Papa ai giovani: cambiate il mondo aprendo il cuore agli altri

News - 2 giugno 2017

RADIO VATICANA – Il mondo si può cambiare se apriamo il cuore agli altri, mai rispondere al male con il male. E’ l’esortazione levata stamani da Papa Francesco a circa seimila giovani dell’esperienza educativa cristiana “Graal” e “I Cavalieri”, ricevuti in Aula Paolo VI. Rispondendo a braccio alle domande di tre ragazzi, il Pontefice ha sottolineato che non ci sono risposte davanti alla sofferenza dei bambini, ma che soltanto si può guardare il Crocifisso e pregare. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Clima festoso in Aula Paolo VI, dove migliaia di giovani hanno accolto Papa Francesco con affetto ed entusiasmo. Il Pontefice, con una modalità che gli è connaturale, ha dialogato con i ragazzi, rispondendo in particolare alle domande di tre di loro. A Marta che gli confidava di aver paura per il salto dalla terza media al liceo, Francesco ha sottolineato che la vita è “un continuo buongiorno e arrivederci”. E ancora, ha affermato che se uno non impara a congedarsi bene, mai imparerà ad incontrare nuova gente. Non bisogna accomodarsi sul divano, ha ripreso, per aver paura di cambiare con il rischio di chiudere l’orizzonte della vita. Di qui, l’esortazione a vincere la paura di crescere e di cambiare e di accettare la sfida di allargare l’orizzonte, di fare il cammino con nuove persone.
Per cambiare il mondo, aprire il cuore agli altri e non rispondere con il male al male
Il Papa ha così risposto alla domanda di Giulia su come poter cambiare il mondo. Innanzitutto, ha detto Francesco, bisogna essere consapevoli che nessuno ha la “bacchetta magica” per cambiare il mondo. Quindi, ha messo l’accento sul cuore come motore di un autentico cambiamento:
“Il mondo si cambia aprendo il cuore, ascoltando gli altri, ricevendo gli altri, condividendo le cose. E voi potete fare lo stesso. Se tu hai un compagno, un amico, un’amica, un compagno di scuola, una compagna di scuola che non ti piace, che è un po’ antipatica … Se tu vai dagli altri a chiacchierare su quella persona, questo che è, così o così? Bravo. Invece, se tu lasci passare – “Ma, non piace e non dico niente” – come è quello? Bravo. Avete capito. Cambiare il mondo con le piccole cose di ogni giorno, con la generosità, con la condivisione, creando questi atteggiamenti di fratellanza”
Francesco ha quindi chiesto ai ragazzi di non rispondere mai al male con il male, neppure di rispondere agli insulti. Gesù, ha rammentato, ci chiede di pregare per tutti, anche per i nostri nemici. Così, pregando per tutti, ha ripreso, “si può cambiare il mondo”. E’ stata dunque la volta di Tanio, ragazzo bulgaro adottato, che ha raccontato la sua commuovente storia di sofferenza chiedendo al Papa come si faccia a credere al Signore di fronte al dolore che colpisce i bambini”.
La sofferenza di un bambino non si può spiegare, solo si può guardare il Crocifisso
Francesco ha confidato che non è possibile trovare spiegazioni razionali per la sofferenza di un bambino. Soltanto, ha detto rivolgendosi a Tanio, troverai qualche spiegazione “nell’amore di quelli che ti vogliono bene e ti sostengono”:
“Io ti dico sinceramente, e tu capirai bene questo: quando mi faccio io nella preghiera la domanda ‘perché soffrono i bambini?’, di solito la faccio quando vado negli ospedali dei bambini e poi esco – ti dico la verità – con il cuore non dico distrutto, ma molto addolorato, il Signore non mi risponde. Soltanto guardo il Crocifisso. Se Dio ha permesso che Suo Figlio soffrisse così per noi, qualche cosa deve esserci lì che abbia un senso. Ma, caro Tanio, io non posso spiegarti il senso. Lo troverai tu: più avanti nella vita o nell’altra vita. Ma spiegazioni, come si spiega un teorema matematico o una questione storica, non ti posso dare né io né alcun altro”.
“Io non posso spiegarlo”, ha ripreso il Papa con sincerità. Ed ha concluso ringraziando Tanio per la sua domanda perché, ha osservato, “è importante che voi, ragazzi e ragazze” incominciate “a capire queste cose, perché questo vi aiuterà a crescere bene e ad andare avanti”.

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