Il Papa sulle migrazioni: reazioni xenofobe anche in Paesi cristiani

News - 5 novembre 2017

RADIO VATICANA – Alla “realtà globale e complessa delle migrazioni contemporanee” si può rispondere, seguendo l’esempio delle università cattoliche, cercando di “superare i pregiudizi e i timori legati ad una scarsa conoscenza del fenomeno migratorio”.

E’ quanto ha affermato Papa Francesco ricevendo stamani, in Vaticano, i partecipanti alla Conferenza internazionale intitolata “Rifugiati e Migranti in un mondo globalizzato: responsabilità e risposte delle università”. Il Santo Padre ha ricordato, in particolare, il contributo di queste istituzioni in tre ambiti specifici: quelli della ricerca, dell’insegnamento e della promozione sociale.

Necessari ulteriori studi sulle cause remote delle migrazioni
Ai partecipanti alla Conferenza, organizzata dalla Federazione internazionale delle università cattoliche, il Pontefice ha indicato l’urgenza di uno specifico campo di ricerca:

“Ritengo sia opportuno avviare ulteriori studi sulle cause remote delle migrazioni forzate, con il proposito di individuare soluzioni praticabili, anche se a lungo termine, perché occorre dapprima assicurare alle persone il diritto a non essere costrette ad emigrare. E’ altrettanto importante riflettere sulle reazioni negative di principio, a volte anche discriminatorie e xenofobe, che l’accoglienza dei migranti sta suscitando in Paesi di antica tradizione cristiana, per proporre itinerari di formazione delle coscienze”.

Si promuovano programmi volti a favorire l’istruzione dei rifugiati
Papa Francesco ha anche affermato che sono “sicuramente degni di una maggiore valorizzazione i “molteplici apporti dei migranti e dei rifugiati alle società che li accolgono, come pure quelli di cui beneficiano le loro comunità di origine”. Per quanto riguarda l’ambito dell’insegnamento, il Pontefice ha espresso uno speciale auspicio:

“Auspico che le università cattoliche adottino programmi volti a favorire l’istruzione dei rifugiati, a vari livelli, sia attraverso l’offerta di corsi anche a distanza per coloro che vivono nei campi e nei centri di raccolta, sia attraverso l’assegnazione di borse di studio che permettano la loro ricollocazione. Approfittando della fitta rete accademica internazionale, le università possono anche agevolare il riconoscimento dei titoli e delle professionalità dei migranti e dei rifugiati, a beneficio loro e delle società che li accolgono”.

Per le università anche il ruolo di coscienza critica
Per rispondere adeguatamente alle nuove sfide migratorie – ha aggiunto il Papa – “occorre formare in modo specifico e professionale gli operatori pastorali che si dedicano all’assistenza di migranti e rifugiati”. Questo – ha sottolineato – è “un altro compito impellente per le università cattoliche”. L’ambito della promozione sociale – ha osservato inoltre il Santo Padre – vede l’università come un’istituzione che esercita “anzitutto un ruolo di coscienza critica rispetto alle diverse forme di potere politico, economico e culturale”:

“Le università possono svolgere il loro ruolo di attori privilegiati anche nel campo sociale, come ad esempio l’incentivo al volontariato degli studenti in programmi di assistenza verso i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti appena arrivati”.

Il lavoro in questi tre grandi ambiti – ricerca, insegnamento e promozione sociale – trova un “sicuro riferimento “- ha concluso Francesco – nelle quattro pietre miliari del cammino della Chiesa attraverso la realtà delle migrazioni contemporanee: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

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