Papa Francesco all’Azione Cattolica: «Non siate più papisti del Papa»

News - 27 aprile 2017

AVVENIRE – Un’Azione Cattolica aperta, gioiosa, intraprendente, incardinata in parrocchia e in diocesi. Capace di evitare le tentazioni del perfezionismo, del clericalismo, della chiusura. È un discorso intenso, e che riguarda in definitiva ogni realtà ecclesiale e ogni cristiano, quello che papa Francesco ha rivolto stamani ai 300 partecipanti al secondo congresso del Forum internazionale dell’Azione Cattolica (Fiac), ricevuti nell’Aula del Sinodo in Vaticano. Il Pontefice ha parlato per oltre un’ora, in spagnolo come richiesto dagli organizzatori, lasciando spesso il testo scritto per ampie aggiunte a braccio. Formatevi, pregate, sacrificatevi, ha detto. Per essere apostoli missionari. Erano presenti molte famiglie con bambini, provenienti da ogni parte del mondo. Ecco i punti principali del discorso.

Il carisma alla luce di Evangelii Gaudium

La missione dell’Azione Cattolica, nel mondo di oggi e in concreto, è la «formazione di discepoli missionari», ha ricordato Francesco, ringraziando la stessa Ac per avere assunto a propria magna carta l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. «L’Azione Cattolica ha avuto tradizionalmente 4 pilastri o zampe: la preghiera, la formazione, il sacrificio e l’apostolato». Oggi «l’apostolato deve essere il tratto distintivo, la zampa che si poggia per prima». Questo apostolato missionario, cui l’Ac è chiamata, «ha bisogno di preghiera, formazione e sacrificio». Ci si forma sulla Parola di Dio, «per animare una felice amicizia con Gesù». Si prega per raggiungere «quella santa estroversione che pone il cuore nei bisogni del popolo». «Così eviterete di guardare continuamente voi stessi». Il sacrificio, infine, sia quel «sacrificio generoso» che «fa bene agli altri».

Rinnovare l’impegno evangelizzatore, in diocesi e in parrocchia

La missione “è” il compito dell’Azione Cattolica. Questa missione deve incarnarsi nella diocesi e nella parrocchia. «Se un movimento ecclesiale non si incarna nella realtà ecclesiale della diocesi non è cristiano» osserva il Papa, e scandisce una parola: «Diocesanità». Un’Azione Cattolica che pretenda di chiudersi in se stessa, che dimentichi questa “diocesanità”, insiste, «è azione, buona azione, ma non è cattolica». Incarnarsi, appunto in diocesi, vuol dire farsi concreti. «Il Verbo si fece carne» cita il Papa: «Fu concreto, molto concreto». «Quando recitiamo il Credo non c’è affermazione di fede che non sia concreta» osserva. Senza questa «concretezza» la fede «non è cattolica». «Il cattolico è sempre concreto» non si stanca di ripetere Francesco.

Tutti attivi, senza eccezione

“Tutti i membri dell’Azione Cattolica sono dinamicamente missionari. I ragazzi evangelizzano i ragazzi, i giovani i giovani, gli adulti gli adulti, e così via. Niente di meglio di un proprio pari per mostrare che è possibile vivere la gioia della fede”. Francesco mette in guardia da una tentazione: quella dell’ “eterna preparazione per la missione”. E fa l’esempio di piani pastorali che “quando finalmente sono messi a punto non sono più attuali”. Gesù, ricorda il Papa, inviava i discepoli “con quel poco che avevano in quel momento”. E’ la forza della testimonianza, della vera predicazione. “Tutti potete andare in missione anche se non tutti potete uscire nelle strade o nelle campagne” è l’indicazione di Francesco. “Tutti hanno una missione nel mondo” e certamente anche gli anziani e gli ammalati. La missione della preghiera, della richiesta della grazia. E qui Francesco è tornato su uno dei temi a lui più cari: gli scartati, coloro che la società di oggi riduce ai margini, come se fossero inutili. Anziani, disoccupati… -e così ci sono giovani disperati che finiscono per arruolarsi nella criminalità. “Gli anziani torneranno a sognare, i giovani diventeranno profeti”, il Papa cita la Bibbia. “E’ una profezia da realizzare” ribadisce Francesco, “non può esserci frutto se la radice secca”. Per questo bisogna riscoprire il dialogo tra anziani e bambini, in tutta la società e anche all’interno della Chiesa.

