Roma, la sfida di un prete a 10 ristoranti del Pantheon: “Pranzo gratis per i poveri”

News - 15 novembre 2017

LA STAMPA – Don Pietro Sigurani è quel tipo di sacerdote che in America latina definirebbero “callejero”.

Un prete di strada, che pur essendo rettore di una importante basilica romana come quella di Sant’Eustachio, nella centralissima Campo Marzio, a pochi passi da Palazzo Madama e Montecitorio, preferisce trascorrere il tempo più che a confessare deputati e senatori ad incontrare i poveri che gravitano intorno alla basilica.

E proprio pensando ai “suoi” poveri – homeless, rifugiati, anziani abbandonati – don Pietro, in vista della Giornata mondiale a loro dedicata indetta da Papa Francesco al termine del Giubileo, che si celebrerà la prossima domenica 19 novembre , ha deciso di lanciare una sfida ai ristoratori della zona esclusiva del Pantheon. «Mi accogli 10 poveri?», ha domandato il sacerdote, bussando porta per porta, come un moderno San Filippo Neri, a ristoranti, bar e tavole calde.

Le risposte sono state quasi tutte positive, grazie anche all’“astuzia” di don Sigurani che ha saputo giocarsi bene le sue carte. «Ho chiesto di accogliere i poveri. Uno mi ha detto subito sì e che l’avrebbe fatto gratis, e allora sono andato da un altro e gli ho chiesto la stessa cosa, e gli ho detto: “Clemente me lo fa gratis, tu quanto mi fai pagare? E pure lui ha detto ok”», spiega ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000 che per primo ha raccontato l’originale iniziativa.

Quindi, mentre domenica prossima 1.500 poveri pranzeranno con Papa Francesco in Aula Paolo VI, e altri 2.500 saranno, invece, trasferiti presso mense, seminari e collegi cattolici di Roma, un centinaio di bisognosi del centro della Capitale si dividerà tra i dieci locali che hanno accolto la sfida di don Pietro.

Ad esempio il ristorante di cui è titolare Emilio, che al tg della televisione dei vescovi italiani spiega: «Diamo un piccolo contributo a questi signori che non se la passano bene. Noi facciamo degli ottimi fritti, con i carciofi, i fiori di zucca, le mozzarelline, poi sicuramente una bella amatriciana, dei salti in bocca che sono tipicamente romani con un po’ di patate e un po’ di cicoria, e il dolcetto glielo lasciamo scegliere a loro, quello che preferiscono».

«Potranno ordinare alla carta quello che vogliono», gli fa eco un altro ristoratore, «si siederanno dove vogliono senza nessun problema». «Sarà un piacere ospitare queste persone in un’occasione così speciale», risponde una ristoratrice.

Don Pietro sorride soddisfatto. Lui, in fondo, non fa altro che replicare in scala più ampia quello che fa ogni giorno a Sant’Eustachio, dove quotidianamente offre un pasto caldo a chi è in difficoltà grazie anche all’aiuto del vicino salumiere o del fornaio che «ci danno il pane, o quando mi serve il formaggio, la ricotta».

«Dell’iniziativa tutti sono entusiasti ma ancora non gli ho dato il biglietto di invito altrimenti se lo perdono», scherza. E sottolinea che ciò che davvero è importante di questa sua iniziativa «è che il povero possa sedersi a tavola e una volta ogni tanto possa dire “io voglio questo” perché lui riceve sempre un pasto che noi stabiliamo e possiamo offrirgli».

Quindi oltre a garantirgli del buon cibo, l’obiettivo è «fargli riscoprire la dignità». Quella che, in una società dominata dalla «cultura dello scarto» denunciata a più riprese dal Papa, a volte assomiglia solo ad un ricordo sbiadito.

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