non possano mai essere ripetuti”.

“Quello che è stato rivelato è straziante”. Così l’arcivescovo di Sydney, Anthony Fisher, commenta in un messaggio pastorale pubblicato sul sito della diocesi i risultati dell’inchiesta.

“Mi sono sentito personalmente scosso e umiliato da queste informazioni – dice il presule – come lo sono stato da altre rivelazioni importanti della Commissione Reale fino ad oggi. La Chiesa è dispiaciuta e io sono dispiaciuto per gli errori del passato che ha lasciato tanti così danneggiati. So che molti dei nostri sacerdoti, religiosi e fedeli laici sentono la stessa cosa: come cattolici dobbiamo piegare la testa per la vergogna”. “Abbiamo già sentito di molti casi dolorosi e vergognosi di abusi sessuali riferiti alla Royal Commission a vittime coraggiose – prosegue l’arcivescovo, frate domenicano -. Oggi abbiamo sentito queste storie individuali aggregate nei dati presentati alla Commissione in merito alla percentuale di sacerdoti e religiosi con accuse di abusi fatte contro di loro dal 1950”. “Per mia vergogna e tristezza – aggiunge – sembrerebbe che in tutta l’Australia ben 384 preti cattolici diocesani, 188 sacerdoti religiosi, 597 fratelli religiosi e 96 sorelle religiose hanno avuto accuse di abusi sessuali su minori fatte contro di loro sin dal 1950. Accuse sono state fatte anche contro 543 laici lavoratori della chiesa e altri 72 il cui status religioso è sconosciuto”. Fisher parla di un periodo che sarà “traumatico per tutti i coinvolti, specialmente le vittime”, promettendo di fare “tutto il possibile” in loro aiuto. Ricorda il lavoro fatto perché le accuse riguardanti la sua arcidiocesi fossero affrontate “con prontezza, giustizia e compassione”. “Sonoconvinto – afferma – che alla fine dell’umiliazione e della purificazione attraverso le quali stiamo passando ci sarà una Chiesa più umile, più consapevole e più compassionevole”. “E cosa importante – conclude -, incoraggio fortemente chiunque abbia da fare accuse di abusi sessuali di contattare la polizia: essi sono nella migliore posizione per investigare”.

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