Milano, Duomo gremito per i funerali di Tettamanzi. Scola: “La Chiesa manterrà viva sua eredità”

News - 8 agosto 2017

REPUBBLICA – “Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza. La Chiesa ambrosiana saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro”.

Con queste parole l’amministratore apostolico della Diocesi ambrosiana, il cardinale Angelo Scola, ha parlato dell’eredità lasciata dal cardinale Dionigi Tettamanzi, morto tre giorni fa a 83 anni nella villa Sacro Cuore di Triuggio, nel corso dell’omelia che ha tenuto nel Duomo di Milano gremito di fedeli. In cinquemila hanno riempito la cattedrale di Milano, mentre centinaia di persone non sono riuscite a entrare.

Tantissimi i preti (circa un migliaio), oltre ai fedeli e alle personalità della Chiesa (c’erano dieci cardinali e trenta vescovi), gente che amava Tettamanzi, l’arcivescovo con il cuore da parroco, che ha visitato tutte le 1100 parrocchie ambrosiane nei suoi dieci anni di attività pastorale a Milano. Arrivano da tutta la Lombardia, fedeli e sacerdoti, che si siedono anche sui gradini degli altari laterali, non trovando posto nelle panche lungo le navate. Davanti alla bara di noce chiaro, siede la famiglia, i fratelli Antonio e Gianna, col nipote Giuseppe, i bisnipoti, e naturalmente la “perpetua” Marina Oggionni, che a Tettamanzi è stata vicina per 45 anni, fino agli ultimi istanti di vita.

A dare l’ultimo saluto ci sono anche molte autorità civili e religiose. Nove cardinali fra cui Gualtiero Bassetti, presidente Cei e arcivescovo di Perugia, Severino Poletto (arcivescovo emerito di Torino), Angelo Bagnasco (arcivescovo di Genova), Edoardo Menichelli, (amministratore apostolico di Ancona), Giuseppe Betori (arcivescovo di Firenze), Gianfranco Ravasi (presidente Pontificio Consiglio della Cultura). C’è l’ex premier Mario Monti, c’è il ministro Maurizio Martina, numero due del Pd; ci sono ovviamente il sindaco Sala, il prefetto Lamorgese, il questore Cardona e diversi asessori comunali e regionali. Vistosamente assente Roberto Maroni, presidente della Regione, esponente di spicco di quella Lega che negli anni passati non perdè mai l’occasione per criticare ed attaccare Tettamanzi.
C’è invece una quarantina di sindaci della diocesi di Milano, rappresentanti delle religioni – ebrei, ortodossi e islamici – con cui il cardinale ebbe un rapporto di profondo scambio e collaborazione. “Tettamanzi – ha detto l’arciprete della Chiesa ortodossa romena di Milano, Traian Valdmann – ha continuato in pieno la linea ecumenica aperta dal cardinale Martini. Ha mostrato grande sensibilità per gli immigrati e i poveri”. Sulla bara non ci sono fiori, a testimonianza dell’umiltà che lo ha sempre contraddistinto, solo una copia dell’Evangelario illustrato da grandi artisti commissionato durante l’episcopato.

La messa è stata presieduta dal cardinale Angelo Scola e dal vescovo Mario Delpini, assieme ai cardinali arrivati da tutta Italia. “Il rapporto del Cardinale Dionigi con la società civile ebbe un peso notevole – ha detto Scola nell’omelia – Si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme. Il Cardinale era guidato da un profondo senso di giustizia che si esprimeva nella promozione e nella difesa dei diritti di tutti e di ciascuno vissuti nel loro legame profondo con i doveri e garantiti da buone leggi. Seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre”.

In apertura delle celebrazioni è stato letto un messaggio di papa Bergoglio che ha definito Tettamanzi “tra i figli più illustri e fra i suoi pastori più amati e amabili nella sua feconda esistenza ha testimoniato fedelmente il Vangelo”. Al termine della messa, invece, ha parlato monsignor Mario Delpini, eletto arcivescovo, in attesa di prendere possesso della Diocesi il prossimo 24 settembre: “La ragione che ci accomuna e per cui tutti oggi siamo qui è che è stato facile volere bene al cardinale Tettamanzi. Per il suo temperamento, la sua saggezza, il suo sorriso, la sua prossimità alla gente comune, la sua capacità di stare con le autorità. C’era qualcosa in lui che ha espresso facile il volergli bene. Credo che ci venga da lui un’ultima raccomandazione e me ne faccio voce: cercate di fare in modo che sia facile volervi bene, forse è questa la raccomandazione che ci vuole fare il cardinale Dionigi”.

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