Mons Lebrun: la vita di p. Hamel ispira frutti di amore e di dialogo

News - 26 luglio 2017

RADIO VATICANA – “L’odio non ha trionfato e non trionferà”. Lo ha detto il vescovo di Rouen mons. Dominique Lebrun, celebrando stamane la Messa a Saint-Etienne du-Rouvray, in Normandia, in memoria di padre Jacques Hamel che un anno fa proprio in questa chiesa e nella stessa ora veniva ucciso da due giovani terroristi affiliati al sedicente Stato islamico.

La sua vita offerta per amore è come un “seme destinato a portare frutto”, ha detto il vescovo interpellando la platea tra cui rappresentanti di altre religioni e membri dello Stato a partire dal Presidente francese Macron. Nel corso della Messa, dei fiori sono stati posti davanti alla Croce della processione, il cero pasquale, l’altare e la statua di Maria profanate dai terroristi un anno fa; invece al termine della cerimonia è stata inaugurata una lapide in memoria del sacerdote martire, nel piazzale della sua parrocchia. “Un sacerdote semplice che ci ha lasciato il frutto della pace” così in sintesi al microfono di Gabriella Ceraso il vescovo di Rouen mons. Dominique Lebrun ricorda padre Hamel:
R. – Questo sacerdote è decisamente un sacerdote diocesano, semplice, in cui tutti possono ritrovare il prete che è stato all’ascolto, ad accogliere le domande, a illustrare un brano del Vangelo. Non era conosciuto per iniziative straordinarie, momenti forti di evangelizzazione. Era solo un sacerdote semplice, di quartiere.
D. – Il Papa dice che i martiri sono quelli che portano avanti la Chiesa e la sostengono: padre Jacques come lo ha fatto?
R. – Il suo sangue parla di tutta la sua vita e parla del sangue di Cristo. Lui ha dato la vita appena finita la celebrazione della Messa, dove ha detto: “Questo è il mio corpo, il corpo tradito, il corpo dato”. E oggi in Francia, ma credo anche in tutto l’occidente, si ricorda proprio il cuore della nostra fede, perchè il martirio fa parte della vita cristiana, forse l’abbiamo dimenticato. Amare è donare,anche ogni giorno, è offrire la propria vita.
D. – Solo due giorni dopo la morte del padre Jacques c’erano state già migliaia di persone a rendere omaggio a questo sacerdote nel suo comune e tanti musulmani avevano pregato insieme ai cattolici in segno di unità. In questo senso quali sono i frutti che ha portato questa figura?
R. – Io non sono nel cuore di tutti. So però che ogni tanto ricevo una lettera o incontro qualcuno che testimonia un effetto particolare nel suo cuore. Personalmente posso dire che in questa tragica situazione, in cui tante persone sono state ferite, si sarebberero potuti generare litigi, discussioni, conflitti, invece devo notare la pace nei nostri rapporti, sia con i musulmani, sia con il sindaco comunista, sia con le diverse persone della comunità cristiana cattolica, le opinioni dei quali sappiamo benissimo essere molto diverse. Da un anno, le cose si svolgono nella pace con opinioni diverse ma che possiamo esprimere gli uni agli altri.
D. – A lei, è affidato il compito di ricordare padre Jacques, sia ai rappresentanti della società civile, sia dello Stato francese, sia a rappresentanti della Chiesa e delle altre religioni: qual è una parola che padre Hamel, con la sua vita, può rivolgere veramente a tutti?
R. – La parola “amore”, “amore vero”. E’ una parola che parla a tutti ma qualche volta non riusciamo neanche a pronunciarla. Credo che in questo giorno di primo anniversario porterò in alto questa voce: amare, l’amore.
D. – E’ stato lei stesso ad annunciarlo l’anno scorso, l’avvio del processo di beatificazione di padre Hamel, ma ancora più forti furono le parole del Papa che pochi mesi dopo il fatto disse: “E’ già beato”. E’ ancora viva questa sensazione?
R. – Sì, ora si capisce bene che la fede del Papa è come la fede del popolo,in un certo senso; oggi la sento così. Quello è stato quasi il suo grido del cuore e oggi a noi non resta che vivere questo processo con serenità per poter proclamare padre hamel e farlo entrare nel culto pubblico, a Dio piacendo e se poi il Papa lo deciderà.

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