Veglia Pasquale, Francesco: Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, per dirti: “Non avere paura, seguimi”

News - 31 marzo 2018

Ha avuto inizio alle ore 20, 30 di questo Sabato Santo la veglia pasquale presieduta da Papa Francesco. Si tratta della Liturgia cristiana più articolata di tutto l’anno;  con la benedizione della luce e del fuoco nell’atrio e poi la processione, lungo la navata centrale della Basilica di San Pietro per la celebrazione solenne: il Papa avanza con il cero pasquale che acceso richiama il passaggio della Pasqua, dal buio alla luce; tante fiammelle gradualmente, vanno ad illuminare la Basilica di San Pietro, il simbolismo del fuoco si accompagna alla luce ad indicare il calore, l’energia, la potenza sprigionata dalla Resurrezione del Cristo. Il canto solenne dell’Exsultet invade la Basilica ed invita tutti i fedeli ad esultare per il compimento del Mistero Pasquale: “Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore! O notte beata, tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi. Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno…”

Francesco dopo l’omelia ha battezzato 8 adulti, 3 donne e 5 uomini, tra i 28 e 52 anni. Sono 4 italiani, un albanese, un nigeriano, uno statunitense e una peruviana. Al Battesimo è seguito anche il Sacramento della Cresima.

Tra coloro che sono stati battezzati dal Papa c’è anche John Ogah, 31 anni, il nigeriano che a settembre disarmò un rapinatore armato di mannaia che aveva appena messo a segno un colpo in un supermercato di Centocelle, alla periferia di Roma. Al suo fianco il padrino è il capitano Nunzio Carbone, comandante della Compagnia di Roma Casilina, che per primo prese a cuore la sua vicenda personale. Il giovane nigeriano lavora alla Croce rossa di Roma come magazziniere. Cattolico dalla nascita, qualche tempo fa avrebbe espresso il desiderio di ricevere il battesimo da Papa Francesco e stasera quel desiderio si è avverato. Il nome scelto: Francesco.

Al “Gloria” le campane sono state “slegate”: Cristo è risorto! Il Vangelo di Marco con il suo: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui!” risuona in tutta la solennità della sua proclamazione.

Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, ti invita a tornare al tempo e al luogo del primo amore, per dirti: “Non avere paura, seguimi”, così Francesco al termine dell’omelia, breve ma intensa.

Dio irrompe nelle nostre storie e ci chiede di non avere paura; tocca a noi fare la nostra parte dopo le donne dell’annuncio e dopo la pietra del sepolcro:

“Questa celebrazione l’abbiamo cominciata all’esterno, immersi nell’oscurità della notte e nel freddo che l’accompagna. Sentiamo il peso del silenzio davanti alla morte del Signore, un silenzio in cui ognuno di noi può riconoscersi e che cala profondo nelle fenditure del cuore del discepolo che dinanzi alla croce rimane senza parole.
Sono le ore del discepolo ammutolito di fronte al dolore generato dalla morte di Gesù: che dire davanti a questa realtà? Il discepolo che rimane senza parole prendendo coscienza delle proprie reazioni durante le ore cruciali della vita del Signore: di fronte all’ingiustizia che ha condannato il Maestro, i discepoli hanno fatto silenzio; di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite dal Maestro, i discepoli hanno taciuto. Durante le ore difficili e dolorose della Passione, i discepoli hanno sperimentato in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, lo hanno rinnegato, si sono nascosti, sono fuggiti, sono stati zitti.
E’ la notte del silenzio del discepolo che si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano. E’ il discepolo di oggi, ammutolito davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli.
E’ il discepolo frastornato perché immerso in una routine schiacciante che lo priva della memoria, fa tacere la speranza e lo abitua al “si è fatto sempre così”. E’ il discepolo ammutolito e ottenebrato che finisce per abituarsi e considerare normale l’espressione di Caifa: “Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!”
E in mezzo ai nostri silenzi, quando tacciamo in modo così schiacciante, allora le pietre cominciano a gridare e a lasciare spazio al più grande annuncio che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno: “Non è qui. E’ risorto”. La pietra del sepolcro gridò e col suo grido annunciò a tutti una nuova via. Fu il creato il primo a farsi eco del trionfo della Vita su tutte le realtà che cercarono di far tacere e di imbavagliare la gioia del vangelo. Fu la pietra del sepolcro la prima a saltare e, a modo suo, a intonare un canto di lode e di entusiasmo, di gioia e di speranza a cui tutti siamo invitati a partecipare.
E se ieri, con le donne, abbiamo contemplato “colui che hanno trafitto”, oggi con esse siamo chiamati a contemplare la tomba vuota e ad ascoltare le parole dell’angelo: “Non abbiate paura. E’ risorto”. Parole che vogliono raggiungere le nostre convinzioni e certezze più profonde, i nostri modi di giudicare e di affrontare gli avvenimenti quotidiani; specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri.  La tomba vuota vuole sfidare, smuovere, interrogare, ma soprattutto vuole incoraggiarci a credere e ad aver fiducia che Dio “avviene” in qualsiasi situazione, in qualsiasi persona, e che la sua luce può arrivare negli angoli più imprevedibili e più chiusi dell’esistenza.
 E’ risorto dalla morte, è risorto dal luogo da cui nessuno aspettava nulla e ci aspetta, come aspettava le donne, per renderci partecipi della sua opera di salvezza. Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità. Non è qui… E’ risorto! E’ l’annuncio che sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti concreti di carità. Quanto abbiamo bisogno di lasciare che la nostra fragilità sia unta da questa esperienza! Quanto abbiamo bisogno che la nostra fede sia rinnovata, che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione e rinnovati da questo annuncio! Egli è risorto e con Lui risorge la nostra speranza creativa per affrontare i problemi attuali, perché sappiamo che non siamo soli.

Celebrare la Pasqua significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza.
La pietra del sepolcro ha fatto la sua parte, le donne hanno fatto la loro parte, adesso l’invito viene rivolto ancora una volta a voi e a me: invito a rompere le abitudini ripetitive, a rinnovare la nostra vita, le nostre scelte e la nostra esistenza. Un invito che ci viene rivolto là dove ci troviamo, in ciò che facciamo e che siamo; con la “quota di potere” che abbiamo. Vogliamo partecipare a questo annuncio di vita o resteremo muti davanti agli avvenimenti?

Fratelli e sorelle, Non è qui, è risorto! E ti aspetta in Galilea, ti invita a tornare al tempo e al luogo del primo amore, per dirti: “Non avere paura, seguimi”.

 Luisa Loredana Vercillo

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