I destinatari della missioni: tutti gli uomini e tutte le periferie

“È necessario che l’Azione Cattolica sia presente nel mondo politico, imprenditoriale, professionale, ma non perché ci si creda cristiani perfetti e formati, ma per servire meglio”. Così come è indispensabile che l’Azione Cattolica sia presente “nelle carceri, negli ospedali, nelle strade, nelle baraccopoli, nelle fabbriche”.Se l’Azione Cattolica non dice nulla alla gente, “non dice nulla neppure alla Chiesa”. E sottolinea: “Voglio un’Azione Cattolica tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita”. E per quanto riguarda l’ingresso, aprite le porte: “Non siate più papisti del Papa, non fate esami di perfezione cristiana perché così facendo promuoverete un fariseismo ipocrita”.

L’impegno che assumono i laici che aderiscono all’Azione Cattolica guarda avanti. È la decisione di lavorare per la costruzione del regno. Non bisogna “burocratizzare” questa grazia particolare perché l’invito del Signore viene quando meno ce lo aspettiamo; non possiamo neppure “sacramentalizzare” l’ufficializzazione con requisiti che rispondono a un altro ambito della vita della fede e non a quello dell’impegno evangelizzatore. Tutti hanno diritto a essere evangelizzatori.

Stare in mezzo alla gente

Per non cadere nella sterilità “l’Azione Cattolica viene dal popolo e deve stare in mezzo al popolo”. In Papa, come sempre, è concreto: “Un’Azione Cattolica più popolare, più incarnata, vi causerà problemi, perché vorranno far parte dell’istituzione persone che apparentemente non sono in condizioni di farlo: famiglie in cui i genitori non si sono sposati in Chiesa, uomini e donne con un passato o un presente difficile ma che lottano, giovani disorientati e feriti. È una sfida alla maternità ecclesiale dell’Azione Cattolica; ricevere tutti e accompagnarli nel cammino della vita con le croci che portano sulle spalle”.

Un’Azione Cattolica in uscita: passione per Cristo e per il popolo

“Cosa dice Gesù ai discepoli? Vai, esci” dice il Papa citando il Vangelo di Marco. “Uscita significa apertura, generosità, incontro con la realtà al di là delle quattro mura dell’istituzione e delle parrocchie. Ciò significa rinunciare a controllare troppo le cose e a programmare i risultati. È questa libertà, che è frutto dello Spirito Santo, che vi farà crescere. Il progetto evangelizzatore dell’Azione Cattolica deve compiere i seguenti passi: primerear (mi permetto un neologismo), cioè prendere l’iniziativa, partecipare, accompagnare, fruttificare e festeggiare”. L’allegria fa parte dlel’annuncio del Vangelo. “Contagiate con la gioia della fede”.

Francesco mette in guardia contro un’altra tentazione, all’interno della Chiesa: quella dello strutturalismo. “Siate audaci”, non aspettate sempre che vi venga detto cosa fare. E aggiunge: “Meglio chiedere perdono dopo che chiedere il permesso prima”.

E ancora un rischio, da evitare in Ac come in tutta la Chiesa: “Non clericalizzate il laicato” scandisce Francesco. “Che l’aspirazione dei vostri membri non sia di far parte del sinedrio delle parrocchie che circonda il parroco ma la passione per il Regno”. Inoltre, “tra i vostri membri devono uscire evangelizzatori, catechisti, missionari, operatori sociali che continueranno a far crescere la Chiesa”.

«Passione cattolica»

In conclusione papa Francesco cita una pubblicazione del 1937, “La Acción Católica a luz de la teología Tomista”: “Forse l’Azione Cattolica non deve tradursi in Passione Cattolica?”. La passione cattolica, la passione della Chiesa è vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno dall’Azione Cattolica”.

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