Suicidio di Lavagna, la madre del 16enne: “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale. Diventate protagonisti della vostra vita”

News - 16 febbraio 2017

lavagnaAVVENIRE – «Fai buon viaggio, piccolo mio». Sono le ultime parole di Antonella Riccardi, la madre adottiva del ragazzo di 16 anni morto suicida a Lavagna lunedì scorso durante una perquisizione nella sua stanza, durante la quale gli era stata trovata della droga, gettandosi dalla finestra.

Fai buon viaggio e «perdonami, per non essere stata capace di colmare quel vuoto che ti portavi dentro la lontano». Il funerale è stato celebrato ieri nella chiesa di Santo Stefano di Lavagna, dalla cui balconata pendeva questo striscione: «Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta». Sulla bara, portata a spalla, la maglia numero 15 della società di calcio Virtus Entella, nel cui settore giovanile giocava. E tante, tantissime persone presenti, con tanti giovani – molti compagni di squadra in divisa – e parenti. Le esequie sono state celebrate dal cappellano dell’Entella, don Andrea Buffoli: «Ai ragazzi qui presenti – sono le sue parole durante l’omelia – voglio dire due cose: parlate di voi e della vostra vita, perché vuol dire farsi volere bene ed essere accolti. Non abbiate paura di farlo. E la seconda cosa è: noi non siamo i nostri sbagli, noi siamo le nostre cose belle».

Il vostro amico, ha concluso don Buffoli, «se n’è andato in modo tragico e assurdo, ma voi qui testimoniate il bene che gli avete dato e che da lui avete ricevuto. Questo amore va custodito». Sui manifesti che annunciavano le esequie, la famiglia ringraziava anche la Guardia di Finanza. Dei militari ha parlato anche la madre nel suo toccante intervento, lasciando intendere (come poi confermato dalla Gdf) di essere stata lei ad avvertirli che il figlio faceva uso di sostanze: «Un pensiero particolare va alla Guardia di Finanza. Grazie per avere accettato l’urlo di disperazione di una madre che non poteva accettare di vedere suo figlio perdersi, e ha provato con ogni mezzo a combattere la guerra contro la dipendenza prima che fosse troppo tardi». Dunque, la donna aveva invitato la Finanza a fermare il ragazzo come ultimo, estremo tentativo: «Non c’è colpa né giudizio nell’imponderabile e dall’imponderabile non può che scaturire linfa buona con ancora più energia per la lotta contro il male».

La mamma si è rivolta ai ragazzi presenti come se fossero figli suoi: «Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi». Invece, «diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza ‘sei bella’, invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate». Parliamoci, ha detto poi Antonella Riccardi rivolta ai genitori presenti. Parliamoci prima che sia troppo tardi. Parliamoci perché certe sfide educative nessuno può vincerle da solo: «Non c’è vergogna se non nel silenzio: uniamoci, facciamo rete. In queste ore ci siamo chiesti perché è successo, ma è inutile arrovellarci tanto nella ricerca dei perché. La domanda vera non è perché, ma come possiamo aiutarci. Fate emergere i vostri problemi». Per mio figlio è troppo tardi, «ma potrebbe non esserlo per molti di voi: fatelo». Le ultime parole sono state per il figlio adottivo: «Voglio immaginare che lassù ci sia la tua prima mamma e come in una staffetta vi passiate il testimone, affinché il tuo cuore possa essere colmato in un abbraccio che ti riempia sempre il cuore».

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