Il Papa prega per Charlie Gard. I genitori: non siamo riusciti a salvarti

News - 25 luglio 2017

RADIO VATICANA – “Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza”. Lo ha dichiarato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke dopo la notizia che i genitori di Charlie Gard hanno rinunciato alla richiesta di portarlo negli Stati Uniti per sottoporlo alle cure sperimentali. La parola fine alla battaglia legale è stata annunciata dal papà e dalla mamma del bimbo di 11 mesi, affetto da una rara malattia genetica, ieri pomeriggio durante l’udienza presso l’Alta Corte di Londra. “Il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio”, ha aggiunto Burke.
“Passeremo questi ultimi giorni vicino a Charlie che purtroppo non potrà compiere il suo primo anno di vita, cosa che sarebbe accaduta tra due settimane. Siamo profondamente dispiaciuti per non essere riusciti a salvarti, ma ti amiamo moltissimo e continueremo a farlo in futuro”, hanno detto Chris e Connie, fra le lacrime, leggendo una dichiarazione che ripercorre e spiega la vicenda. Una vicenda che ha mosso e commosso il mondo, con tanti interventi – tra i quali quello di Papa Francesco – manifestazioni sui Social e nelle Piazze, preghiere perché a Charlie venisse data una chance. Tanti gli interventi anche dei politici, fra cui il presidente americano Donald Trump. La settimana passata, lo stesso Congresso statunitense aveva concesso al piccolo e alla sua famiglia la “residenza permanente” negli Usa.
Ora i genitori hanno deciso, dunque, di interrompere la battaglia legale. In questi mesi hanno cercato disperatamente di salvare il loro bimbo: volevano tentare una cura sperimentale negli Stati Uniti ma i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra si erano opposti e l’Alta Corte, accogliendo la richiesta dell’ospedale, aveva dato il via libera al distacco delle macchine: una sentenza convalidata nei mesi scorsi da altre due Corti britanniche e dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Quindi il papà e la mamma si erano rivolti ancora una volta al Tribunale per far valutare la possibilità di applicare al bambino il protocollo sperimentale di un gruppo internazionale di esperti coordinati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Alcuni di loro la scorsa settimana hanno visitato il bimbo.
Per i genitori, troppo tempo è stato perso nelle aule di tribunale. Il deterioramento “dei muscoli è risultato irreversibile”, evidenziano. “Il team americano e quello italiano volevano trattare Charlie dopo aver visto l’ultima risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma. Il bimbo non era in morte cerebrale”. E ancora adesso risponde ai nostri stimoli, dicono i genitori. Ma è il danno muscolare a essere troppo avanzato, spiegano. C’è una ragione semplice per la quale i muscoli di Charlie si sono deteriorati tanto – dicono i genitori – ed è il tempo. Charlie avrebbe potuto vivere una vita normale, ha detto la madre all’udienza, se fosse stato consentito prima alla famiglia di sottoporlo alle cure. Da parte sua il giudice ha confermato il suo verdetto precedente dell’11 aprile scorso: “è nel migliore interesse di Charlie morire”. E sostiene che l’ospedale si è comportato in modo corretto. I genitori hanno deciso, intanto, di creare una fondazione per altri malati di patologie mitocondriali perché i trattamenti siano tempestivi. E ora, hanno concluso, “è tempo che Charlie vada e che stia con gli angeli”.
E da tutto il mondo, intanto, si leva commozione, preghiera e affetto per il piccolo Charlie Gard e la sua famiglia. Anche i Vescovi d’Inghilterra e del Galles esprimono la loro compassione e assicurano preghiere. “Aspettiamo la fine, ma devono essere rispettati i diritti di Charlie che deve essere curato e accompagnato nel naturale decorso della malattia”, afferma, in un’intervista a Rai Radio 1, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. “Non può essere disidratato, non può essere privato del cibo. Tutte le cose che si fanno normalmente per curare un malato – ha detto con chiarezza – devono essere fatte anche nella sua condizione terminale”. Secondo il presidente della Conferenza episcopale italiana – che torna sulla vicenda su cui già era intervenuto anche venerdì scorso dai nostri microfoni – “troppo si è voluto discutere in senso giuridico quando il fatto era umano, ed era un diritto dei genitori fare di tutto per salvare la vita del loro piccolo”.
Di “un modo sbagliato di gestire i tempi, di non mettere al centro, di fatto, il vero interesse, il migliore interesse di Charlie”, parla Maurizio Calipari, portavoce di Scienza e Vita, intervistato alla Radio Vaticana da Fabio Colagrande. “A livello di principio non si capisce perché si sia dovuto impedire così drasticamente fin dall’inizio la possibilità di accesso per i genitori, che peraltro economicamente avevano provveduto loro stessi ai costi di questo tentativo”.
“Si poteva e si doveva acconsentire fin dai primi mesi alla richiesta dei genitori e non chiudere la porta in faccia alla loro speranza e a quella dei ricercatori biomedici”, sostiene anche don Roberto Colombo, docente di Neurobiologia e Genetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. “Ora – prosegue – occorre amare e rispettare la vita di questo bambino fino alla fine senza interrompere i sostegni vitali e le cure palliative dovute ad ogni malato. Non farlo significherebbe aggiungere ingiustizia all’ingiustizia e non condividere l’amore indefettibile dei suoi genitori verso di lui”.

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