Comastri: Papa ha parlato alla Curia come un padre ai figli

News - 22 dicembre 2017

VATICANNEWS – Un discorso a cuore aperto, come fa un padre con i figli. Così il cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano in un’intervista a Vatican News all’indomani dell’udienza natalizia di Francesco alla Curia Romana.

Il cardinale Comastri si sofferma inoltre su come si viva il Natale in Vaticano sull’insegnamento più importante che Papa Francesco sta dando con il suo esempio:

R. – Innanzitutto desidero precisare che le parole del Papa sono sempre un dono, e sono state accolte proprio con il cuore aperto, come i figli che ascoltano la parola del Padre. E ci tengo a precisare che le parole del Papa erano parole di incoraggiamento, anche di lode, di apprezzamento del lavoro della Curia. E’ chiaro che ha anche dato un sollecito a crescere, a migliorare, e questo ogni padre lo fa nei confronti dei suoi figli. Ma il discorso del Papa era più in positivo: la stampa, come sempre, coglie il rimprovero, non coglie invece il positivo che il Papa ha riconosciuto dei suoi collaboratori.

D. – Lei è qui in Vaticano da tanti anni. Come si vive il Natale in Vaticano? Ci può dire anche la sua esperienza?

R. – Io faccio testimonianza del Natale, come lo viviamo nella Fabbrica di San Pietro. Devo dire che i sampietrini sentono il Natale in modo straordinario: per Natale, ci si incontra e ci si abbraccia, ci si incontra e ci si commuove; veramente, ci si sente una famiglia e devo dire che i sampietrini hanno percepito molto questo invito di diventare noi la cura di Betlemme, diventare noi semplici, umili, piccoli perché Gesù nasca in mezzo a noi. E’ un’esperienza bella!

D. – Questo è il quinto Natale di Papa Francesco: cosa la colpisce del modo in cui il Pontefice vive il Natale?

R. – Io ricordo quando, il primo Natale, dissi al Santo Padre: “Sentiamo il profumo di Betlemme”. Possiamo dire che il Papa ha riportato nell’esperienza della Chiesa il profumo di Betlemme e lo stile di Betlemme. A Betlemme tutto era semplice: Dio ama l’umiltà, Dio ama la semplicità, Dio ama la piccolezza. E si può dire che Francesco è sintonizzato sulla lunghezza d’onda di Betlemme: tutto è semplice, attorno al Papa. E nella semplicità si percepisce molto di più la presenza di Dio. Per questo, ringraziamo Papa Francesco che ci ha portato in questa direzione.

D. – Qual è la sua speranza per i pellegrini che si accostano al presepe in Piazza San Pietro, entrano in Basilica, sono qui, nella zona del Vaticano?

R. – Il Bambino di Betlemme è il bambino che ha portato nel mondo un avviso straordinario, perché è nato nell’umiltà, è nato per dirci: “State attenti! Avete tutti dentro un mostro che si chiama orgoglio, e l’orgoglio è un muro che vi impedisce di incontrare Dio e vi impedisce di incontrarvi tra di voi!”. Se buttassimo via un po’ di orgoglio, nel mondo si vivrebbe magnificamente. Gilbert Chesterton, un convertito, disse un giorno: “Se crescesse anche solo di un millimetro il livello dell’umiltà, come si starebbe bene in questo mondo”. Il secondo grande messaggio: insieme all’orgoglio, abbiamo dentro di noi il mostro dell’egoismo che ci fa credere che la felicità si trovi accumulando, raccogliendo, prendendo, moltiplicando i divertimenti … Non è vero. Madre Teresa diceva: “Felicità coincide con bontà”. E’ il cuore buono, il cuore felice. Se diventiamo tutti un pochino più buoni, se buttiamo via un po’ di egoismo, se buttiamo via un po’ di orgoglio, sentiremo anche noi il canto degli angeli e sentiremo la gioia che Maria, Giuseppe e i pastori hanno provato a Betlemme. Questo è l’augurio di Buon Natale!

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