Funerali del cardinale Tettamanzi nel Duomo di Milano. L’omelia del cardinale Angelo Scola

News - 8 agosto 2017

Eminenza Reverendissima Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana,

Eminenze,
Eccellenza Reverendissima Mons. Mario Delpini, Arcivescovo eletto di Milano,
Eccellenze,
Fratelli nel presbiterato, diaconi, consacrate e consacrati,
Antonio e Gianna, fratello e sorella del Cardinale, nipoti, pronipoti e parenti tutti,
Marina che lo ha accompagnato per ventotto anni e don Tiziano,
Autorità civili e militari, esponenti dell’associazionismo,
Abitanti di Renate,
Superiori ed alunni del Pontificio Seminario Lombardo e del Seminario arcivescovile di Venegono,
Fedeli delle Chiese di Ancona-Osimo, Genova, Vigevano e fedeli tutti della Diocesi ambrosiana, presenti nel nostro Duomo e quanti ci seguono da lontano,
accompagniamo in questa liturgia il carissimo Cardinale Dionigi all’incontro definitivo con Dio.

1. «Questo è il mio corpo che è dato per voi…» «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi» (cf Prima Lettura, Lc 22,19-20). Gesù, che ha «desiderato ardentemente mangiare [questa] Pasqua con i suoi prima della sua passione» (cf Lc 22,15), per i suoi offre totalmente se stesso. Si rivolge anzitutto agli apostoli, ma anche a tutti coloro che lungo il tempo e in tutti i luoghi crederanno in Lui. Quindi anche a noi, cristiani dell’odierno frangente storico. Nella circostanza particolare della dipartita del carissimo Cardinale Dionigi, questo “per voi” di Cristo diventa in modo del tutto speciale “per lui”, per il Cardinale.
La morte di questo uomo «amabile ed amato», come l’ha definito Papa Francesco nel suo Messaggio, non è una sconfitta della vita. Al contrario, ne è la pienezza. La sua morte è una vittoria. Ce lo conferma la Seconda Lettura, tratta dalla Passione secondo Matteo. Oltre al buio di mezzogiorno taluni segni clamorosi – secondo la tradizione profetica, fanno riferimento ai tempi finali – sono suggellati dall’affermazione: «i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono» (Vangelo, Mt 27,52).
2. Carissime, carissimi, la risurrezione, cioè il pieno compimento del nostro destino, deve ora abitare il nostro cuore, ci deve dominare. Chi muore in Cristo Gesù partecipa di tutta la Sua opera di redenzione. Certo essa è passione e doloroso distacco dalla vita terrena, ma, in senso definitivo, è risurrezione. Gesù, unito alla Sua madre diletta, vivo nel Suo vero corpo in seno alla Trinità con le Sue piaghe gloriose, sta già abbracciando il Cardinale Dionigi. Egli ne era ben cosciente. Nell’Omelia del giorno di Pasqua del 2011 affermò: «Mi ha molto commosso quanto ha detto in un’intervista un monaco scampato alla strage nella comunità algerina di Tibhirine. “Abbiamo appreso della morte dei nostri confratelli il 21 maggio 1996. Stavamo recitando i vespri. All’improvviso è arrivato in cappella un giovane monaco che si è gettato per terra davanti a tutti, gridando la sua disperazione: «I fratelli sono stati uccisi!». La sera, mentre eravamo fianco a fianco a lavare i piatti, gli ho detto: “Bisogna viverlo come qualcosa di molto bello, di molto grande. Bisogna esserne degni”».
Moltissimi tra noi – penso anche a me, alla nostra lunga collaborazione ed amicizia – hanno nel cuore fatti e momenti in cui han potuto godere dell’intensa umanità del Cardinale Dionigi. Ad essi ritorneremo quasi a preziose reliquie. Di essi parleremo agli adolescenti, ai giovani, a figli e nipoti per aiutarli a crescere.
Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava e con eccezionale pazienza salutava ad uno ad uno.
Era inoltre profondamente competente nel campo delle scienze morali e bioetiche, come rivelano le numerose pubblicazioni e, in modo speciale, la collaborazione diretta con San Giovanni Paolo II, con Benedetto XVI e con Papa Francesco.
3. Per quanto riguarda la metropoli milanese, il rapporto del Cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole. Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Il Cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre.
4. Affidare, come ora stiamo facendo, il Cardinale Dionigi al Padre, non può ridursi ad un gesto di umana gratitudine. Deve scavare in noi in profondità, interrogarci sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità a lasciarci prendere a servizio, a spezzare ed offrire tutta la nostra vita (cf Prima Lettura, Mt 22,24-30) come il Cardinale ci ha insegnato fino alla fine, soprattutto negli ultimi mesi della sua malattia, portata in atteggiamento di piena e consapevole offerta.
L’Eucaristia è un anticipo della risurrezione a cui siamo destinati. Oggi in essa accompagniamo l’offerta del pane e del vino con l’offerta della persona e della vita del Cardinal Dionigi. Ciò domanda una decisiva responsabilità: essere una eco dell’affermazione di Gesù riportata dal Santo Evangelo: «Questa è la volontà di Colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto Egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno» (cf Gv 6,39).
Chiediamoci: quanto noi cristiani, nella nostra vita quotidiana, siamo disponibili a questo instancabile abbraccio di Cristo così da potere, a nostra volta, abbracciare ogni uomo e ogni donna che viene al nostro incontro, lasciando trasparire la bellezza, la bontà e la verità della fede in Lui? Quanto le nostre comunità cristiane, parrocchiali, religiose, aggregative sono luoghi in cui la certezza della risurrezione genera un clima di gioiosa speranza, capace di sanare le ferite, di risollevare gli sguardi, in una parola di amare di un amore rigenerativo i nostri fratelli e le nostre sorelle? Quanto l’azione concorde, rispettosa della pluriformità vissuta nell’unità ecclesiale voluta da Gesù, diventa capacità di favorire la comunione e l’edificazione civica? Come affrontiamo i bisogni, soprattutto quelli derivanti dalla miseria e dall’esclusione, non a suon di proclami ma cambiando concretamente aspetti della nostra vita spesso mondanamente troppo attaccata agli affetti e ai beni?
5. La morte in Cristo del Cardinale Dionigi getta allora una luce su tutta la sua vita e soprattutto sul suo ministero. Egli ha voluto realmente essere un testimone fedele di Cristo teso a non perdere nulla e nessuno di quanti la Chiesa gli aveva affidato (cf Gv 6,37-40).
La Chiesa ambrosiana saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro.
Il Cardinale Dionigi sarà tra poco sepolto qui in Duomo, ai piedi dell’altare della Virgo potens, accanto all’urna del Beato Cardinale Schuster. Questa è la sua volontà espressa con la consueta delicatezza. Tutti i fedeli avranno così modo di pregare sulla sua tomba e tutti gli uomini di buona volontà potranno visitarla. Sarà un gesto di pietà, un momento di ristoro, soprattutto sarà un tenero pungolo all’approfondimento della nostra fede, della nostra comunione, del senso del vivere e della nostra energia civica. Amen.

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