Il cardinale Bagnasco: «Aprite le parrocchie ai migranti»

News - 11 agosto 2017

IL SECOLO XIX – «Ho programmato un incontro con i miei sacerdoti per sollecitarli a dare una risposta all’appello di papa Francesco sull’accoglienza dei profughi nelle parrocchie: in questo campo non si può imporre nulla, ma bisogna sensibilizzare e parlare per superare le paure, guardando all’esempio di chi sta realizzando progetti di accoglienza».

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi europei, sa che nella sua arcidiocesi – e non solo – l’appello lanciato da papa Francesco alla vigilia dell’Anno Santo è rimasto largamente disatteso: ogni parrocchia ospiti una famiglia di profughi, aveva chiesto il Papa. E aveva dato per primo l’esempio, accogliendone un paio in Vaticano e poi, durante lo storico viaggio all’isola di Lesbo il 16 aprile 2016, portando con sé, sull’aereo, una dozzina di siriani.

Il Papa sembrava il testimonial perfetto, quelle immagini avevano fatto il giro del mondo e un anno fa anche a Genova erano partiti i primi sette progetti di accoglienza in parrocchia. Dovevano essere solo l’inizio. Invece, a distanza di tanto tempo, le parrocchie che accolgono profughi sono ancora 7 su 278. Non una di più . Per realizzare compiutamente il desiderio del Papa ne mancano 271. La matematica sembra dire che l’accoglienza della Chiesa si è fermata.

Ma il cardinale crede nella forza della persuasione e della testimonianza e, convocando i suoi sacerdoti, spera che il sogno di papa Francesco si possa ancora realizzare su ampia scala: anche perché, dove i parroci genovesi hanno superato le proprie perplessità e le paure di molti fedeli, i programmi di accoglienza vanno avanti senza veri problemi «con un po’ di attenzione e sensibilità da parte di tutti».

L’esempio aiuta. «Sì. stiamo cercando di far conoscere in ogni modo ciò che viene fatto concretamente nelle parrocchie che hanno accettato la sfida e l’hanno vinta, perché chi è incerto possa essere rassicurato dai risultati ottenuti da altri ». Aprire le porte non significa affatto, dice il cardinale, procedere senza regole e senza porre paletti precisi.

E, aggiunge, certamente non tutte le 278 parrocchie dell’arcidiocesi hanno spazi adeguati ad accogliere ospiti. «Ci sono regole che devono essere rispettate: il Papa ha precisato che non bisogna destinare all’accoglienza i locali usati per scopi pastorali, altrimenti il rischio che la gente senta un senso di distacco è reale». E c’è la burocrazia da superare .«Sì, in questo esistono limiti obiettivi, non è solo un sentore generale». Serve uno scatto in avanti. «Ci sono tante paure tra i sacerdoti e tra la gente, e ci sono anche difficoltà. Tutto questo si può superare attraverso la testimonianza, facendo concretamente vedere che l’obiettivo non è irraggiungibile e che i risultati, quando si stabiliscono relazioni tra le persone, sono positivi. Ci sono esempi concreti in cui le stesse persone che avevano paura, alla fine, si scoprono contente».

Tags: