La caduta dell’alto prelato che con i suoi metodi aveva diviso la Curia romana

News - 30 giugno 2017

REPUBBLICA – Il telefono di Francesco è suonato a notte fonda l’ altro ieri. Dall’ altra parte della cornetta c’ era il cardinale George Pell che gli ha comunicato, nel suo comprensibilissimo italiano, le notizie provenienti dall’ Australia: «È arrivato il momento di lasciare Roma », gli ha detto. Il 18 luglio, infatti, dovrà presentarsi presso il tribunale di Melbourne per difendersi dall’accusa di aver commesso abusi sessuali su minori.

Papa Bergoglio non ha esitato un istante, gli ha dato il suo benestare a partire e lo ha congedato fino a data da destinarsi. Oltretevere raccontano così l’ epilogo di una vicenda che da troppi mesi pesa come un macigno sulla Curia romana e sul pontificato in corso.
L’ energico porporato ex arcivescovo di Sydney, sempre pronto a superare gli ostacoli con vigorosi salti in avanti, e soprattutto senza curarsi dei tanti detrattori, deve, questa volta, piegare la testa e fare un passo indietro. Un sollievo per lui – «sono contento che finalmente potrò difendermi nei tribunali», ha dichiarato ieri – ma anche per quella parte della Curia che non ha mai apprezzato il suo decisionismo in materia economica, quella parte in particolare di Segreteria di Stato vaticana e Apsa che contro le riforme del caterpillar australiano ha messo in campo fin dall’ inizio una resistenza neanche troppo sotterranea. Un conto sono le riforme economiche, un altro è il dossier sulla pedofilia.
Se sul lavoro di Pell in materia economica Francesco si è sempre fidato del decisionismo anglosassone del porporato – ha pesato, in merito, il giudizio positivo espresso dai suoi collaboratori, in primis dal cardinale honduregno Oscar Maradiaga – sulla pedofilia vale per Pell ciò che oramai è legge entro le mura leonine: nessuno è colpevole fino a prova contraria ma, nello stesso tempo, nessuno può godere in virtù dell’ incarico che ricopre di alcuna impunità. Fu così quando il Vaticano più di un anno fa aprì un’ indagine per indagare sull’ attico di Tarcisio Bertone. Vale oggi che un’ indagine esterna è aperta sul cardinale prefetto della Segreteria per l’ economia.
Nei mesi scorsi le resistenze a Pell all’ interno della Curia romana si sono fatte più intense provocando una silente quanto effettiva contrapposizione intestina. Lo scontro fra la Segreteria per l’ economia e l’ Apsa ha portato la Segreteria di Stato a schierarsi con quest’ ultima. Quest’ asse ha provocato le susseguenti dimissioni di Libero Milone, il revisore dei conti di fresca nomina molto vicino a Pell e al suo tentativo di controllare fino all’ ultimo centesimo i conti di ogni “ministero” della Santa Sede. La cintura di porporati che aiuta Francesco nel suo lavoro di riforma ha “ammesso” Pell a far parte del circolo ristretto del Papa nonostante lo spiccato conservatorismo dell’ ex primate d’ Australia.
Nell’ autunno del 2014 c’ era anche lui fra i tredici cardinali che firmarono una lettera nella quale veniva denunciato un Sinodo dei vescovi «pilotato » per arrivare alla concessione dei sacramenti ai risposati. Francesco non si è mai preoccupato più di tanto di queste sue prese di posizione, consapevole che per ripulire le finanze vaticane da tempo incancrenitesi aveva bisogno soprattutto di Pell. Molti ora leggono il congedo del potente cardinale, e non la sua immediata sostituzione, come una certa fiducia che ancora una volta Francesco ha voluto accordare a colui che dal 2013 è un suo uomo di fiducia. In questo senso si sono espressi anche i vescovi australiani che hanno parlato ieri di «diritto alla presunzione di innocenza». Eppure il congedo può anche essere interpretato come un primo passo verso un successivo allontanamento di un cardinale che per troppo tempo ha sottovalutato le accuse rivoltegli dalle vittime della pedofilia di insabbiamento prima, di abusi poi, insomma di una personalità che con la sua ingombrante presenza può, come un elefante in una cristalleria, mandare in frantumi il delicato lavoro sulla lotta gli abusi iniziato da Benedetto e continuato da Francesco.Non a caso un influente porporato si lascia sfuggire un’ analisi che descrive in modo eloquente il clima in Vaticano: «La mia impressione è che se anche Pell dimostrerà la sua innocenza difficilmente tornerà a Roma come prefetto. Il Papa nello statement di ieri si dice non a caso grato per il suo lavoro, una formula che si usa per chi si manda a riposo. Andando oramai per i 76 anni non sarà poi così difficile pensionarlo».
Nel pontificato di Ratzinger il cardinale Pell era a un passo dal divenire prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. I dubbi, ma anche il chiacchiericcio, in merito ai presunti insabbiamenti dei casi di pedofilia fermarono la nomina. Ma le notizie erano diverse: nel 2002, ad esempio, le accuse di molestie sessuali mossegli da un ex chierichetto australiano decaddero per mancanza di prove. Il nuovo corso vaticano lesse lo stop di Pell all’ ex Sant’ Uffizio come eccessivo, per arrivare forse oggi (ma ancora tutto è aperto) a ricredersi.

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