Morto Tettamanzi, amato arcivescovo di Milano. Scola: amico discreto

News - 5 agosto 2017

RADIO VATICANA – Si è spento all’età di 83 anni, il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano. Guidò tre arcidiocesi: Ancona-Osimo, Genova e infine Milano, sua ultima sede dal 2002 al 2011. Nominato nel 1991 segretario generale della Conferenza episcopale italiana, ne divenne vicepresidente per il quinquennio1995-2000.

Classe 1934, viene ordinato sacerdote dall’allora arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI). Dal 1959 è docente di teologia morale al Seminario di Venegono Inferiore, e per la sua competenza acquisita su temi come matrimonio, sessualità e bioetica, Giovanni Paolo II lo chiamerà a collaborare alla stesura di alcuni documenti ed encicliche. Nominato rettore del Pontificio Seminario lombardo di Roma nel 1987, inizia a lavorare per la Curia e la Conferenza episcopale italiana.

Ieri, 4 agosto, per l’aggravarsi delle condizioni di salute, il cardinale Angelo Scola e mons. Mario Delfini, neo arcivescovo della diocesi meneghina, attraverso una nota congiunta, hanno invitato tutti i fedeli a pregare.

Amato per la sua disponibilità al dialogo e al confronto, aperto ma mai banale, fu soprattutto per Milano, dopo il lungo episcopato di Carlo Maria Martini, “il giusto successore”: conoscitore dall’interno della complessa e profonda realtà della diocesi ambrosiana. Indimenticabile uomo di Dio dal “cuore grande”, anche nei giorni della malattia, raccomandava la preghiera e il lavoro per l’unità della Chiesa.

Ritornando alla sua professione di docente, nel suo insegnamento – caratterizzato da limpidità di pensiero, semplicità incisiva dell’esposizione, fedeltà gioiosa e convinta al Magistero della Chiesa e spiccato spirito pastorale – vasta è la gamma dei temi trattati, tra i quali risaltano le questioni di morale fondamentale accanto a quelle di morale speciale, con una preferenza per l’ambito del matrimonio, della famiglia, della sessualità e della bioetica. Non mancano interventi, benché in quantità assai minore, di sacramentaria, ecclesiologia e teologia pastorale. La sua produzione, inevitabilmente rarefattasi, non si è fermata neppure con i nuovi incarichi affidatigli. Basti ricordare, tra l’altro: «Verità e libertà. Temi e prospettive di morale cristiana» (Piemme, 1993); «Bioetica. Difendere le frontiere sulla vita» (Piemme, 1996); «Lo sguardo di Cristo» (Ed. San Paolo, 1996). Dell’ottobre 2000 è poi il volume “Nuova bioetica cristiana” (Piemme), anche in edizione di libro elettronico (e-book) e consultabile in Internet.

All’intensa attività accademica ha saputo unire sia la partecipazione ad incontri, convegni, corsi di aggiornamento teologico-pastorali per sacerdoti e laici in Italia e all’estero, sia la presenza a tavole rotonde e dibattiti televisivi, sia la produzione di frequenti contributi per «L’Osservatore Romano» e per «Avvenire». Tutto ciò non l’ha però distolto dall’attività pastorale diretta, da lui sempre amata ed esercitata sia svolgendo il servizio domenicale nelle parrocchie di Masnago, San Pietro martire a Seveso, Santo Stefano Arno, Turate, sia prestandosi per la predicazione, la conduzione di ritiri e di esercizi spirituali, la direzione spirituale, a vantaggio soprattutto delle famiglie e delle persone consacrate nell’Istituto secolare delle «Oblate di Cristo Re», cui è stato vicino per diversi anni.

Né vanno dimenticate la presenza e l’azione nella Confederazione Italiana dei Consultori familiari di ispirazione cristiana, di cui è stato consulente ecclesiastico dal 1979 al 1989; nell’Oari (movimento per una pastorale di comunione e di speranza per l’uomo che soffre) come responsabile dell’attività culturale prima e quale Presidente poi; nell’Associazione dei Medici cattolici italiani della sezione di Milano, quale Assistente ecclesiastico per circa vent’anni.

Un lutto per la Chiesa Ambrosiana, che dal sito della Diocesi di Milano esprime tutto il suo dolore, ma anche la sua gratitudine per essere stata guidata da un uomo di dialogo, studio e profonda preghiera. Lo ricorda anche ai nostri microfoni lo stesso cardinale Angelo Scola: “Ho avuto una lunga e profonda amicizia con il cardinale fin dai banchi di scuola perché lui è stato il mio professore di morale, un’amicizia che è poi continuata quando tutti e due ci siamo trovati a Roma. In molte occasioni abbiamo collaborato con San Giovanni Paolo II. Nei sei anni della mia permanenza ho avuto in lui un amico vicino, molto discreto, che ha aiutato molto la diocesi e che ha lasciato indubbiamente un grande segno anche nel mondo laico per la sua capacità di affrontare in maniera aperta problemi difficili come quello del lavoro”.

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