Papa a Capodarco: società è giusta solo se riconosce diritti dei deboli

News - 25 febbraio 2017

IMG_6718RADIO VATICANA – La Comunità di Capodarco ha compiuto nel dicembre 2016 i suoi primi 50 anni. Si è svolta nell’ambito di questo anniversario l’udienza di stamattina con Papa Francesco in Aula Paolo VI. Circa 2600 i partecipanti insieme a don Franco Monterubbianesi, il fondatore, e a don Vinicio Albanesi, l’attuale presidente. “Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli, una società può dire di essere fondata sul diritto e sulla giustizia”, ha detto il Papa, ringraziando la Comunità per il suo prezioso impegno a fianco delle persone più fragili. Ascoltiamo le parole del Papa nel servizio di Adriana Masotti:

“Voi avete scelto di stare dalla parte di queste persone meno tutelate, per offrire loro accoglienza, sostegno e speranza, in una dinamica di condivisione. In questo modo avete contribuito e contribuite a rendere migliore la società”.
E’ con parole di profonda gratitudine che il Papa si rivolge ai membri della Comunità di Capodarco “per il bene, dice, compiuto in tutti questi anni al servizio delle persone disabili, dei minori, di quanti vivono situazioni di dipendenza e di disagio, e delle loro famiglie”. E per la testimonianza offerta alla società aiutandola a scoprire “la dignità di tutti, a partire dagli ultimi”. La qualità della vita all’interno di una società si misura, in buona parte, afferma Francesco, dalla capacità di includere coloro che sono più deboli. Anche la persona con disabilità e fragilità deve inoltre essere aiutata ad attuare le sue potenzialità:
“Una società che desse spazio solo alle persone pienamente funzionali, del tutto autonome e indipendenti non sarebbe una società degna dell’uomo. La discriminazione in base all’efficienza non è meno deplorevole di quella compiuta in base alla razza o al censo o alla religione”.
Il Papa sottolinea l’approccio della Comunità verso chi si sente uno “sconfitto dalla vita”: un approccio, dice, che supera l’atteggiamento pietistico e assistenzialistico per favorire il protagonismo della persona:
“Vi incoraggio a proseguire su questa strada, che vede in primo piano l’azione personale e diretta dei disabili stessi”.
Francesco riconosce: non è facile lavorare nel campo del disagio personale e sociale. Ci vuole anche coraggio e spirito di sacrificio. Sottolinea poi il contributo che le persone diversamente abili possono offrire alla comunità ecclesiale favorendo rapporti semplici e fraterni:
“Accogliendo tutti questi ‘piccoli’ segnati da impedimenti mentali o fisici o da ferite dell’anima, voi riconoscete in essi dei testimoni particolari della tenerezza di Dio, dai quali abbiamo molto da imparare e che hanno un posto privilegiato anche nella Chiesa”.
Al termine dell’udienza il lungo saluto del Papa a molti dei presenti: incontri personali, intensi, fatti di carezze, sguardi e reciproci abbracci.

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