Veglia GMG, la testimonianza di Pompeo Barbieri

News - 8 aprile 2017

Mi chiamo Pompeo e vengo da San Giuliano di Puglia. Il 31 ottobre 2002, come ogni mattina, mi sono svegliato e sono andato a scuola. Avevo 8 anni e quel giorno in classe la maestra Carmela ci stava spiegando la prospettiva, facendoci disegnare un bicchiere sul foglio.

Poi avremmo fatto finalmente ricreazione.
E invece no. Alle 11.33 una scossa violentissima ha fatto tremare tutto… dicono sia durata 60’ ma a me è sembrata un’eternità. La classe ci è crollata addosso. In un attimo siamo stati sepolti da un cumulo di macerie. Io ero vicino alla porta e ho visto crollare il muro su di me. Sentivo il peso delle travi. Vicino a me, il mio compagno Angelo urlava ‘aiuto’. Io no. Io stavo zitto perché pensavo che quello che stava succedendo a noi, stava capitando a tutti, in tutto il mondo. E quindi non serviva urlare perché secondo me, nessuno poteva aiutarci.
Non so quanto sono rimasto là sotto. So che i vigili del fuoco mi hanno trascinato fuori e mi sono risvegliato in ospedale. Sono stato in pericolo di vita per tre mesi, fino a fine gennaio. Solo dopo, i miei genitori mi hanno raccontato che la mia maestra e 27 compagni di scuola erano morti sotto quel crollo. I miei amici erano rimasti uccisi nella mia scuola. Tra questi, c’era anche mio cugino.
Per una settimana non ho parlato, né mangiato. Mi sentivo tradito dai miei e ferito per quello che era successo. Io ero vivo, mentre loro non c’erano più… perché?
Poi dopo lo sconforto, ho capito che dovevo reagire, che dovevo considerarmi fortunato per il fatto di essere vivo, che dovevo vivere anche per chi non poteva più farlo. E così, anche quando mi hanno trasferito a Imola e mi hanno detto che non avrei più camminato, ho affrontato la cosa con più coraggio.
Avevo solo 8 anni e la carrozzina è diventata un gioco per me, quasi una macchina telecomandata sulla quale salire. I medici mi hanno detto di nuotare e – nonostante la paura – il nuoto è diventata una vera passione. Insomma, sembrava che tutto si stesse rimettendo in moto. Ero diventato più forte e mi sentivo inattaccabile.
E invece dieci anni dopo, una nuova prova. A 18 anni un altro problema mi ha costretto ad entrare in dialisi. In quel momento mi sono sentito perso ho pensato che non era giusto perché dopo quello che avevo passato, mi ero guadagnato un bonus per la vita per cui non sarebbe potuto capitarmi più nulla di brutto. avevo voglia di gridare a dio: “perché mi hai salvato a 8 anni se poi dovevo soffrire ancora?”
Invece la vita non va così ma ti sorprende sempre. E anche quella volta sono stato fortunato perché mio padre mi donò il suo rene.
Per questo, non cambierei quasi nulla della mia vita e di quella tragedia, vorrei solo che i miei amici fossero qui, solo questo. Per il resto, quella sofferenza, questa sedia a rotelle mi hanno insegnato a vedere la bellezza nelle piccole cose e mi ricordano ogni giorno la fortuna che ho. E ogni giorno mi insegnano nuovamente a superare i momenti di sconforto e a ringraziare dio per quello che ho: la mia famiglia, i miei amici e anche la passione per il nuoto grazie alla quale oggi ho un sogno: partecipare alle paralimpiadi!
Quel crollo ha cambiato la mia vita e quella di moltissime persone a San Giuliano. ma da quel giorno non ho più paura del futuro e di quello che la vita mi riserva.

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