Papa: domani riprende l’udienza generale. Le catechesi del Pontificato

News - 1 agosto 2017

RADIO VATICANA – Papa Francesco riprende da domani, dopo la pausa estiva, l’appuntamento del mercoledì mattina alle 10.00 con l’Udienza generale che si svolgerà, a causa del gran caldo, nell’Aula Paolo VI. Il tema della catechesi che Francesco ha svolto sin dal dicembre 2016, concluso il Giubileo della Misericordia, è quello della speranza cristiana, la ”bella virtù che ci dà la forza di camminare nella vita ”  riletta alla luce dell’Antico e del Nuovo Testamento, per indicarne l’autentico significato, il valore e i modelli.

La speranza non delude, come fa l’ottimismo”, e “ne abbiamo tanto bisogno” in questi tempi oscuri, in cui a volte “ci sentiamo impotenti” davanti al male, al “dolore di tanti nostri fratelli”. La speranza è radicata nella fede: “Io spero, perché Dio è accanto a me”, “non spero in qualcosa che posso fare o essere”, ma nell’amore di Dio per ciascuno di noi e Dio sempre “porta a compimento quello che promette”. Questo ha insegnato Francesco nel corso dell’anno mettendo in guardia da tanti “falsi idoli” e indicando invece i modelli di speranza in Rachele o Abramo che con Dio addirittura si lamenta e discute, ma mai smette di credere e sperare. Credere e far credere, sperare e anche far sperare chi è nella disperazione, ha chiesto ai fedeli Francesco, essere cioè “canali di speranza”:  lo aveva già detto in occasione della “misericordia” invitando tutti a diventarne “strumenti”.

Così è stato sin dal dicembre 2015, quando, dando avvio al Giubileo straordinario della Misericordia, che sarebbe durato fino al novembre 2016, il Papa ha svolto sul tema della misericordia tutte le catechesi, aiutando, nella consapevolezza di essere tutti peccatori, a varcare con coraggio la soglia della “grande porta della misericordia di Dio”. Misericordia nutrita dalla preghiera e fonte di comunione come ci ha insegnato. Francesco non ha smesso di sottolineare nel suo magistero quanto e come Dio “mai si stanca di perdonare”, di “aspettarci” e di “accogliere il nostro pentimento”.  Ma ha mostrato anche come con “semplici gesti quotidiani” che sono le opere di misericordia spirituali e corporali ciascuno di noi può “compiere una vera rivoluzione culturale”. “Vivere di misericordia è sentirsi bisognoso della misericordia di Gesù, e “quando noi ci sentiamo bisognosi di perdono, di consolazione, impariamo a essere misericordiosi con gli altri”.

A segnare invece il 2015, secondo anno di Pontificato di Francesco, l’importante evento ecclesiale del Sinodo sulla Famiglia, che ha indirizzato la catechesi del Papa per tutto l’anno. Francesco ha presentato ai fedeli la “vocazione e la missione della famiglia”  sul modello di quella di Nazareth. Ciascun membro è guardato da Francesco con gli occhi dell’attualità: le madri che umanizzano la società, i padri maestri necessari ai loro figli, i nonni “corale permanente di un grande santuario spirituale”. Memorabili le pagine dedicate da Francesco alla differenza e alla complementarità tra l’uomo e la donna, vertice della creazione divina o quelle dedicate al matrimonio “una festa che si rinnova nel tempo”, al contrario della convivenza a tempo determinato che tanti giovani scelgono oggi. La famiglia di cui parla il Papa è quella di oggi con tutte le sue difficoltà: vive “lutti”, malattie e povertà ma non perde la forza di custodire la fede e l’amore scambievole e sa custodire e ripetere tre parole semplici come “permesso”,” grazie” e “scusa” che permettono di costruire una convivenza civile.

I Sacramenti, i sette doni dello Spirito Santo e il tema della Chiesa hanno invece segnato le catechesi di Francesco nel corso del 2014. L’iniziazione cristiana che ci fa membri della Chiesa si compie in parte proprio con i Sacramenti che il Papa raccomanda di offrire con adeguata preparazione, mentre, affrontando i doni dello Spirito Santo, Francesco trova il modo per spiegare in modo diretto e immediato come avere in noi il “gusto e il sapore di Dio”, con la Sapienza; come agire “secondo la logica di Gesù e del suo Vangelo”, con l’intelletto; o come “abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle mani di Dio”, grazie al Timore di Dio che non è certo assimilabile alla paura. L’ampia pagina delle catechesi sulla Chiesa mostra un Papa che “come un figlio parla della propria madre, della propria famiglia”. “Non una ONG, la Chiesa siamo tutti noi!” , è il modo con cui Francesco la presenta ai fedeli; “Non un’istituzione fine a se stessa” ma aperta all’umanità; non “nata in laboratorio”, ma fondata da Gesù; Chiesa “Una e Santa” ma anche “Madre” e ”Sposa” che deve saper attendere la venuta di Gesù.

Risalendo nel percorso che porta all’inizio del Pontificato di Francesco e quindi al primo tema affrontato nelle catechesi, arriviamo al 27 marzo del 2013, quando, riallacciandosi al suo “ amato predecessore”, il Papa ne “raccoglieva il testimone” sul filo dell’Anno della Fede, fortemente voluto da Benedetto XVI che lo riteneva un tema richiesto dal contesto in cui viviamo che mette la fede in secondo piano. Ecco allora l’impronta del nuovo Pontefice che ne ripercorre i capisaldi a partire dal Credo e non manca, secondo il suo stile, di interpellare ciascuno ad un profondo esame di coscienza: “Chiediamoci se concretamente abbiamo fatto qualche passo per conoscere di più Cristo e chiediamoci contemporaneamente quali passi stiamo facendo perché la fede orienti tutta la nostra esistenza”. Non si è cristiani “a tempo”, ha insegnato sin dall’inizio del suo Magistero pubblico Francesco, “si è cristiani in ogni momento! Totalmente!”.

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