Veglia GMG, testimonianza di Suor Marialisa

News - 8 aprile 2017

Ma come sono arrivata fin qui? Mai avrei pensato di diventare suora, di indossare un abito per tutta la vita. Dopo la cresima ho scelto di non andare più in chiesa. Avevo 13 anni e quelli che frequentavano la chiesa mi sembravano persone noiose, statiche, prive di interessi. Io cercavo qualcosa di diverso e lo cercavo ovunque. Facevo sempre mille attività, avevo amici sempre nuovi. Non ero mai contenta e i miei genitori, pur lasciandomi libera di scegliere da sola, mi rimproveravano il fatto di stare poco in casa e do non essere mai contenta. Tra le tante cose giocavo a basket. Un giorno una mia compagna di squadra mi ha invitata a dare una mano nella sua parrocchia. Ho accettato solo perché c’erano un sacco di giovani che frequentavano quel posto. Posso dirvi che una volta entrata mi sono sentita subito a casa. Ho cominciato a frequentare quel posto, quel gruppo giovani e ci tornavo volentieri…anche perché mi ero fidanzata. Lì per la prima volta ho sentito che davvero c’era un Dio che mi amava per quella che ero, così com’ero. Un Padre che me l’ha fatto capire nelle relazioni che vivevo. Grazie al parroco e in particolare alla mia animatrice (che adesso è una clarissa) ho cominciato a vedere la fede non come staccata dalla vita, ma come qualcosa di strettamente aderente alla realtà di ciò che viveva il mio cuore. Lì ho fatto esperienza di relazioni belle e libere, che facevano respirare il cuore e ho capito che la vocazione non è altro che una chiamata ad amare in modo radicale, a vivere la vita nell’amore, la vita gli uni per gli altri, da fratelli. Senza dei punti di riferimento e delle relazioni dove sperimentarlo e senza un Padre dove poter sempre tornare… non l’avrei mai capito. Ho cominciato a camminare con persone alle quali non importava il mio peso, il mio taglio di capelli o cosa indossassi. A loro stavo a cuore io. Marialisa. E stavo a cuore anche a questo Gesù Cristo che pian piano imparavo a conoscere. Subito la mia vita ha assaporato un di più di relazioni. Continuavo con mille cose da fare, anche con tanti amici che non frequentavano la chiesa, ma pian piano qualcosa dentro di me mi diceva che dovevo coltivare quel DI PIU’ che stavo scoprendo. Mi piace dire che pian piano da una fede di “comitiva” son passata a un rapporto più personale con il Signore che desiderava abitare il mio cuore, fermarsi a casa mia, nonostante fosse avvezzo a perdersi e a cercare amore altrove, come poteva. Un’ esperienza molto forte è stata una missione dei giovani per i giovani organizzata in diocesi. Lì per la prima volta ho incontrato i frati e le suore, le mie suore. Mi hanno sorpreso….erano persone NORMALI, che avvicinavano i giovani e andavano a cercarli ovunque, dalla scuola al pub, dalla piazza alla discoteca, per ascoltarli, per parlargli di Dio. Ho incontrato donne felici della propria vita che continuavano a mostrarmi il volto di una chiesa bella. Ho chiesto al Signore di poter essere felice anch’io come loro, per la prima volta gli ho detto che non volevo morire nuova di zecca, ma consumata per qualcosa di grande. Grazie ai dubbi nati da quella missione ho cominciato a coltivare la relazione con il Signore, ma non ci capivo nulla. E allora ho chiesto aiuto. Ho cominciato a confrontarmi con una suora, che mi ha accompagnata con tanta umanità e delicatezza. Per questo non ho avuto paura di tirare fuori tutto ciò che avevo nel cuore. Lei pian piano ha liberato in me la capacità di amare fino alla fine. Ad un certo punto ho detto: “Ho capito!” Ho capito cosa voglio fare: l’attrice di teatro. E lei, come il Padre (che già sapeva) ha sorriso e ha continuato ad accompagnarmi in questa nuova pagina che mi si apriva davanti. Quindi son partita per Roma e mi sono iscritta al DAMS. Quelli dell’università sono stati anni belli, fragili e intensi. Tante volte ho rischiato di perdermi. Lontana da casa, potevo vivere come preferivo. Ho vissuto molte esperienze, incontrato tanti volti. Da uno però non riuscivo a fuggire, anzi veniva a riprendermi ovunque: il volto del Cristo. Ogni volta che mi sentivo uno straccio per il disordine che vivevo c’era sempre un amico nella Parola che parlava proprio a me, che viveva esattamente quello che provavo io. Il re Davide e la Samaritana sono stati i miei compagni di viaggio. Attraverso i quali il Signore mi ha chiamato dalla morte alla vita, mi ha fatto uscire dalle mie tombe che spesso erano un alibi per non amare fino in fondo. E poi c’era qualcosa che non mi spiegavo. Ero a Roma e facevo quello che da sempre avevo desiderato. Ricordo le prove di uno spettacolo e il ripetermi continuamente: “Perché non mi basta?” Ma continuavo a vagare, a nascondermi. A farmi arrendere ci ha pensato un’esperienza vissuta in Albania con le mie suore. Ricordo ancora quel momento in cappella, davanti al crocifisso di san Damiano. Sporca dopo una lunga giornata di lavoro e sport con i ragazzi, ho davvero intravisto ciò che mai avevo udito. Ho detto al Signore che avevo finito tutte le scuse e che volevo ad andare a vedere questo fatto mai raccontato: la mia vocazione. Volevo davvero vedere se la vocazione all’Amore potesse trovare in me la specificazione della consacrazione. E così il 24 ottobre del 2009 sono entrata in convento ad Assisi insieme ad altre 10 ragazze. E il 13 Aprile 2013 ho professato. Oggi con altre tre sorelle, abito ad Archi, un quartiere alla periferia di Reggio Calabria dove mi occupo dell’ Animazione di Strada. Ringrazio il Signore per ciò che mi sta donando di vivere con i bambini, i ragazzi e i giovani di quella terra e ringrazio loro che senza saperlo mi insegnano continuamente l’importanza di mettermi in discussione e mi ricordano che al centro di tutto c’è sempre la persona e non la regola. Mi ricordano incessantemente che l’unica regola che vale è la legge dell’Amore. Sentirmi inutile davanti alle loro esigenze che divorano le forze è scarnificante, ma è una scuola privilegiata di umanizzazione dove ogni giorno di più comprendo quanto ciò che conta è che nessuno si perda. E contemplo questa bellezza di figli Suoi che fioriscono e da donna… consacrata …nella piena età dell’amore, Gli chiedo che anche il mio grembo che agli occhi del mondo è sterile, possa in Lui essere spazio per una generatività PIU’ feconda, che non è contro natura, ma è oltre… nell’Infinito di Dio. Grazie.

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